Dalla Luna come meta alla Luna come base: il piano operativo della NASA
Un rendering della futura base sulla Luna. Foto: NASA
Costruire una presenza permanente sulla Luna non è la stessa cosa che andarci. È una distinzione apparentemente ovvia, ma che per decenni ha occupato un posto secondario nella pianificazione spaziale americana, dove la logica della missione singola — partire, esplorare, tornare — ha continuato a prevalere anche dopo che la tecnologia aveva reso pensabile qualcosa di più ambizioso. Con la conferenza stampa tenuta il 26 maggio 2026 al quartier generale della NASA a Washington, quell'impostazione è definitivamente cambiata. L'agenzia ha presentato le prime tre missioni robotiche del programma Moon Base, assegnato nuovi contratti per i futuri veicoli lunari, dato aggiornamenti sul lander lunare cargo realizzato da Blue Origin e delineato i prossimi passi del programma Artemis.
Il contesto in cui si inserisce questa conferenza è quello di un programma che ha appena superato una delle sue tappe più attese. L'equipaggio di Artemis II, composto dagli astronauti della NASA Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch e dal canadese Jeremy Hansen, è rientrato sulla Terra a inizio maggio dopo quasi dieci giorni di missione, percorrendo circa 406.000 chilometri nella traiettoria che li ha portati a circumnavigare la Luna senza atterrarvi. Era la prima volta in più di mezzo secolo che degli esseri umani si avvicinavano alla Luna.
Una logica modulare per le prime tre missioni
Da qui il passo successivo è la permanenza sulla Luna. Già immediatamente dopo il successo di Artemis II, la NASA aveva annunciata, in pompa magna, l’obiettivo audace di una base lunare permanente, dicendo addio al progetto della stazione spaziale orbitante lunare. Ora si entra nella fase operativa con una sequenza di missioni robotiche senza equipaggio, ciascuna progettata per ridurre i rischi e accumulare dati in vista delle operazioni con equipaggio. La NASA ha annunciato tre missioni che si dispiegheranno nel corso del 2026 e che rappresentano, nelle parole dell'amministratore Jared Isaacman, "il primo avamposto dell'umanità su un altro corpo celeste".
La prima, denominata Moon Base I, è prevista non prima dell'autunno 2026 e utilizzerà il lander Blue Moon Mark 1 Endurance di Blue Origin (la compagnia di Jeff Bezos, ex CEO di Amazon, in competizione con SpaceX di Elon Musk anche per la navicella d’atterragio che porterà l’equipaggio di Artemis IV sulla Luna) per consegnare strumenti scientifici sulla Shackleton Connecting Ridge, una formazione geologica vicina al polo sud selezionata come area di atterraggio prioritaria per le successive missioni con equipaggio. A bordo ci saranno telecamere stereo per lo studio degli impatti dei propulsori sulla superficie lunare e un sistema di retroriflettori laser, strumenti progettati per aiutare i veicoli in orbita a determinare la propria posizione con maggiore precisione. La scelta del sito non è casuale: dimostrare capacità di atterraggio nella regione del polo sud è una precondizione operativa per le missioni Artemis IV del 2028.
La seconda missione, Moon Base II, è programmata per il tardo 2026 e prevede il trasporto di oltre 500 chilogrammi di carico a bordo del lander Griffin di Astrobotic, incluso il rover FLIP sviluppato dall'azienda californiana Astrolab. L'obiettivo è affinare i sistemi di mobilità che serviranno per le operazioni future dei veicoli lunari con equipaggio: comprendere come si muovono, si orientano e si sostengono (o deteriorano) nel tempo i veicoli sul nostro satellte.
La terza missione, Moon Base III, volerà a bordo del lander Nova-C Trinity di Intuitive Machines e trasporterà la prima ricerca scientifica del programma PRISM della NASA, dedicato alle indagini scientifiche sulla superficie lunare. Il carico principale, Lunar Vertex, studierà i cosiddetti vortici lunari per migliorare la comprensione dell'evoluzione superficiale e del comportamento dei materiali in condizioni estreme. La missione includerà strumenti dell’ESA e dell'Istituto coreano di astronomia e scienze dello spazio, confermando la dimensione internazionale del programma.
Rover e lander: i “pacchetti” commerciali
Accanto alle missioni, la conferenza del 26 maggio ha definito con maggiore precisione l'architettura commerciale che sosterrà la costruzione fisica della base. Il nodo centrale è quello dei veicoli di mobilità lunare: i rover con e senza equipaggio destinati a muoversi sulla superficie del polo sud. La NASA ha assegnato 219 milioni di dollari ad Astrolab e 220 milioni a Lunar Outpost per sviluppare e consegnare la prima versione di questi veicoli entro il 2028.
Il veicolo con equipaggio di Astrolab, denominato CLV-1, è un rover progettato per trasportare astronauti e rifornimenti, capace di raggiungere oltre 9 chilometri orari su terreno pianeggiante, con una configurazione compatta e una massa di circa 900 chilogrammi. Il rover Pegasus di Lunar Outpost è una versione più leggera e orientata alle operazioni autonome: può funzionare in modalità manuale, autonoma o telecomandato, è in grado di superare i 14 chilometri orari ed è progettato per operare per oltre un anno in superficie.
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I contratti seguono la struttura a prezzo fisso e con pagamenti legati a tappe verificabili già adottata dalla NASA per i suoi principali programmi commerciali. Nel corso dei prossimi 18 mesi, le aziende selezionate dovranno completare la progettazione, condurre valutazioni con equipaggio e qualificare le unità di volo per la prontezza operativa.
Per consegnare questi rover nella regione del polo sud lunare, la NASA ha assegnato a Blue Origin un contratto da 188 milioni di dollari con un'opzione aggiuntiva da 280 milioni per due ordini di consegna, eseguiti nell'ambito del programma CLPS (Commercial Lunar Payload Services), lo schema contrattuale con cui l'agenzia acquista servizi di trasporto lunare da fornitori commerciali.
Durante la conferenza sono stati dati aggiornamenti anche sulla missione MoonFall, che prevede l'invio di quattro droni sulla superficie lunare per effettuare brevi voli di ricognizione e mappare i potenziali siti di atterraggio per gli astronauti di Artemis. Il Jet Propulsion Laboratory della NASA ha già selezionato Firefly Aerospace come fornitore del veicolo spaziale che trasporterà i droni dall'orbita terrestre alla Luna; il lancio è previsto per il 2028.
Le specifiche di Artemis III
Mentre le missioni Moon Base preparano il terreno sulla superficie, il programma Artemis avanza lungo un percorso parallelo che prevede una nuova tappa intermedia prima dell'atterraggio effettivo. Artemis III, la prossima missione con equipaggio, non porterà astronauti sulla Luna. È invece una missione in orbita terrestre bassa, progettata per testare le procedure di aggancio e attracco tra la navicella Orion e i moduli di atterraggio commerciali che saranno poi usati per scendere sulla superficie durante Artemis IV.
Questa struttura è stata definita da una decisione annunciata a febbraio 2026, quando la NASA ha inserito una missione aggiuntiva nell'architettura Artemis, tra la circumnavigazione lunare di Artemis II e il primo atterraggio con equipaggio di Artemis IV. La scelta ha suscitato qualche dibattito iniziale, perché dilata ulteriormente la traiettoria verso il ritorno fisico degli astronauti sulla Luna, ma la logica tecnica è solida: il sistema che porterà gli esseri umani sulla superficie lunare è di una complessità senza precedenti, e occorre dimostrarne l'affidabilità prima di usarlo in un contesto irreversibile.
Durante Artemis III, il razzo SLS lancerà la capsula Orion con quattro astronauti a bordo, ma al posto dello stadio superiore del razzo sarà montato uno "spaziatore", una struttura di massa equivalente priva di capacità propulsive, che manterrà le stesse dimensioni e i punti di connessione dell'elemento che sostituisce. Una volta in orbita, l’equipaggio effettuerà manovre di avvicinamento e attracco con i moduli di prova del lander Starship di SpaceX e del Blue Moon Mark 2 di Blue Origin.
Jeremy Parsons, vice amministratore supplente della divisione Moon to Mars della NASA, ha descritto Artemis III come una delle missioni più complesse mai intraprese dall'agenzia: per la prima volta saranno coordinati simultaneamente più veicoli spaziali di fornitori diversi, integrando operazioni inedite nell'ambito del programma Artemis. L'obiettivo dichiarato è ridurre i rischi di Artemis IV: prima che gli astronauti si avvicinino ai lander a centinaia di migliaia di chilometri dalla Terra, è essenziale aver già verificato ogni procedura di aggancio in un ambiente più controllato.
Artemis III prevede anche progressi tecnici rispetto alla missione precedente. L'equipaggio trascorrerà più tempo a bordo di Orion rispetto ad Artemis II, garantendo una valutazione ulteriore dei sistemi di supporto vitale, e per la prima volta verrà dimostrato il funzionamento del sistema di attracco. La missione testerà anche uno scudo termico aggiornato durante il rientro nell'atmosfera terrestre, progettato per consentire profili di rientro più flessibili nelle missioni future.
Il cammino verso Artemis IV e la base permanente
Artemis IV rimane l'obiettivo operativo centrale del prossimo biennio: il primo atterraggio di astronauti sulla Luna da più di mezzo secolo, atteso per il 2028, dopo che Artemis III avrà dimostrato in orbita le procedure di attracco con i due lander commerciali. La base lunare vera e propria richiederà invece un arco temporale molto più lungo: decine di lanci di rover, droni, sistemi di alimentazione, moduli di comunicazione e habitat, distribuiti lungo tre fasi di sviluppo progressivo. Secondo le proiezioni presentate, l'investimento complessivo previsto per i prossimi sette anni si aggira intorno ai 20 miliardi di dollari.