SOCIETÀ

Cosa non abbiamo imparato dai processi del G8 di Genova

Quasi 300mila persone parteciparono, nel luglio 2001, alle manifestazioni del Genoa Social Forum contro il G8 che si teneva in città e la netta spinta verso una globalizzazione neoliberista promossa dai cosiddetti grandi della terra. 

Nel corso dei quattro giorni, con il pretesto di contrastare gli episodi di violenza compiuti dai Black Bloc, un gruppo di attivisti in larga parte provenienti dal Nord Europa, che agiva in modo violento e completamente slegato dal movimento che aveva organizzato le manifestazioni, le forze dell'ordine ricorsero a un uso indiscriminato della forza contro manifestanti, giornalisti e osservatori. 

I cortei furono attaccati, anche se pacifici e rispettosi degli accordi con la Questura sui percorsi previsti. Venerdì 20 luglio nel tardo pomeriggio, un proiettile sparato da una camionetta dei carabinieri uccise il 23enne Carlo Giuliani. Il giorno successivo, il corteo massiccio fu caricato in più punti e migliaia di persone, di tutte le età e condizioni, furono aggredite, picchiate, in modo molto violento, dalle forze dell’ordine. La sera di sabato 21 luglio, un blitz alla scuola Diaz si concluse con un massacro vero e proprio di manifestanti, attivisti e giornalisti, anche di diverse testate internazionali, che dormivano in quella sede. Le persone arrestate furono poi portate nella caserma di Bolzaneto dove furono soggette ad altri maltrattamenti e vere e proprie torture

Fu chiaro fin da subito che sarebbero stati avviati diversi procedimenti giudiziari. Pochi giorni dopo il G8 nacque il Genoa Legal Forum, una rete di oltre 150 avvocati sostenuta da una segreteria e da un elevato numero di volontari che raccolsero sistematicamente, organizzarono, visionarono, catalogarono e digitalizzarono migliaia di fotografie, ore e ore di video e di registrazioni audio, a supporto dei legali. In tutti questi anni, man mano che le testimonianze sono state pubblicate, e in molti hanno raccontato questa storia in tutte le lingue, si è parlato di notte della democrazia, di sospensione dello stato di diritto, di sospensione della Costituzione. 


Leggi anche: Percorsi. Il G8 di Genova, venticinque anni dopo. Per chi lì, in quei giorni, non c’era


Come sono andati i processi? Cosa si è riusciti ad accertare in sede giudiziaria e cosa non è stato possibile portare in tribunale? L’abbiamo chiesto a Fabio Sommovigo, avvocato penalista, che è entrato a far parte del Genoa Legale Forum poco dopo i fatti del G8 come membro del Collegio di difesa dei 25 manifestanti (vedi qui sotto) e ha poi seguito le vicende giudiziarie in tutti questi anni.

Partiamo dai processi. Quali sono stati i principali procedimenti giudiziari nati dopo il G8 di Genova?

"I principali procedimenti sono stati tre. Due hanno riguardato gli abusi commessi dalle forze dell'ordine: il processo per la scuola Diaz e quello per la caserma di Bolzaneto. Il terzo è stato il cosiddetto Processo dei 25, nei confronti appunto di 25 manifestanti e incentrato soprattutto sull'accusa di devastazione e saccheggio. Accanto a questi ci sono stati numerosi altri procedimenti minori, legati a singoli episodi o a contestazioni specifiche, ma i tre grandi processi sono stati questi.

Quello che è mancato, invece, è un procedimento complessivo sui comportamenti e la gestione dell'ordine pubblico in piazza, durante il G8. Non c'è mai stato un processo che affrontasse nel suo insieme le responsabilità e le modalità con cui furono gestite le piazze di Genova."

È mancato anche il processo per la morte di Carlo Giuliani freddato da un proiettile proveniente da una camionetta dei Carabinieri in piazza Alimonda durante gli scontri di venerdì 20 luglio

"Tecnicamente, il processo non si è fatto perché c’è stata un’archiviazione. Nel corso delle indagini preliminari c’è stata un’accelerazione, anche inconsueta, nella produzione di consulenze e perizie da parte della Procura. La Procura ha poi richiesto l’archiviazione, ritenendo che il carabiniere Mario Placanica, che era il principale indagato, avesse agito in una situazione riconducibile alla legittima difesa. I dubbi, dal nostro punto di vista, erano diversi. La famiglia di Carlo Giuliani, che naturalmente si era opposta, si è poi rivolta alla Corte europea dei diritti dell'uomo, ma la sentenza finale del 2011 ha confermato il corretto svolgimento e l’esito dell’indagine italiana."

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Che cosa hanno accertato le sentenze sulla scuola Diaz?

"Le sentenze sono ormai tutte definitive. Nel processo Diaz sono state confermate numerose condanne in giudicato. Una parte delle condanne è in parte prescritta, per i reati di lesioni. Sono invece diventate definitive e passate in giudicato le condanne per i falsi. Mi riferisco soprattutto alla falsificazione dei verbali relativi al presunto ritrovamento delle molotov e di altri reperti, poi esibiti in questura, oltre ad altri atti e certificazioni falsi prodotti dopo l'irruzione nella scuola. Trattandosi di reati con pene massime più elevate rispetto alle lesioni, non sono andati prescritti ed è stato possibile arrivare a sentenze definitive di condanna,  confermate dalla Cassazione."

E che cosa è emerso dal processo Bolzaneto?

"Anche in quel caso si è arrivati a condanne definitive, con molti reati che si sono prescritti. Ci sono state in questo caso anche delle condanne in sede europea, per il mancato implemento del reato di tortura nell’ordinamento giudiziario italiano (vedi oltre, ndr). La stessa Corte di cassazione aveva parlato di fatti riconducibili alla tortura, ma si trattava di un reato che in quel momento non era ancora previsto dal nostro ordinamento. 

Quindi si tratta di condanne passate in giudicato che hanno attestato comportamenti di violenza, e sostanzialmente di tortura per molti versi, nella gestione delle relazioni con le persone arrestate e portate in caserma. Va ricordato peraltro che molte delle persone trasferite a Bolzaneto erano state arrestate illegittimamente. Infatti, numerosi arresti non furono convalidati e molti degli arrestati non sono mai stati condannati per i reati che avevano giustificato il loro fermo."

Il cosiddetto "processo dei 25" è invece quello che vede sotto accusa i manifestanti per reati di devastazione e saccheggio. Di che si tratta e cosa ha stabilito? 

"Si tratta di un processo nei confronti di diversi manifestanti che hanno partecipato alle manifestazioni soprattutto venerdì 20 e sabato 21 luglio. Sono stati riconosciuti colpevoli, e dunque condannati per devastazione e saccheggio, dieci di questi venticinque imputati. Per gli altri, è stata esclusa la devastazione, e i reati riqualificati, come resistenza o danneggiamento, per esempio, sono stati prescritti. 

Ma quella sentenza contiene anche un passaggio molto importante, che dice qualcosa sull’accertamento dei comportamenti delle forze dell’ordine nella gestione dell’ordine pubblico. Per una parte di quei comportamenti di danneggiamento o resistenza, infatti, sia il Tribunale di primo grado sia la Corte d'appello hanno riconosciuto che, in un preciso luogo e in un determinato arco temporale, alcune reazioni delle resistenze anche violente che i manifestanti hanno tenuto in quel contesto, erano legittime perché costituivano una risposta ad atti arbitrari compiuti da pubblici ufficiali.

In altre parole, i giudici hanno ritenuto che alcuni comportamenti di una parte delle forze dell'ordine fossero illegittimi, violenti, ingiustificati. In alcuni casi li hanno definiti persino criminosi. Di conseguenza hanno stabilito che alcune reazioni, purché proporzionate e finalizzate a riconquistare uno spazio di manifestazione o a difendersi da quelle condotte, non fossero penalmente punibili.

È uno dei pochissimi passaggi in cui una sentenza affronta direttamente la gestione dell'ordine pubblico nelle piazze del G8."


Su ricorso dell’attivista 62enne vicentino Arnaldo Cestaro, tra le persone più gravemente ferite durante l’irruzione alla Diaz, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato nel 2015 l'Italia, riconoscendo le violenze subite come torture e contestando l'assenza del reato di tortura nel nostro codice penale. Nel 2017 Strasburgo ha esteso la condanna per altre 29 vittime della Diaz, e analoghe decisioni sono state prese sui fatti di Bolzaneto. Pochi giorni dopo quest'ultima sentenza, il Parlamento italiano ha approvato la legge che ha introdotto il reato di tortura. Nel 2021 la Corte europea ha invece dichiarato irricevibili i ricorsi presentati da alcuni poliziotti condannati per l'irruzione alla Diaz. 

Sull’introduzione del reato di tortura in Italia leggi anche: Il reato di tortura in Italia e la dignità umana nelle carceri


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Ci sono stati anche altri sviluppi processuali legati a quella sentenza?

"Sì. Il Tribunale trasmise gli atti alla Procura ipotizzando il reato di falsa testimonianza nei confronti di alcuni comandanti di polizia e carabinieri. Secondo i giudici, alcuni ufficiali avevano giustificato le cariche contro un corteo pacifico, addirittura nel tratto comunicato alla Questura, sostenendo che dai manifestanti fossero partiti lanci di pietre, bottiglie e perfino molotov e dunque i carabinieri sarebbero stati in pericolo. La documentazione video e fotografica raccolta durante il processo dimostrò invece che quelle ricostruzioni non corrispondevano ai fatti.

Quei procedimenti, però, non arrivarono mai a processo. I reati di falsa testimonianza, che pure non hanno una prescrizione brevissima, si prescrissero già durante la fase delle indagini preliminari, perché la Procura non esercitò l'azione penale che era stata ordinata dal Tribunale.

La Procura di Genova che ha gestito tutti questi processi, e che era peraltro in larga parte afferente all’area di Magistratura democratica, ha sostenuto con molta passione, impeto e competenza l’accusa nei processi Diaz e Bolzaneto, dove furono contestati gli abusi delle forze dell'ordine. Nel processo contro i manifestanti, invece, la Procura si è allineata con la ricostruzione e la tesi proposta dalle forze dell’ordine sulla gestione della piazza, accusando i manifestanti. Così anche quando il Tribunale trasmise gli atti per falsa testimonianza, non è mai stata esercitata l’azione penale e quei procedimenti rimasero fermi fino alla prescrizione." 

Quando si sono conclusi questi procedimenti?

"Il primo a concludersi è stato il Processo dei 25, chiuso nel 2009. Un po’ dopo si sono conclusi Diaz (sentenza definitiva di Cassazione nel 2012) e Bolzaneto (sentenza definitiva nel 2013), e poi c’è stata una coda di procedimento di accusa nei confronti del capo della polizia, Gianni De Gennaro, conclusa con un'assoluzione. Il procedimento riguardava intercettazioni di comunicazioni tra i vertici della polizia in merito alle testimonianze da rendere nel processo Diaz."


Puoi leggere i documenti legali e le sentenze qui:

Processo ai 25 manifestanti - https://processig8.net/25.html

Processo Diaz - https://processig8.net/Diaz.htmlsentenza Cassazione

Processo Bolzaneto - https://processig8.net/Bolzaneto.htmlsentenza Cassazione 

L'archivio completo dei materiali processuali e di tutti i materiali documentativi è mantenuto presso il Centro di documentazione dei movimenti “Francesco Lorusso – Carlo Giuliani”, Spazio libero autogestito Vag61 a Bologna


Che cos'era il Legal Forum e quale ruolo ebbe durante il G8?

"All’epoca, subito dopo il G8, si è costituita una segreteria legale composta da decine e decine di avvocati, ma anche da tecnici e volontari che si sono studiati i video e le fotografie, i documenti e le testimonianze in rete, provenienti da centinaia e migliaia di persone, comparandoli e sovrapponendoli per effettuare ricostruzioni meticolose. Ad esempio, il successo della ricostruzione nel processo dei 25 rispetto ai comportamenti e alle falsità dette dalle forze dell’ordine sulle dinamiche di piazza, è stato possibile grazie al lavoro di questo gruppo coordinato che nessuno di noi sarebbe stato in grado di gestire autonomamente.

Il lavoro della rete oggi rimane, e addirittura si sta tentando ora di costituire una rete di resistenza legale e di coordinamento delle varie attività processuali che hanno a che fare con i movimenti sociali e politici, che oggi pure presentano caratteristiche molto diverse. L’idea è quella di provare a creare un coordinamento, anche su scala italiana, per elaborare ad esempio ipotesi difensive coordinate."

A venticinque anni dal G8 di Genova, qual è l'eredità di quelle vicende sul piano del diritto e delle istituzioni?

"Purtroppo credo che l'eredità sia tutta in termini negativi. Dal punto di vista della struttura, dell’organizzazione delle forze dell’ordine non è cambiato nulla, nemmeno durante la gestione dei governi di centrosinistra. Anzi, i segnali sono tutti di segno diverso. È stata una scelta precisa: non fare nulla e allinearsi ideologicamente con le forze dell’ordine. Per esempio, non sono mai stati nemmeno introdotti i codici identificativi degli agenti durante la gestione della piazza, che sarebbe stata una misura minima. Non si sono presi provvedimenti nei confronti dei responsabili se non quando sono diventati obbligatori in conseguenza delle sentenze passate in giudicato. 

Non abbiamo assistito a una revisione complessiva e riorganizzazione delle forze dell’ordine. Non si è fatta nessuna riflessione sulla struttura democratica, sul rispetto dei diritti civili fondamentali, anche nella loro formazione. Non sono state riviste le modalità di gestione dell'ordine pubblico, con norme chiare e cogenti. Tanto che ancora in questi giorni abbiamo procedimenti in corso per lesioni associate allo sparo di lacrimogeni ad altezza d'uomo. L'attuale governo ha poi ulteriormente ampliato i poteri di riduzione delle potenziali conseguenze dell’azione energica e anche violenta delle forze dell’ordine nella gestione della piazza, aumentando le loro tutele. 

In più è cambiato poco anche sul piano dell’atteggiamento della magistratura. Non c’è stato alcun approfondimento di critica, maggior controllo o diffidenza nei confronti dell’operato investigativo delle forze dell’ordine durante le indagini sui movimenti sociali e politici." 

Potremmo dunque trovarci ancora oggi nella stessa situazione del G8 di Genova?

"Una situazione come quella del G8 di Genova non è più riproducibile. Non lo è, però, perché non c’è un movimento di quella dimensione in grado di generare una situazione simile. 

Ma le dinamiche di funzionamento delle forze dell’ordine, di autoprotezione, di rappresentazione della realtà, e anche del contesto dei rapporti tra forze dell’ordine, magistratura e politica, non sono cambiate. Anzi, forse è ancora più facile oggi in un certo senso proteggere le forze dell’ordine da alcune scelte discutibili di gestione della piazza. Perfino contando sull’opinione pubblica, che pare meno pronta a scandalizzarsi rispetto a quella di venticinque anni fa.

La struttura della democrazia italiana non è cambiata in meglio da nessun punto di vista rispetto a quel momento storico e a fatti come il G8 di Genova." 

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