SOCIETÀ

Le incerte Specie Lazzaro e l’incerta classificazione delle specie planetarie

Le incerte Specie Lazzaro richiamano le incerte classificazioni delle specie dell’incerta biologia degli ecosistemi terrestri, pur all’interno della certa comprovata teoria dell’evoluzione per selezione naturale. Ah, potessimo davvero conoscere e distinguere tutte le forme della vita, delle simbiosi e delle relazioni fra fattori biotici e abiotici nella nostra stessa atmosfera! Da secoli si lavora su definizioni e criteri, da decenni integrando dati molecolari e statistici. Il fatto è che due presupposti sono stati via via rimessi in discussione: storicamente non esistono davvero né una scala gerarchica né un progresso evolutivo. 

La biodiversità attuale (compresi tutti noi sapiens) è solo una piccola parte di tutte le forme che sono esistite e forse esisteranno: la vita è soggetta a “irregolari” continue speciazioni e a “regolari” estinzioni repentine, di singole forme e della maggioranza delle forme (per ora solo l’estinzione non riguarda interi ecosistemi biologici, che pure coevolvono). La materia vivente ha un carattere fortemente plastico e autoregolativo: la classificazione attuale riflette antiche discendenze e migrazioni (comprese quelle del genere Homo), ogni specie "figlia" con modificazioni di antenati comuni, capace di trasformarsi incessantemente e diversificarsi individualmente, non tesa a un fine predeterminato o superiore. 

I tentativi di capire perché in un certo contesto geografico terrestre o marino, in un certo periodo temporale di coevoluzione, all’interno di un habitat e di un ecosistema, “appaia” una nuova forma della vita rispetto a quelle preesistenti fanno parte della storia della biologia evoluzionistica. La speciazione stessa può avere varie forme e dinamiche (allopatrica, simpatrica, parapatrica, cromosomica), non sapremo mai giorno e luogo assolutamente precisi, e forse non dovrebbero interessarci proprio. Siamo noi a ricostruire una o più modalità di individuare specie e gerarchie tassonomiche (generi, famiglie, ordini, classi, phylum, regni), luoghi e periodi, ecosistemi e climi, tipologie e morfologie, sincronie e diacronie, a descrivere una filosofia della biologia. 

Certo, la questione essenziale per identificare specie è l’isolamento riproduttivo, ma non vale proprio sempre e per tutte. Certo, conta anche la durata dell’isolamento. Certo, altre specie “potenziali” avrebbero potuto “speciarsi” e non è avvenuto. Certo è avvenuto per alcune che non abbiamo individuato. Certo, moltissime specie hanno avuto un proprio percorso di vita e sono poi estinte, le avessimo incontrate e riconosciute o meno. E ci sono specie che avevamo incontrato e riconosciuto, oppure delle quali avevamo trovato reperti o tracce, che credevamo estinte e, invece, improvvisamente ritroviamo con una morfologia più o meno identica a quella antica o fossile, queste ultime vengono spesso definite come Specie Lazzaro. Inutile ipotizzare di fare elenchi per ciascuno dei fenomeni storicamente determinatisi, il grado di incertezza è alto.

Un libro recente ne descrive utilmente alcune forse appartenenti al citato peculiare fenomeno ed effetto: Nicola Anaclerio, Le specie Lazzaro. Storie di estinzioni e riscoperte, (Dedalo Bari 2026). L’effetto Lazzaro riguarda quelle specie dei vari regni che ritenevamo estinte e che inaspettatamente rispuntano fuori in periodi successivi. Magari hanno continuato a vivere in ambienti quasi inesplorati o che conosciamo poco (come gli abissi marini), oppure sono costituite da pochissimi individui sopravvissuti in habitat remoti oppure l’estinzione era solo supposta in base a errori di classificazione. Grazie alla tenacia di alcuni biologi e naturalisti vi è stata una “riscoperta” e vanno via via aggiornate singole vicende della storia e della geografia delle vite sulla Terra. Un paio di casi sono già stati richiamati, un tragulo e uno scarafaggio: Tragulus versicolor nella primavera 2018 in Vietnam e il Panesthia lata nel luglio 2022 sull’isola di Lord Howe

L'effetto Lazzaro (o Lazarus effect) è in sostanza quel fenomeno paleontologico e biologico per cui le specie scompaiono dal registro fossile per lungo tempo o si ritengono perse a causa dell'impatto umano, mentre poi riappaiono negli ecosistemi. L’esempio più noto e clamoroso è quello da cui parte anche l’autore del volume: il celacanto, Latimera chalumnae, è un pesce di cui conoscevamo solo i reperti fossili (risalenti e 350 - 80 milioni di anni fa) e che si riteneva, quindi, estinto nel Cretaceo (all’epoca dei dinosauri, per capirsi meglio). Fu, invece, pescato casualmente al largo delle coste del Sudafrica (nei pressi di East London) alla fine del 1938, la scoperta zoologica del secolo di una creatura “giurassica”; per poi essere riavvistato a fine 1952 presso le isole Comore nel bacino oceanico Indiano occidentale e, successivamente, ancora lì e altrove; addirittura filmato nel suo habitat naturale da una squadra di National Geographic. 

Le forme attuali del celacanto sono abbastanza differenti da quelle fossili: corpo massiccio e robusto, coperto di squame dure; pinne lobate, uniche per la loro struttura simile a un arto; lunghezza anche di poco meno di due metri e peso fino a novanta chili; acque profonde e vita notturna per nutrirsi; ovoviviparo, raggiunge talora oltre i sessant’anni di età. Oggi non sappiamo bene quanti celacanti sopravvivano nei mari, si ipotizza che siano tra cinquecento e mille esemplari, resta un animale raro e prezioso: la IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) lo ha inserito nella lista rossa delle specie in pericolo critico. 

Non è l’unica specie Lazzaro (da cui il titolo plurale del volume). Il naturalista Nicola Anaclerio, cresciuto a Bari e docente in Toscana, è un esperto di piante carnivore e da quasi un decennio scrive spesso per la divulgazione scientifica, dedicando ora un sintetico volume allo “specifico” argomento degli organismi ritenuti estinti e inaspettatamente redivivi e riscoperti, che contano oltre 300 casi solo circa negli ultimi 120 anni. La narrazione è distinta in dieci capitoli, ognuno dedicato a una singola specie (con relativa scheda d’identikit); prevalentemente ma non solo, perché l’autore coglie lo spunto per trattare teorie o personalità della biologia evoluzionistica, per accennare ad altre specie e segnalare notizie curiose connesse. 

Dopo il celacanto, il secondo capitolo tratta il tilacino, una sorta di cane tigrato, animale mammifero Thylacinus cynocephalus, partendo però da Alfred Russel Wallace e dalla “linea” di biogeografia cui fu dato il suo nome. Esiste un filmato del 1933 relativo all’ultimo esemplare noto in uno zoo della Tasmania, sappiamo che 3500 anni fa era diffuso in tutta l’Australia. Nel 1982 la IUCN dichiarò la specie ufficialmente estinta, esistono esemplari impagliati in vari musei (dai quali è stato estratto il DNA, con progetti di de-estinzione), ci sono stati vari avvistamenti senza prove concrete, resta la speranza ma per ora non si tratta di un vero e proprio taxon di Lazzaro (il personaggio morto dei vangeli che Gesù avrebbe risuscitato).

Il terzo capitolo riguarda Wollemia nobilis, un albero dell’Australia sudorientale, il celacanto vegetale: nel settembre 1994 un ranger del Wollemi National Park si calò in una gola profondissima e vide alberi sconosciuti di cui prese campioni di corteccia. Secondo le testimonianze fossili una specie simile era vissuta fino a 90 milioni di anni fa, ordine dei pini ma famiglia delle araucarie; dal primo locale censimento risulta una popolazione di appena 110 individui ubicati in tre luoghi a poca distanza; ora nella campagna di protezione sono stati coinvolti decine di orti botanici, anche in Italia; la crescita è molto lenta e serviranno diverse generazioni prima di vedere le piante adulte e pronte alla riproduzione.

Il quarto capitolo riguarda una delle piante carnivore di cui l’autore si era già occupato in precedenti studi: Utricularia albiflora, sottolineando in questo caso anche la fertile teoria dell’exaptation, il riutilizzo di un carattere già presente che acquista nuove funzioni. Il quinto un grande insetto: Dryocecelus australis, oceano Pacifico a sudest dell’Australia, anch’esso originario dell’isola di Lord Howe, lungo anche 12-15 centimetri. Il sesto Darwin e la tartaruga gigante Chelonoidis phantasticus, isole Galapagos, longevi individui di un quintale di peso e di un metro di lunghezza.

Il settimo capitolo descrive un grande mollusco predatore, Architeuthis dux, a grandi profondità negli oceani di tutto il mondo. L’ottavo uno stridulo pappagallo, Pterodroma cahow, isole Bermuda. Il nono i virus, anche quelli che si stanno “risvegliando” in seguito allo scioglimento del permafrost: Pithovirus sibericum, Siberia, innocuo per la nostra specie. Il decimo la biodiversità italiana, in particolare l’albero sempreverde Abies nebrodensis, Monti Nebrodi in Sicilia: a volte riteniamo estinta una specie solo perché la cerchiamo in luoghi sbagliati in quanto conosciamo poco o nulla della sua ecologia. 

Come si vede, quasi in ogni capitolo si fa riferimento a isole, forse poteva essere un poco organicamente affrontata la questione della specificità di quegli ecosistemi terrestri “isolati” causa acque dalle più grandi aree “continentali” (talora usati da noi anche come carceri, isolamento detentivo, inflitto o scelto) e degli studi comparati, pure raffinati e statistici, della biogeografia insulare.

Ovviamente, non può esistere un elenco completo e definitivo delle specie Lazzaro oggi esistenti, forse è un fenomeno che ha riguardato più ere di speciazione ed estinzione pure nel passato remoto (prima della nostra tassonomia, comunque discutibile), certamente ve ne sono adesso pure altre che non abbiamo ancora riscontrato redivive. È accaduta spesso per caso la riscoperta, tuttavia ci sono ormai anche ricerche specifiche e progetti complessivi. Per esempio, la Global Wildlife Conservation in collaborazione con oltre cento scienziati, ha stilato un elenco di 1.200 specie di animali e piante “smarriti” dalla scienza, identificando poi le 25 più ricercate da ritrovare prima possibile e ci si sta riuscendo, qualche successo si è riscontrato in Guatemala nel 2017 (una salamandra), in Indonesia nel 2019 (un’ape gigante) e successivamente altrove: ricerche e verifiche riguardano quasi dieci ulteriori specie. 

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