SOCIETÀ

Diritto d'autore nella musica: tra vecchie lotte e nuove sfide

Negli ultimi anni, Taylor Swift ha fatto notizia non solo per il successo planetario della sua musica, ma anche per aver utilizzato la sua influenza per rivendicare i propri diritti e, in generale, quelli di musicisti e artisti, con migliori tutele del diritto d'autore. Recentemente, per esempio, ha depositato una domanda di registrazione del marchio per la sua voce e la sua immagine scenica. Una registrazione che dovrebbe comprendere sia una foto iconica in cui indossa il caratteristico body tempestato di gioielli dell’Eras Tour sia due registrazioni vocali: “Hey, I’m Taylor” e “Hey, I’m Taylor Swift”.

Già nel 2014, Swift aveva rimosso l’intero catalogo della sua musica da Spotify per protestare contro i bassi compensi offerti agli artisti dalla piattaforma, facendo però marcia indietro nel 2017. Con questa ultima mossa, la cantante ha voluto nuovamente rafforzare la tutela sulla propria voce e immagine, per proteggersi da imitazioni o appropriazioni indebite, ancor più a rischio nel contesto attuale, con l'aumento dell'utilizzo di strumenti e applicazioni di intelligenza artificiale per creare contenuti non sempre in modo lecito.

Certo, esiste il diritto d’autore, che protegge le canzoni e le registrazioni degli artisti. È vietato, infatti, campionare le parti vocali di qualsiasi cantante senza autorizzazione. Ma cosa accade quando queste imitazioni vengono generate dall’intelligenza artificiale? Quando parliamo di AI, poi, il rischio non si limita alla voce, ma si estende appunto anche all'uso dell'immagine. Nel caso di Taylor Swift, ad esempio, la cantante ha già sperimentato i lati oscuri dei deepfake, cioè immagini o video prodotti dall’IA che fanno sembrare che qualcuno abbia detto o fatto qualcosa che però non è reale. A inizio 2024, infatti, sono state diffuse, foto pornografiche dell’artista e un’immagine in cui indossa una maglietta con la scritta “Swifties for Trump”, nei mesi prima delle ultime elezioni statunitensi. 


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Quali sono le leggi che tutelano il diritto d'autore nello spettacolo 

Negli Stati Uniti, il 28 aprile 2025 è stata approvata una legge contro i deepfake: il Take It Down Act, che criminalizza la pubblicazione non consensuale di immagini intime, comprese le falsificazioni digitali. Nel Regno Unito, invece, a partire dal 6 febbraio 2026 il Data (Use and Access) Act vieta la diffusione e la creazione di immagini intime false senza consenso.

Con questi provvedimenti, tuttavia, la questione dei deepfake è tutt’altro che chiusa. Il Congresso statunitense, per esempio, sta vagliando l’introduzione di ulteriori regolamenti, volti, tra le altre cose, a fornire linee guida per individuare i contenuti generati dall’IA, oppure a introdurre maggiori tutele e risarcimenti per le vittime.

Un altro problema particolarmente spinoso è l’utilizzo delle opere degli artisti come base dati per addestrare l’AI: è possibile, per esempio, chiedere all’intelligenza artificiale di scrivere una canzone nello stile di Taylor Swift, ma farla interpretare da un incrocio di voci di più cantanti. In questo caso, potrebbe essere molto difficile dimostrare che si sta violando una proprietà intellettuale, poiché l’AI attingerebbe da centinaia di brani diversi.

Molti autori e musicisti hanno apertamente dichiarato di temere di non ricevere adeguati compensi o addirittura di non essere consultati per l’utilizzo delle loro opere da parte dell’intelligenza artificiale. Nel Regno Unito, il sindacato dei musicisti, Musicians’ Union, ha chiesto con forza la remunerazione e il consenso per l’addestramento dell’intelligenza artificiale e per la musica generata dall’AI. Citando la ricerca "This is Music 2025" di UK Music, la principale organizzazione delle aziende del settore musicale, il sindacato sostiene che il 93% dei musicisti intervistati ritiene che le aziende tech che gestiscono i sistemi AI dovrebbero pagare quando utilizzano composizioni e registrazioni musicali per addestrare i propri sistemi. Queste rivendicazioni avrebbero fatto tornare anche lo stesso governo britannico sui suoi passi, dato che nel 2025 aveva promosso una proposta di esenzione dal copyright per le opere utilizzate appunto in fase di addestramento dell’IA.

Gli artisti in prima linea

Vari artisti famosi hanno sollevato dubbi e perplessità sugli usi e l'impatto dell’intelligenza artificiale, tra cui Billie Eilish, Niky Minaj e molti altri, che hanno firmato una lettera aperta contro l’addestramento di modelli di IA con i propri brani senza autorizzazione, affermando che ciò svaluterebbe il lavoro umano e che c’è bisogno di maggiore controllo da parte degli autori. Anche Elton John si è pronunciato in merito, con parole molto dure sulla proposta governativa e con la richiesta esplicita di regole più stringenti e di un utilizzo responsabile di questi nuovi strumenti.

Proprio qualche settimana fa, 31 organizzazioni che rappresentano artisti, autori o manager hanno scritto una lettera aperta intitolata "No consent, no deal", chiedendo che i musicisti non siano più costretti a stipulare accordi per l’utilizzo dell’IA senza esplicito consenso. Oltre al diritto d’autore, secondo la lettera, in questa questione sono coinvolti anche diritti morali, d’immagine e della personalità, di cui gli artisti restano gli unici e soli titolari. Si ribadisce, inoltre, che è essenziale seguire tre capisaldi fondamentali per regolare l’uso dell’intelligenza artificiale nell’industria musicale: equo compenso, chiarezza e trasparenza, che dovrebbero essere adottati in ogni accordo di questo genere.

Come hanno sostenuto molti artisti, l’IA può diventare un importante e potente strumento creativo. Può sintetizzare voci o strumenti musicali e risultare utile nel processo di composizione. È necessario, tuttavia, che le regole per il suo utilizzo siano chiare e ben precise, così da proteggere e sostenere gli artisti e preservarne l’unicità come autori.

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