Milano Cortina 2026, oltre il deficit: chi paga il conto dei Giochi
Son passati quasi sei mesi dalla fine delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Un successo, sicuramente sportivo, che ha visto l’Italia raggiungere il suo record di medaglie nella storia dei giochi olimpici invernali. È stato un successo di comunicazione da parte della Fondazione, con diversi progetti ben fatti volti a raccontare l’epopea e lo spirito olimpico. È stato un successo anche per la governance che ha permesso la realizzazione del tutto, in primis per Giovanni Malagò, neopresidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio.
Sicuramente però, accanto a questi successi, bisogna anche vedere a che costo sono arrivati. Il bilancio 2025 della Fondazione Milano-Cortina parla chiaro: l'esercizio si è chiuso con una perdita di 39,1 milioni di euro.
Analizzando il documento pubblicato solo pochi giorni fa, vediamo come nel 2025 ricavi e costi siano cresciuti rapidamente, mentre i debiti hanno superato il miliardo. C’è però una postilla necessaria da fare: una parte importante delle entrate sarà contabilizzata solo nel 2026. Ma quindi quanto sono costate davvero le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026? I Giochi sono conclusi, lo sappiamo, ma per rispondere bisognerà aspettare ancora. Il bilancio 2025 della Fondazione Milano-Cortina, l'ultimo chiuso prima dello svolgimento delle competizioni, fotografa infatti una macchina organizzativa cresciuta enormemente nelle dimensioni economiche, ma ancora in deficit.
39,1 milioni di euro è il rosso a bilancio, a cui si aggiungono i 30,5 milioni dell'anno precedente. Il patrimonio netto? In negativo di 176,5 milioni di euro. Insomma è la stessa Fondazione a parlare di «deficit patrimoniale», spiegandolo però con la particolare struttura economica dell'organizzazione dei Giochi: molti costi vengono sostenuti negli anni precedenti, mentre una parte consistente dei ricavi arriva con lo svolgimento dell'evento, quindi bilancio 2026.
Sicuramente i dati non sembrano incoraggianti e le perdite non sono banali, ma la Fondazione stessa sostiene da anni che il proprio equilibrio debba essere valutato sull'intero ciclo olimpico in quanto, proprio da Statuto, è possibile operare temporaneamente in deficit. Per trarre delle conclusioni definitive bisognerà aspettare la chiusura del bilancio 2026, quindi il prossimo anno, dopodiché, se approvato dal CdA, è prevista la messa in liquidazione della Fondazione.
Ma quali sono i soldi che dovrebbero essere arrivati e messi a bilancio nel 2026? Innanzitutto l'accordo sui diritti di broadcasting, o televisivi per dirla in italiano, che prevede che il Comitato olimpico internazionale dia alla Fondazione 452 milioni di dollari. Le somme sono versate in più tranche, ma contabilmente possono diventare ricavi soltanto con lo svolgimento dei Giochi. Lo stesso vale per ticketing, accommodation e altri servizi forniti durante l'evento.
Alla fine del 2025 la Fondazione aveva già incassato 248,4 milioni di euro collegati al Broadcasting Agreement, ma li contabilizzava ancora come acconti.
È anche per questo che va sicuramente letto ma interpretato con cautela uno dei numeri più vistosi del nuovo bilancio: i debiti sono passati dai 342,3 milioni del 2024 a oltre 1,020 miliardi di euro.
Di quel miliardo, infatti, 431,5 milioni sono acconti: denaro già ricevuto per prestazioni che avranno competenza economica nel 2026. Ci sono però anche 394,3 milioni di debiti verso fornitori, contro appena 78,8 milioni dell'anno precedente, e 156,7 milioni verso le banche, rispetto ai 15,1 milioni del 2024.
Parallelamente sono aumentati i crediti, arrivati a 365,8 milioni di euro. Quasi 143 milioni derivano da servizi di accommodation, ticketing e Rate Card che dovranno essere incassati nel corso del 2026.
Ricavi quasi quadruplicati, ma crescono anche i costi
Il 2025 è stato l'anno in cui la macchina commerciale di Milano-Cortina ha accelerato. In vista delle Olimpiadi il valore della produzione è passato da 76,1 a 294,4 milioni di euro, i costi della produzione sono saliti da 105 a 331,2 milioni di euro e anche la struttura del personale è cambiata radicalmente. Il numero medio di dipendenti infatti è passato da 394 a 1.515, con un costo complessivo di 33,6 milioni di euro. Tra le voci principali per gli altri costi poi troviamo 83,3 milioni per servizi e consulenze tecniche, 25,6 milioni di royalties, 24,1 milioni per la vigilanza e 18,9 milioni per consulenze fiscali, amministrative e commerciali. Gli affitti e le locazioni delle sedi sono costati 25,6 milioni.
Insomma i costi aumentano ma, a ben vedere, sembra che la Fondazione abbia tutte le garanzie del caso, garanzie che però sembrerebbero essere fondi pubblici. La parte più delicata del bilancio riguarda proprio le risorse necessarie per arrivare alla conclusione del progetto. Il documento infatti ricorda gli stanziamenti disposti dal Governo per il Commissario straordinario incaricato dell'organizzazione delle Paralimpiadi: 328,2 milioni di euro nel giugno 2025, poi incrementati fino a ulteriori 44,4 milioni, 60 milioni e infine 32,3 milioni nel 2026. A questi si aggiungono gli stanziamenti previsti dal dossier di candidatura a carico degli enti territoriali. E poi il bilancio riferisce anche che il 31 gennaio 2026 il Governo italiano, attraverso il ministro per lo Sport e i Giovani, si è impegnato nei confronti del CIO a “farsi carico di una quota delle risorse necessarie alla copertura dell'intero progetto”. Quanto questo intervento possa valere non è però ancora definito e, oltre a ciò ci sono anche tutti gli impegni presi degli enti territoriali fondatori, quindi Regione Lombardia e Regione Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano e i Comuni di Milano e Cortina, per la copertura dell'eventuale deficit nella fase di liquidazione.
I costi che non passano dalla Fondazione
Ci sono infine degli elementi che spesso non vengono considerati dei veri e propri “costi”, ma che ricadono e sono ricaduti comunque sulle spalle degli enti pubblici. Non parliamo di cifre rilevanti rispetto al totale del bilancio, ma parliamo comunque di soldi pubblici.
Un esempio concreto è quello del Veneto. Nell'agosto 2025 la Regione ha approvato il road show “Illuminiamo la Grande Bellezza. Veneto – The Land of Venice”, destinato a portare le torce olimpica e paralimpica in eventi e iniziative sul territorio. Le torce erano state donate dalla Fondazione Milano-Cortina 2026, ma l'organizzazione del progetto è stata affidata dalla Regione a Veneto Innovazione con uno stanziamento di 80.000 euro a carico del bilancio regionale.
Come abbiamo detto è sicuramente una cifra marginale rispetto ai miliardi mobilitati complessivamente dai Giochi, ma mostra un punto importante: alcune attività direttamente legate alla promozione di Milano-Cortina, e questa della Regione Veneto ne è solo un esempio, vengono finanziate da altri soggetti pubblici e quindi non compaiono tra i costi della Fondazione.
Nel suo bilancio 2025 Milano-Cortina registra, ad esempio, 4,84 milioni di euro di spese di marketing, in calo dai 7,46 milioni dell'anno precedente. Ma quella voce non può essere letta come la spesa complessiva sostenuta in Italia per accompagnare e promuovere i Giochi.
Insomma abbiamo capito che il rosso a bilancio non è banale ma anche che la Fondazione si dice fiduciosa che questo «temporaneo disallineamento» tra uscite e incassi verrà ripianato con il prossimo bilancio. Il documento decisivo si cui fare un’analisi economica completa di queste Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sarà quindi il bilancio 2026, che verrà approvato nel 2027. Solo lì capiremo se il deficit patrimoniale di 176,5 milioni sarà stato riassorbito e soprattutto attraverso quali entrate: diritti televisivi, ticketing, sponsor, risorse legate alle Paralimpiadi o eventuali ulteriori interventi pubblici.
Oltre all'aspetto economico poi ci sono anche le conseguenze di alcune delle opere più contestate da analizzare. Un esempio concreto è la pista da bob, slittino e skeleton Eugenio Monti, che ha richiesto un investimento complessivo di 118,4 milioni di euro e ha regolarmente ospitato le gare di bob, skeleton e slittino. Dopo la conclusione delle Olimpiadi, però, l'impianto è stato riconsegnato a SIMICO per il completamento dei lavori e per la riparazione di alcuni danneggiamenti riscontrati lungo il tracciato. Sulla pista la Procura regionale della Corte dei conti del Veneto ha aperto accertamenti nell'ipotesi di un possibile danno erariale. Diversa la vicenda della cabinovia Apollonio-Socrepes, per la quale il quadro economico ufficiale indica un investimento di 34,9 milioni di euro. L'impianto, progettato per trasportare fino a 2.400 persone l'ora verso l'area sciistica di Socrepes, avrebbe dovuto essere pronto per i Giochi, ma non è entrato in funzione né durante le Olimpiadi né durante le Paralimpiadi. Ora, il nuovo obiettivo, è quello di far partire la cabinovia per la stagione invernale 2026/27. Nel frattempo, sull'opera sono stati aperti due distinti filoni giudiziari: uno riguarda le condizioni del versante e le contestazioni sollevate dai residenti di Lacedel (filone già rigettato a fine luglio dal Consiglio di Stato ndr); l'altro, per turbata libertà degli incanti, riguarda le modalità di affidamento dell'appalto e vede tra gli indagati anche l'amministratore delegato di SIMICO.