L'arte di nuotare, nel tempo disteso di una desiderata solitudine
Nuotare, foto Pexels
Immergersi, iniziare a muoversi a distanza di qualche secondo da quel tuffo, ascoltare il proprio corpo e, al tempo stesso, annullare i pensieri esterni tenendo fuori dall'acqua la vita quotidiana, facendo piuttosto riemergere spontaneamente un mondo di memorie che si pensavano dimenticate. Nuotare, e basta, lasciandosi scivolare via, cercando il proprio ritmo, respirando nel mezzo.
Una bracciata dopo l'altra, in una condizione di solitudine desiderata ma dimostrando un talento naturale nel riconoscere i propri simili: "Quando esco dall’acqua mi piace pensare che qualcosa sia davvero cambiato o si possa cambiare. L’acqua ha questo potere: ti rimette al mondo e ti consente di ritrovare lo stesso sguardo rinato nei tuoi simili. È forse per questo che, negli anni, mi è capitato di individuarli ancor prima di parlarci, uno più irresistibile dell’altro. E bastavano poche parole perché la vicinanza si facesse subito sentire, con occhi che luccicavano, nomi di piscine che riaffioravano e sorrisi improvvisi che illuminavano la conversazione", scrive Carola Barbero, docente di Filosofia del linguaggio e della letteratura all’Università di Torino, trasformando le sue riflessioni sul nuoto in una metafora dell'esistenza, anzi, di tante esistenze, di modi di intendere la vita: se da una parte c'è chi nuota semplicemente per tenersi in forma, chi lo fa per disciplina o per abitudine, dall’altra ci sono quelli che nuotano per sentirsi vivi o per raggiungere un obiettivo.
L’arte di nuotare
Tra tuffi e bracciate, L'arte di nuotare, ripubblicato quest'anno da Il Mulino a distanza di dieci anni dalla prima edizione con la casa editrice Il Melangolo, è una raccolta di meditazioni sull'acqua e sul respiro, un saggio che parte dalla consapevolezza che non si tratti di semplice evasione né di uno sport da praticare solo perché fa bene alla salute, ma - azzardando - di un vero e proprio approccio alla vita, di un preciso atteggiamento, prima dentro e poi oltre la piscina, il mare, il lago o il fiume, "perché nuotando si acquisiscono tecniche grazie alle quali possiamo vivere meglio anche una volta fuori dall’acqua".
In questo elemento, che può essere calmo e rilassante oppure violento e minaccioso, ritroviamo echi 'umani' lontanissimi: in Ovidio che, nelle Metamorfosi - "Da dove venga cattiva fama alla fonte Salmàcide ascoltate, e come mai debiliti e snervi le membra a contatto con l’acqua che fluisce lenta. La causa è ignota, notissimo il suo potere" - o nell'omerica Odissea, "in cui il nuoto è sempre collegato alle avversità e alla fatica nella grande navigazione di Ulisse". In ogni caso, puntualizza Barbero, "l’acqua è capace di dare al nuotatore una esperienza immediata del proprio corpo".
Tuffarsi
Nel suo Splash!: 10,000 Years of Swimming (pubblicato dalla casa editrice australiana Allen&Unwin) il nuotatore e giornalista Howard Means rintraccia la storia dell'umanità attraverso l'avventura globale del nuoto, dal primo tuffo ai Giochi Olimpici. David Hockney le ha ben rappresentate: le sue piscine di luce. Specchi d'acqua immobile e limpidissima o con qualche schizzo visibile sotto un trampolino basso in cui, chi osserva, desidera subito lanciarsi.
“Che cosa incredibile i tuffi - scrive Barbero -. Si vola senza avere bisogno delle ali [...] Chi decide di non tuffarsi non sa che cosa si perde e non lo saprà mai, dal momento che non c’è modo migliore di capire che cosa vuol dire volare se non tuffandosi”. Quello del tuffatore di Paestum, sulla lastra di una tomba risalente al 480 - 470 a.C. ritrovata alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, è uno slancio antico che ci raggiunge e si fa metafora del passaggio dalla vita alla morte, dal mondo conosciuto all'ignoto. Nella Caverna dei Nuotatori, scoperta nel 1933 dall'esploratore László Almásy (che ispirò Il paziente inglese), con pittografie che sono state fatte risalire a diecimila anni fa, le figure sembrano nuotare nell’aria (per citare i Marlene Kuntz) ma dimostrano che, in un tempo lontano, nel deserto dell’altopiano di Gilf Kebir, c’era acqua e una vita certamente diversa, inaspettata.
“ Che cosa incredibile i tuffi. Si vola senza avere bisogno delle ali [...] Chi decide di non tuffarsi non sa che cosa si perde e non lo saprà mai, dal momento che non c’è modo migliore di capire che cosa vuol dire volare se non tuffandosi L'arte di nuotare, Carola Barbero
Una liquida pace
Barbero è autrice anche di Nuotare via (Il Mulino, 2024), un saggio che, partendo dall'importanza delle parole - dal verbo nuotare, "semplice e amichevole" ma con una profonda spiritualità che mal sopporta la rigida definizione di sport -, si connette persino al tema universale e complesso dell'amore, a una poesia di Patrizia Cavalli citata dall'autrice stessa: "io non ti tocco, no, neanche ti sfioro / ma nel tuo corpo mi sembra di nuotare", perché quando si ama, spiega, in un certo senso si nuota nell'altro.
Si può nuotare per puro piacere, per mettersi alla prova o, ancora, per raggiungere un traguardo, come Eileen, protagonista de La traversata di Boris Biancheri (Adelphi), "una strana ragazza" che nell'acqua si sente a proprio agio ("una liquida pace senza pensieri la avvolgeva e la seguiva nella sua nuotata") e che, accettata la sfida di una giornalista inglese, si allena per attraversare la Manica a nuoto, in solitaria.
“ Il sentirsi avvolto e sostenuto da quell’acqua verdognola gli sembrava non tanto un piacere quanto un ritorno a una condizione naturale Il nuotatore, John Cheever
Perché nuotiamo
Il punto interrogativo non c'è, il titolo può indurre a farsi qualche domanda o fornire una risposta, il dubbio sui propositi resta: Perché nuotiamo di Bonnie Tsui (66than2nd) e Nuotare. Perché amiamo l'acqua di Lynn Sherr (Ultra edizioni) un invito all'approfondimento. Scrive Tsui: "Perché mai nuotiamo se l'evoluzione ci ha plasmato in maniera tale da eccellere sulla terra? Naturalmente è questione di sopravvivenza: a un certo punto, nuotare ci ha aiutato a passare da un lago preistorico all'altro e a metterci in salvo dai predatori; a immergerci per stanare molluschi più grandi e attingere così a nuove risorse alimentari; ad arrischiarci per gli oceani e abitare nuove terre; a destreggiarci tra pericoli acquatici di ogni sorta e a considerare il nuoto come fonte di gioia, piacere, successi. Fino ad arrivare, oggi, a parlare della ragione per cui nuotiamo", ricercando ciò che dell'acqua seduce, nonostante le insidie. "Non tutti sono nuotatori, ma tutti hanno la propria storia di nuoto da raccontare".
Il nuoto per sopravvivere, il nuoto per provare piacere, il nuoto per meditare, il nuoto per allontanare i pensieri, infine il nuoto per superare i propri limiti, per gareggiare e provare a vincere. "Come accade sempre prima di una competizione, stanotte ho fatto fatica a addormentarmi, non è la tensione a tenermi sveglia, ma la voglia di gareggiare e di vedere dove mi porteranno le tante ore che ho speso ad allenarmi. Per quanto mi diverta in vasca, e per quanto ogni giorno i tempi continuino a farmi vedere i miglioramenti, l’unico verdetto è la gara". Con la testa sott'acqua di Cristina Chiuso (add editore) racconta il mondo visto da chi nuota, svelando l’intenso rapporto con l'acqua di una nuotatrice, già capitana della nazionale italiana, oggi insegnante e giornalista. Memorie e riflessioni di chi nuota per competere. Ne Il peso dell'acqua (Mondadori) Gregorio Paltrinieri racconta l'impresa che lo ha portato a vincere l'oro olimpico nei 1500 metri a stile libero a Rio 2016, tra passione, sacrificio e disciplina. Oro è la biografia di Federica Pellegrini (La nave di Teseo), la duecentista più forte della storia del nuoto: "Quando vedo il tabellone prendo a schiaffi l’acqua della piscina: sì, stavolta ce l’ho fatta! Incrocio lo sguardo di Alberto e scoppiamo a piangere come due scemi. Oro e nuovo record del mondo".
Il nuoto illustrato diventa poesia
Anche gli albi illustrati raccontano di tuffi, bracciata e avventure nell'acqua. La piscina, silent book di Ji Hyeon Lee, pubblicato dalla casa editrice Orecchio acerbo, già citato in un recente approfondimento de Il Bo Live dedicato ai libri senza parole, racconta attraverso le sole immagini una giornata di tuffi e incontri in piscina, alla scoperta di un piccolo universo acquatico. Il nuotatore, invece, parte dal sogno di uno scrittore che, dormendo, vede un ragazzino impegnato a mettere alla prova se stesso nello stagno di una vecchia cava. Ha paura e i suoi timori sono anche quelli dello scrittore, che non ama le profondità e non sa nuotare: alla fine il ragazzo si rivelerà essere una creatura marina. Scritto da Paolo Cognetti per Mara Cerri, che l'ha illustrato, il libro è pubblicato sempre da Orecchio acerbo. Infine, vincitore del National Book Critics Circle Award per l'autobiografia nel 2012, Swimming Studies di Leanne Shapton (Picador), autrice, artista, illustratrice, art editor per The New York Review of Books, ritrae il nuoto come un'esperienza capace di plasmare le nostre vite in ogni ambiente.
In fondo al mare
"Quando ripenso alla mia storia mi piace immaginarla come un lungo tuffo nel blu, verso profondità sempre nuove e meravigliose". Apnea è il titolo del libro scritto da Alessia Zecchini, pubblicato da Il Saggiatore. Una delle migliori apneiste al mondo accompagna lettrici e lettori in un viaggio nelle profondità del corpo e dell'oceano. Un amore profondo per il mare, quello di Zecchini, che non corrisponde però a quello per la piscina che, invece, detesta: "Come tanti genitori, anche i miei mi avevano iscritto a nuoto, una volta iniziata la scuola, a sei anni - scrive -. [...] Odiavo tutto della piscina: l'acqua con quell'odoraccio di cloro (vuoi mettere la salsedine?), i bordi lisci e freddi della vasca, il tetto sopra la testa, le urla degli altri bambini e degli istruttori che rimbombavano, quei maledetti braccioli stretti sotto le spalle. Non sopportavo la sensazione di pesantezza dell'acqua dolce, la sua insulsa inconsistenza, la sua incapacità di tenermi a galla. L'acqua del mare ti culla, ti prende in braccio, senti perfettamente il tuo corpo andare a tempo con le onde del mare".
“ Non tutti sono nuotatori, ma tutti hanno la propria storia di nuoto da raccontare". Perché nuotiamo, Bonnie Tsui
“ Il nuotatore guarda il suo futuro solo quando ha fatto qualche bracciata I nuotatori, Joaquín Pérez Azaústre
Romanzi e racconti
L'acqua, il nuoto e la figura del nuotatore/nuotatrice attraversano le pagine di romanzi e racconti. Il nuotatore (Feltrinelli) è un racconto del 1964 scritto da John Cheever, un classico della letteratura americana, e si offre come metafora del fallimento esistenziale, dello scorrere spietato del tempo, seguendo il graduale ma rapidissimo crollo fisico, mentale, sociale del protagonista. Estate, in un benestante sobborgo della contea di Westchester, a New York, un uomo di successo e in perfetta forma, sorseggia un drink a bordo piscina, si chiama Neddy Merrill e decide di nuotare fino a casa seguendo però un percorso alternativo alla classica strada: vuole farlo attraversando le piscine dei vicini, creando un fiume immaginario che collega tutte le vasche e a cui dà il nome della moglie: fiume Lucinda. Da una piscina all'altra, mano mano che il protagonista procede nella sua traversata, l'atmosfera si trasforma e l'iniziale entusiasmo lascia il posto alla fatica, al freddo e, lentamente, al disfacimento e a un senso di fine che avvolge ogni cosa.
Altri libri utilizzano il nuoto per raccontare altro: Nuotare, fluttuare, volare di Daniel Glattauer (Feltrinelli), 22 vasche di Caroline Wahl (Neri Pozza), Nuoto libero di Julie Otsuka (Bollati Boringhieri), A nuoto verso casa di Deborah Levy (Garzanti), Quest'ora sommersa di Emiliano Poddi (Feltrinelli), che racconta l'incontro e il confronto che si consuma sott'acqua tra la fotografa e regista Leni Riefenstahl, figura controversa strettamente legata alla figura di Hitler, e la biologa marina Martha Krems: un romanzo sulla difficoltà di comunicare di due donne diverse per età, origini, indole e morale. La cerimonia del nuoto di Valentina Fortichiari (Bompiani), autrice che da sempre nuota e di questa passione scrive, propone racconti e suggestioni attraversati dall'acqua attraverso una esperienza emozionante e immersiva nel mare che accoglie creature marine, animali e storie di esseri umani. Fortichiari ha scritto anche Lezione di nuoto (Guanda), la storia di Colette, del figliastro Bertrand (e di lunghe nuotate solitarie) ambientata nell'estate del 1920. I nuotatori di Joaquín Pérez Azaústre (Codice) racconta infine la storia di Jonas, fotografo in crisi creativa e personale, per il quale nuotare non è solo una passione ma una sorta di meditazione e isolamento dal mondo, un tentativo di silenziare i rumori di una Madrid caotica e concentrarsi sul proprio corpo. All'improvviso, però, quella condizione di solitudine cercata si trasforma in perdita perché le persone iniziano a sparire, prima tra tutti la madre, che scompare senza lasciare traccia, così i nuotatori della piscina che Jonas frequenta. Si crea un vuoto, la città si spegne e la domanda sorge spontanea nella mente del protagonista: svanirò anch'io?
"Mi spoglio allegro/ Ed entro in acqua/ Deciso a tornare a casa/ Una vasca dopo l’altra/ Chiedendo il permesso ai vicini". Il nuotatore dei Massimo Volume (canzone e album) prende ispirazione dal racconto di Cheveer