SOCIETÀ

Bulgaria, trionfa l’ex presidente Radev: “Mai più corruzione e oligarchi”

La fragilità politica della Bulgaria, con 8 elezioni generali in appena 5 anni, potrebbe rapidamente volgere al termine con la vittoria schiacciante alle elezioni parlamentari appena ottenuta dell’ex presidente Rumen Radev (si era dimesso, dopo 9 anni, lo scorso gennaio proprio per partecipare alla tornata elettorale da leader del partito “Bulgaria Progressista”). Radev, 62 anni, ex generale dell’aeronautica e ancor prima pilota di caccia Mig-29, che ha fatto della lotta alla corruzione e all’oligarchia il suo mantra (in passato aveva più volte definito la Bulgaria come un paese governato da mafiosi) ha conquistato oltre il 44% dei consensi e, quel che più conta, la maggioranza dei seggi in Parlamento: il che dovrebbe consentirgli di governare senza dover stringere pericolosi accordi con altre formazioni minori. Lontanissima la coalizione di centrodestra GERB-UDF dell’ex primo ministro Boiko Borissov (l’ultimo governo di centrodestra era stato costretto alle dimissioni dopo le enormi proteste di piazza guidate dagli studenti universitari, lo scorso dicembre), che ha raggiunto appena il 13% dei consensi. Un risultato che fotografa la sfiducia dell’elettorato bulgaro verso la classe politica nel suo insieme; con Radev che, pur non essendo una novità assoluta, è riuscito a capitalizzare lo scontento degli elettori. Con l’affluenza che è tornata a superare il 50%, un dato che non si raggiungeva dal 2021 e che la dice lunga sulla percezione della sfiducia. “Abbiamo sconfitto l’apatia - ha commentato l’ex presidente a caldo, dopo la diffusione dei primi risultati - ma la sfiducia verso i politici rimane, e resta molto lavoro da fare. Questo è soltanto il primo passo”.

La sintonia con il Cremlino

Una vittoria che se da un lato fa parzialmente chiarezza all’interno dei confini della Bulgaria, piccolo stato dell’Europa sud orientale, con il Danubio a tracciare il confine nord con la Romania, che dal 2007 fa parte dell’Unione Europea e che da quest’anno ha introdotto l’Euro come moneta ufficiale, apre al tempo stesso enormi interrogativi proprio all’interno dell’UE, soprattutto per le esplicite sintonie di Radev con il Cremlino, e per la sostanziale contrarietà a continuare a offrire aiuti militari all’Ucraina. I suoi detrattori lo paragonano a Viktor Orbàn, il controverso ex primo ministro ungherese che proprio settimana scorsa ha perso il suo trono dopo 16 anni di dominio assoluto, definendolo “sovranista” proprio per la sua tendenza a non omologarsi a prescindere sulle posizioni dell’Unione Europea. Radev chiede, ad esempio, che siano riallacciati i rapporti commerciali e diplomatici con Mosca: sostanzialmente vorrebbe porre fine alle sanzioni per riattivare il flusso di gas e petrolio russo, a prezzi competitivi, verso l’Europa. “C’è bisogno di un nuovo pensiero critico e di un maggiore pragmatismo”, ha più volte spiegato Radev. “L’Europa rischia di cadere vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo senza più regole. Se vogliamo che l’Europa abbia autonomia strategica, deve ristabilire la sua competitività e fermare il processo di deindustrializzazione: perché senza risorse energetiche non possiamo parlare di competitività”. Radev è contrario anche all’invio di armi in Ucraina (“La Bulgaria è un paese povero, non ha interesse a pagare per armi e finanziamenti a Kiev”) e ha criticato il patto di difesa decennale firmato lo scorso 30 marzo dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il primo ministro bulgaro a interim Andriy Gyurov. Radev è convinto che non la via delle armi, ma quella del dialogo, sia l’unica che possa far terminare la guerra tra Russia e Ucraina. Ma ha tenuto a ribadire che la Bulgaria “si sforzerà di proseguire sulla sua via Europea”. E che comunque non ha intenzione di usare la strategia del veto sulle decisioni di Bruxelles. 

Parole concilianti, che al momento sembrano bastare per tranquillizzare Bruxelles. Con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che nel fare le congratulazioni a Radev per la vittoria alle elezioni parlamentari ha ribadito: “La Bulgaria è un orgoglioso membro della famiglia Europea e svolge un ruolo importante nell’affrontare le nostre sfide comuni”. Eppure è come se attorno al prossimo capo del governo bulgaro aleggiasse un velo di ambiguità e di diffidenza non ancora risolta. Il Robert Lansing Institute, un centro studi americano con sede nel Delaware, nel presentare la tornata elettorale lo ha così definito: “Un noto populista filorusso, che durante la sua presidenza ha ripetutamente tentato ripetutamente di bloccare i pacchetti di aiuti militari all’Ucraina tramite veti presidenziali, anche se poi il parlamento, sostenuto da una maggioranza filo-europea, riuscì a superarli. È considerato un lobbista degli interessi di Gazprom, cosa che si riflette negli sforzi per ostacolare la costruzione di interconnessioni con Grecia e Romania, preservando così il monopolio del gas russo sul mercato bulgaro per anni. Se diventerà primo ministro, ci si aspetta che avvii una "revisione pragmatica" dei contratti sul gas, con l’obiettivo potenziale, con il pretesto di stabilizzare i prezzi nell’Eurozona, di ripristinare gli acquisti diretti dalla Russia. Se dovesse arrivare al potere, Radev potrebbe avvicinarsi a uno scontro aperto con Bruxelles sulla riduzione della dipendenza dall’energia russa e potrebbe usare i poteri di veto come strumento di pressione per indebolire l’unità Europea e legittimare gli interessi russi all’interno dell’Unione Europea. Una tale strategia potrebbe trasformare la Bulgaria in un membro dirompente dell’UE, capace di bloccare decisioni chiave su importanti questioni di sicurezza”. Nella pratica, dopo l’uscita di scena di Orbàn, potrebbe essere lui la nuova “carta” nelle mani del Cremlino per influenzare le politiche dell’UE. 

Eppure questa presunta simmetria ideologica tra Radev e Orbàn non sembra, almeno ancora, prevalere nelle analisi degli esperti. Ne è convinta la sociologa Evelina Slavkova, del centro di ricerca bulgaro Trend, che interpellata dall’Associated Press ha commentato: “Non credo che Radev tenterà di far rientrare la Bulgaria nell’ambito dell’influenza della Russia. Il nostro paese è riuscito, nonostante tutti gli ostacoli e le divergenze tra alcuni politici, a costruire un insieme di strumenti molto importante che mantengono la Bulgaria sulla giusta strada. L’adesione del paese alla NATO e all’Unione Europea, così come l’ingresso nello spazio Schengen e nell’area dell’Euro, sono strumenti che ci permettono di stare molto più a nostro agio”. Come anche un alto diplomatico dell’Unione Europea, che in cambio dell’anonimato, ha così commentato l’elezione bulgara al quotidiano Politico: “Radev non è affatto simile a Orbán come forza dirompente. Lui e altri, come anche il primo ministro slovacco Robert Fico, non si avvicinano minimamente a Orbàn per esperienza, tenacia e rete di contatti e di idee”. 

Corruzione, magistratura, economia

Il tempo dirà se dietro la figura di Rumen Radev c’è davvero un gioco di fumo e di specchi. Perché, come ha commentato l’ex primo ministro Borissov, “un conto è vincere le elezioni, un altro è governare”. Come dire: prima o poi quell’ambiguità dovrà essere risolta. Intanto Radev si gode la vittoria (“Ha vinto la speranza contro la sfiducia, la libertà contro la paura”) e comincia a tracciare le linee di quella che sarà la sua azione politica, a partire dal ripristino di una magistratura non più inquinata dalla corruzione e dall’asservimento al potente di turno. Tra i primi atti ci saranno di certo le elezioni di un nuovo Consiglio Supremo Giudiziario e di un nuovo Procuratore Generale, entrambi mandati scaduti da tempo. Poi naturalmente c’è da affrontare la questione economica, in un paese di 6,7 milioni di abitanti che ha dominato a lungo le classifiche per il più alto “rischio di povertà” nell’Unione Europea (l’ultima rilevazione del 2023 stimava un 21,7% di popolazione al di sotto della soglia di povertà). E che ora si trova a gestire le “scosse di assestamento” dovute all’adozione dell’Euro, con un brusco aumento dei prezzi immobiliari e un’inflazione che si attesta attorno al 4%, ben superiore alla media del 2,5% dell’Eurozona. Come riassume Konrad Wolfenstein, fondatore di Xpert.Digital: “La Bulgaria si trova a un punto di svolta. Entrare nell’Eurozona non è una garanzia di prosperità automatica, ma piuttosto un biglietto per una competizione economica più impegnativa. Le sfide sono molteplici: modernizzare l’amministrazione pubblica, combattere la corruzione, espandere le infrastrutture e aumentare la produttività. Se il governo riuscirà a attuare costantemente l’agenda di riforme e ad assorbire efficacemente i fondi dell’UE, la Bulgaria potrebbe diventare uno dei mercati in crescita più dinamici d’Europa. Tuttavia, se le riforme fallissero ancora una volta a causa di calcoli politici e debolezze istituzionali, il paese rischia di rimanere permanentemente in fondo alla scala della prosperità europea, nonostante la sua appartenenza all’Euro. I prossimi anni mostreranno se l’adesione all’Euro sarà davvero il catalizzatore per il promesso processo di recupero o se migliorerà semplicemente esteticamente la facciata di un’economia in disperata necessità di ristrutturazione”.

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