L’Europa ha vissuto nel 2025 il suo anno peggiore per gli incendi
Il 2025 è stato l’anno peggiore per gli incendi in Europa. I dati forniti dal sistema satellitare europeo che monitora gli incendi boschivi (EFFIS – European Forest Fire Information System), gestito dal Joint Research Center (JRC) della Commissione Europea, mostrano che l’anno scorso sono andati in fumo più di 1 milione di ettari, un’area equivalente all’isola di Cipro.
Il sistema satellitare parte di Copernicus ha contato quasi 8.000 incendi in 25 Paesi dell’UE: solo Lussemburgo e Malta sono stati risparmiati dalle fiamme. Se si includono anche quelli divampati in territori extra-UE e in area meditteranea, nel vicino Medio Oriente e in Nord Africa, la superficie andata a fuoco sale a più di 2,2 milioni di ettari. L’Ucraina per esempio è il Paese che ha subito l’impatto più grave, rappresentando il 30% della superficie totale bruciata e il 39% di tutti gli incendi monitorati da EFFIS.
1,079,538 hectares burned last year in the EU alone.
That is approximately the area of Cyprus.
This comes from the satellite-based analysis of the European Forest Fire Information System (EFFIS), managed by our scientists. Read more: https://t.co/WrysVDIHDn pic.twitter.com/vtpv8guMBt— EU Joint Research Centre (@EU_JRC) March 31, 2026
Tra le tendenze preoccupanti che hanno caratterizzato la stagione degli incendi nel 2025 vi è un innesto precoce già a marzo, che ne ha reso più lunga la durata complessiva, e un picco elevatissimo raggiunto ad agosto, quando la Spagna e il Portogallo hanno registrato 22 grandi incendi, che hanno bruciato più di 460.000 ettari, il 43% del totale annuale.
In quattro degli ultimi cinque anni, la superficie bruciata in Europa è stata superiore alla media e in questo periodo sono aumentati i cosiddetti megaincendi, quelli di grandissime dimensioni, pressoché impossibili da controllare. Si pensa che con l’aumento delle temperature dovuto al riscaldamento globale i megaincendi raddoppieranno entro la fine del secolo.
Inoltre, sebbene la zona più a colpita resti l’Europa meridionale, si è osservato un aumento degli incendi boschivi anche in aree che in passato non erano considerate particolarmente a rischio, come la Scandinavia, l’Europa centrale, orientale e quella nord-occidentale.
Cause
L’aumento del rischio di incendi boschivi nell’UE può essere spiegato attraverso tre fattori principali: il cambiamento climatico, i cambiamenti nella gestione del territorio e il comportamento umano.
Il cambiamento climatico rende più probabili condizioni meteorologiche estreme: ondate di calore, lunghi periodi di siccità e l’aumento delle temperature portano a suoli e vegetazione secchi, fornendo combustibile adatto agli incendi boschivi.
Anche il progressivo spopolamento delle aree rurali degli ultimi decenni ha inciso sull’aumento degli incendi. L’abbandono delle pratiche agricole tradizionali e la scarsa attività di gestione e manutenzione delle foreste ha favorito l’accumulo di materiale combustibile in vaste aree.
Allo stesso tempo, la continua espansione delle aree urbane a scapito delle zone naturali ha aumentato il rischio di incendi. Si stima che la quota di incendi causati da attività umane nell’UE superi di gran lunga le cause naturali e possa arrivare fino al 96%. Oltre alle scintille provenienti da linee elettriche, treni o fuochi d’artificio, tanto la negligenza (si pensi al classico mozzicone di sigaretta), quanto il dolo sono cause di innesco frequenti.
Strategie
Si stima che solo i danni alle proprietà e alle infrastrutture costino all’UE circa 2,5 miliardi di euro l’anno. Ci sono poi quelli provocati alla produzione agricola e alla sicurezza alimentare, e ancora i costi umani, l’impatto sulla salute pubblica in termini di degradazione della qualità dell’aria, e quello sugli ecosistemi.
“Ridurre il rischio di incendi boschivi non è quindi solo una necessità ambientale, ma anche una componente chiave della resilienza e della competitività dell’Europa, che richiede maggiori investimenti nella prevenzione” si legge in una comunicazione della Commissione Europea pubblicata lo scorso 25 marzo. Il documento intende rafforzare la strategia europea per la gestione degli incendi, incentrandola su quattro azioni: prevenzione, preparazione, risposta e ripresa.
Oltre a potenziare gli strumenti satellitari di monitoraggio come EFFIS e Copernicus, un perno della strategia è prendersi cura degli ecosistemi e costruire paesaggi in modo che siano il meno possibile esposti al rischio di incendio.
In particolare sono disponibili delle linee guida per la gestione dei siti protetti della rete Natura 2000, che svolgono un ruolo fondamentale nella mitigazione delle emissioni di gas serra, nell’adattamento al cambiamento climatico e nella tutela della biodiversità.
“Rafforzare le nostre capacità di prevenzione e resilienza e investire in ecosistemi sani ci aiuterà a ridurre i rischi più pericolosi e a diminuire i costi e i danni” ha commentato la Vicepresidente esecutiva della Commissione Europea per la Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera.
La quota di superficie bruciata all’interno della rete europea di aree protette Natura 2000 ha raggiunto circa il 39% nel 2025, in linea con i dati degli anni precedenti. In totale, più di 420.000 ettari sono andati in fumo all’interno di questi siti.