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Meno fondi, meno Luna: la NASA stretta tra i tagli della Casa Bianca e i ritardi di Artemis

Quando Artemis II ha completato con successo il suo volo intorno alla Luna — la prima missione con equipaggio del programma, quattro astronauti che si sono spinti più lontano dalla Terra di qualunque essere umano dall'era dell'Apollo — sembrava che il programma avesse finalmente trovato il ritmo giusto. I problemi tecnici degli anni precedenti, il lungo lavoro di diagnosi sullo scudo termico della capsula Orion, la serie di rinvii accumulati: tutto pareva appartenere a un capitolo chiuso.

Non era così. Pochi giorni dopo la missione, la NASA era già in mezzo a una ristrutturazione profonda del proprio programma lunare, con Artemis III già trasformata in qualcosa di radicalmente diverso da ciò che era stata concepita. E mentre l'agenzia ridefinisce la propria traiettoria tecnica, il Congresso si trova ancora una volta a dover correggere una proposta di bilancio dell'amministrazione Trump che, per il secondo anno consecutivo, chiederebbe di ridurre le risorse della NASA di quasi un quarto. I due piani si condizionano a vicenda in un modo che rende difficile ragionare sull'uno senza tenere in conto l'altro.

Artemis III ridisegnata: da allunaggio a prova orbitale

Il 27 febbraio 2026 la NASA ha annunciato che Artemis III non sarebbe più stata il primo tentativo di allunaggio con equipaggio del programma. Quella funzione veniva spostata ad Artemis IV, con un obiettivo temporale fissato ai primi mesi del 2028. La nuova Artemis III è diventata una missione in orbita terrestre bassa, concettualmente analoga ad Apollo 9, il volo del 1969 che testò il modulo lunare in orbita prima della discesa di Apollo 11. L'obiettivo dichiarato è far eseguire a Orion un incontro e un aggancio orbitale con i lander lunari sviluppati commercialmente — Starship HLS di SpaceX e Blue Moon di Blue Origin — verificandone l'interoperabilità prima dei tentativi di allunaggio previsti con Artemis IV e V nel corso del 2028.


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La NASA ha presentato la scelta come un passaggio di maturazione del programma, non come una battuta d'arresto. Aggiungere una fase di validazione tecnica prima di mandare astronauti sulla superficie lunare ha una logica precisa. Ma la ridefinizione porta con sé conseguenze di calendario che, nelle settimane successive, si sono rivelate più complesse del previsto.

Un calendario in continuo slittamento

Alla fine di febbraio la NASA aveva parlato di un intervallo orientativo tra marzo e giugno 2027 per il lancio di Artemis III. Con missioni ogni dieci mesi — la cadenza che l'agenzia si era data — sarebbe stato comunque possibile arrivare a due tentativi di allunaggio nel 2028. Nelle settimane successive, però, il calendario ha continuato a spostarsi. Il 30 aprile 2026, in un'intervista ad ABC News, il nuovo amministratore della NASA Jared Isaacman ha parlato di un lancio "a metà o tarda parte del 2027". Due giorni prima, in audizione alla Camera, aveva precisato di aver ricevuto risposte da entrambi i fornitori dei lander per un rendezvous entro fine 2027, ribadendo l'obiettivo di due allunaggi nel 2028.

La matematica è severa. Se Artemis III non vola prima di aprile 2027, diventa molto difficile collocare due missioni di allunaggio nel corso del 2028 rispettando la cadenza prevista. Un ulteriore slittamento metterebbe a rischio l'intera architettura del doppio allunaggio su cui la NASA ha costruito la propria narrativa per il biennio. Nel frattempo, il portavoce del programma Chojnacki continuava a ribadire la finestra marzo-giugno 2027 — un segnale della volontà dell'agenzia di tenerla aperta anche di fronte alle pressioni contrarie.

Hardware in anticipo, missione e tute in ritardo

C'è un paradosso al cuore dello stato attuale di Artemis III: l'hardware fisico procede, ma la missione non è ancora definita nei suoi aspetti operativi fondamentali. Il 28 aprile 2026 lo stadio centrale del SLS per Artemis III è stato spostato nel Vehicle Assembly Building del Kennedy Space Center, i segmenti dei booster arrivano regolarmente e la capsula Orion avanza verso l'integrazione. Eppure, a oltre due mesi dall'annuncio della missione ridisegnata, i parametri orbitali, la durata e le sequenze operative non erano ancora pubblici. Si discute persino della possibilità di far volare il SLS senza il suo stadio superiore per conservare hardware. Il razzo potrebbe essere pronto prima che la missione sia compiutamente progettata.

Su questo quadro si sovrappone un problema ulteriore, formalizzato il 20 aprile 2026 dall'Ispettorato generale della NASA in un audit sul programma xEVAS: le tute spaziali di nuova generazione per l'allunaggio sono in ritardo di almeno diciotto mesi, e se i ritardi dovessero seguire la media storica dei programmi spaziali potrebbero non essere pronte per l'ambiente lunare fino al 2031. L'ispettorato segnala anche una incompatibilità tecnica tra l'interfaccia di aggancio delle tute Axiom e il lander Blue Moon di Blue Origin, che richiederà modifiche significative. Axiom ha contestato le proiezioni pessimistiche: l'azienda ha completato quasi mille ore di test in pressione con equipaggio e punta a una revisione critica di progetto entro fine 2026. Ma la catena di dipendenze — revisione, qualificazione, certificazione, consegna, test in orbita durante Artemis III — lascia margini stretti.

La Casa Bianca e il bilancio FY2027: la stessa proposta dell'anno scorso

Il budget request per l'anno fiscale 2027 prevede 18,829 miliardi di dollari per la NASA, una riduzione del 23% rispetto ai 24,438 miliardi stanziati dal Congresso per il 2026. La struttura interna rispecchia quella già descritta in queste pagine: l'esplorazione sale da 7,783 a 8,514 miliardi, mentre la Direzione per le missioni scientifiche perde quasi il 50% delle proprie risorse, scendendo a 3,9 miliardi. Più di cinquanta missioni vengono cancellate o ridimensionate, lo STEM Engagement azzerato.


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L'impostazione difesa da Isaacman è quella di una concentrazione, non di un taglio: le risorse devono andare sull'esplorazione umana, il resto può essere ridotto o lasciato all'iniziativa privata. A sostegno di questa lettura, Isaacman ha elencato circa 15 miliardi di dollari di sforamenti di costo accumulati su grandi programmi NASA dal 2009 in poi — un argomento che presenta i tagli non come una penalizzazione, ma come una correzione di inefficienze strutturali. Il problema è che questa proposta è quasi identica a quella presentata per il bilancio 2026. E l'anno scorso il Congresso l'aveva respinta con nettezza.

Il Congresso resiste: 24,4 miliardi contro 18,8

Il 29 aprile 2026 la sottocommissione CJS della Camera dei Rappresentanti ha reso pubblico il proprio disegno di legge per il bilancio 2027 della NASA: 24,438 miliardi di dollari, esattamente il livello del 2026. Il giorno successivo la sottocommissione ha approvato il provvedimento con un voto di otto a sei, diviso lungo le linee di partito. L'esplorazione sale a 8,926 miliardi, la scienza a 6 miliardi — inferiore di 1,25 miliardi rispetto al 2026, ma più che il doppio della richiesta dell'amministrazione. Lo STEM engagement viene eliminato come ufficio, ma i suoi programmi principali (EPSCoR e Space Grant) sopravvivono trasferiti ad altra voce di bilancio. Il disegno di legge passa ora all'esame della commissione completa, con una nuova audizione programmata per il 13 maggio.

Il segnale politico è bipartisan e supera i confini della Camera. Jerry Moran, senatore repubblicano del Kansas e presidente della sottocommissione CJS al Senato, ha respinto pubblicamente i tagli allo Space Symposium di aprile, dichiarando che lavorerà per un bilancio "equilibrato tra esplorazione, scienza, aeronautica e forza lavoro". Più di 130 parlamentari — 103 alla Camera, 22 al Senato — hanno firmato lettere bipartisan che chiedono di finanziare la scienza NASA agli stessi livelli del 2026.

I due piani si intrecciano

Artemis III e la guerra del bilancio si toccano in punti precisi. Il primo è il calendario del 2028: la NASA ha costruito la propria narrativa su due tentativi di allunaggio in quell'anno, ma un Artemis III che slitta oltre aprile 2027 rende quella finestra molto difficile da rispettare. Il secondo punto di contatto è strutturale: il Working Families Tax Cut Act ha già stanziato quasi 10 miliardi di dollari fino al 2032 per i programmi Artemis e Moon to Mars — con circa due miliardi attribuibili all'FY2027 — ma questo canale obbligatorio non copre la scienza, lo sviluppo tecnologico né la continuità operativa dell'intero sistema.

Il terzo punto è politico-strategico. Sia l'amministrazione sia il Congresso giustificano le proprie posizioni con la stessa ragione: la competizione con la Cina. L'amministrazione dice che bisogna concentrare le risorse sull'esplorazione perché è quello il terreno della sfida. Il presidente repubblicano della sottocommissione Rogers sostiene l'opposto: proprio perché siamo in una corsa, non possiamo permetterci di tagliare la scienza e le tecnologie su cui si fonda la capacità di esplorazione stessa. L'argomento geopolitico è condiviso, ma porta a conclusioni opposte sul fronte delle risorse.

A inizio maggio 2026 il programma Artemis si trova in una condizione che non è né di crisi aperta né di sicurezza consolidata. Artemis II è una missione riuscita, i lavori per Artemis III avanzano a livello ingegneristico, il Congresso sta resistendo ai tagli più profondi come aveva fatto l'anno scorso. Ma le incognite si sommano: il calendario continua a scivolare verso la soglia oltre la quale il doppio allunaggio nel 2028 diventa difficile da sostenere, la missione non ha ancora contorni operativi definitivi, le tute devono ancora percorrere tutta la catena di certificazione. Quello che è certo è che la NASA, nell'anno in cui il programma avrebbe dovuto svoltare, si trova a navigare in acque ancora molto aperte — con l'equipaggio di Artemis II che ha dimostrato cosa è possibile fare, e con il resto del programma che deve ancora dimostrare di poter tradurre quella possibilità in realtà.

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