La militarizzazione dello spazio corre più della sua economia
Un razzo Soyuz in preparazione al lancio. Foto: NASA/Bill Ingalls
Nel 2025 la spesa pubblica spaziale mondiale si è fermata: dopo un decennio di crescita ininterrotta, i budget istituzionali sono scesi per la prima volta. Il Report on the Space Economy pubblicato dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) lo scorso 13 luglio spiega però che non si tratta di un ripiegamento, bensì di una pausa prima di una nuova accelerazione: dietro il dato si nasconde una riorganizzazione profonda del settore.
Due tendenze attraversano l'intero documento. La prima è la militarizzazione crescente della spesa spaziale, che nel 2025 ha superato per la prima volta quella civile a livello mondiale. La seconda è la concentrazione senza precedenti di capitali privati attorno a un solo attore, SpaceX, che nel corso dell'anno ha smesso di essere semplicemente un'azienda di lanci per candidarsi, attraverso l'acquisizione della società di intelligenza artificiale xAI, a diventare un pezzo di infrastruttura di calcolo nello spazio (e ormai anche quotata in borsa). Sullo sfondo, l'Europa recupera terreno dopo anni di erosione, ma resta legata a una domanda di mercato che non controlla.
La difesa prende il comando della spesa spaziale
Nel 2025 i budget spaziali pubblici nel mondo, sommando spesa civile e militare, sono scesi a 119 miliardi di euro, il 3% in meno rispetto al 2024, dopo un decennio di crescita continua. Non è un ripiegamento: il calo è dovuto soprattutto a un lieve rallentamento della spesa militare statunitense e al budget della NASA rimasto fermo, e il quadro è destinato a ribaltarsi già dal 2026. A trainare la ripresa sarà soprattutto il Golden Dome, il grande scudo antimissile voluto dall'amministrazione Trump, il cui costo reale è tutt'altro che chiaro: l'ufficio che lo gestisce lo ha stimato a marzo 2026 in 185 miliardi di dollari, mentre il Congressional Budget Office, l'ente indipendente che valuta la spesa pubblica per il Congresso americano, a maggio ha calcolato che costerà 1.200 miliardi di dollari in vent'anni, dieci volte tanto. Il grosso di questa spesa, secondo l'ente, andrà a un sistema di intercettori posizionati direttamente in orbita.
La quota di spesa spaziale mondiale destinata alla difesa ha così raggiunto il 53% nel 2025, superando per la prima volta quella civile. La tendenza è marcata anche in Europa, dove il budget spaziale continentale è salito a 13,5 miliardi di euro (+12%) soprattutto per l'aumento della spesa militare nazionale, con la Germania in testa: Berlino ha varato un piano da 35 miliardi di euro entro il 2030 per rafforzare i propri satelliti e crearsi un centro di comando militare dedicato allo spazio. La Francia ha risposto a novembre con una nuova strategia spaziale nazionale che stanzia 4,2 miliardi di euro aggiuntivi per la difesa fino al 2040, mentre la stessa ESA sta assumendo un ruolo crescente in questo campo, legando osservazione della Terra, telecomunicazioni e navigazione satellitare alle esigenze di sicurezza del continente.
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SpaceX diventa un'infrastruttura per l'intelligenza artificiale
Se un solo episodio riassume la trasformazione del settore nel 2025, è il percorso di SpaceX. Il documento che l'azienda ha depositato il 20 maggio 2026 per prepararsi alla quotazione in Borsa ha reso pubblici per la prima volta i suoi conti: la divisione connettività, cioè Starlink, ha generato 11,4 miliardi di dollari di ricavi nel 2025, il 61% del fatturato totale del gruppo, ed è l'unica in attivo. A febbraio 2026 SpaceX ha completato l'acquisizione di xAI, l'azienda di intelligenza artificiale fondata da Elon Musk, unendo così la propria rete di satelliti alla capacità di calcolo del modello Grok. Il piano dichiarato, confermato nello stesso documento, prevede di arrivare fino a un milione di satelliti pensati non più solo per portare internet, ma per funzionare come veri e propri centri di calcolo in orbita.
La domanda per questa capacità si è fatta viva molto in fretta. Il 6 maggio 2026 Anthropic ha firmato con SpaceX un accordo per utilizzare tutta la potenza di calcolo del centro dati Colossus 1, a Memphis, e ha espresso interesse a collaborare con SpaceX anche per lo sviluppo futuro di capacità di calcolo direttamente in orbita. L'accordo, secondo i documenti finanziari di SpaceX, vale 1,25 miliardi di dollari al mese fino al 2029. Le cose, però, non stanno andando in modo del tutto lineare: un'inchiesta di Bloomberg del 12 giugno 2026 ha rivelato che SpaceX ha affittato quella capacità di calcolo ad Anthropic dopo che i propri team interni avevano avuto difficoltà a utilizzarla appieno, un dettaglio che ridimensiona la narrazione di un piano perfettamente studiato.
Va detto che la parte dedicata all'intelligenza artificiale del gruppo resta comunque in forte perdita, con 6,4 miliardi di dollari persi nel solo 2025, e che l'intero progetto dipende dal completamento di Starship, il razzo di nuova generazione su cui SpaceX ha investito oltre 3 miliardi di dollari solo in ricerca e sviluppo lo scorso anno.
Il lancio di un razzo Falcon di SpaceX
Il boom dei capitali privati è quasi solo americano
Gli investimenti privati nel settore spaziale hanno toccato nel 2025 un record storico di 11,7 miliardi di euro, superando anche il picco del 2021, e crescendo del 60% rispetto al 2024. Quel picco del 2021, val la pena ricordarlo, era stato gonfiato da un'ondata di quotazioni in Borsa tramite le cosiddette SPAC, società create apposta per fondersi con una startup e portarla rapidamente sul mercato azionario, saltando i passaggi di una quotazione tradizionale: molte di quelle operazioni, negli anni successivi, si sono rivelate un flop, con aziende che hanno perso gran parte del proprio valore.
Il record del 2025 sembra invece più solido, ma nasconde una realtà tutt'altro che omogenea: la crescita è quasi interamente americana, con una raccolta di capitali salita del 177% negli Stati Uniti, mentre ovunque nel mondo il segno è negativo, dall'Europa (-8%) alla Cina (-15%) al Giappone (-35%). Tra le operazioni più discusse dell'anno ci sono il miliardo di dollari investito da Jeff Bezos nella sua Blue Origin, l'acquisto di Relativity Space da parte dell'ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt, e il debutto in Borsa di Firefly Aerospace, che il 7 agosto 2025 è salita del 34% il primo giorno di contrattazioni, arrivando a valere circa 8,5 miliardi di dollari.
In Europa il calo dell'8% va letto con qualche cautela: gran parte del dato del 2024 era gonfiato da una singola grande acquisizione (quella della società di intelligenza artificiale Preligens da parte di Safran), e se si esclude quell'operazione straordinaria gli investimenti sono in realtà cresciuti del 10% nel 2025, segno che l'interesse verso le startup spaziali europee resta solido. Tra i round più importanti dell'anno figurano i 150 milioni di euro raccolti dall'azienda finlandese-estone Iceye, l'accordo da altrettanti 150 milioni tra la tedesca Isar Aerospace e il fondo americano Eldridge Industries, e i 90 milioni raccolti dalla bulgara EnduroSat per ampliare la produzione di piccoli satelliti.
L'Europa recupera terreno, ma resta un mercato aperto a tutti
Dopo quattro anni di calo consecutivo, la quota di mercato che le aziende europee di lanci e costruzione di satelliti riescono a conquistare nella parte di mondo a loro effettivamente accessibile è risalita al 65% nel 2025, mentre la quota complessiva sul mercato globale è raddoppiata, dal 6% al 10%. Il recupero è legato soprattutto al ritorno in servizio dei lanciatori europei: Ariane 6 ha iniziato la propria attività commerciale portando in orbita satelliti strategici come Sentinel-1D e nuovi satelliti del sistema di navigazione Galileo, mentre il più piccolo Vega C ha lanciato missioni scientifiche come Biomass. In totale l'Europa ha effettuato otto lanci nel 2025, contro i tre del 2024.
Il miglioramento non risolve però una debolezza di fondo, che il report definisce chiaramente: oltre l'80% del valore del mercato mondiale di lanci e costruzione di satelliti resta semplicemente fuori portata per le aziende europee, perché riservato per contratto a programmi militari o di volo umano di Stati Uniti e Cina, oppure assorbito da costellazioni come Starlink che si costruiscono e lanciano da sole i propri satelliti. Negli ultimi cinque anni le aziende europee hanno potuto contare su una domanda dei rispettivi governi cinque volte più piccola di quella cinese e quattro volte più piccola di quella statunitense.
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La Cina costruisce un ecosistema commerciale tutto suo
Il settore spaziale commerciale cinese, entrato per la prima volta nel 2024 tra le priorità economiche indicate dal governo di Pechino, ha continuato a espandersi: il report stima il mercato interno cinese in circa 345 miliardi di euro nel 2025, con oltre 600 aziende attive e una crescita media superiore al 20% l'anno. Nel 2025 la Cina ha effettuato 93 lanci, circa il 29% del totale mondiale, con un tasso di successo del 97%; una parte crescente, anche se ancora minoritaria, è opera di aziende private come Galactic Energy, arrivata a 21 missioni riuscite su 23 con il proprio razzo Ceres-1. A fine 2025 il paese aveva già annunciato 114 progetti di costellazioni satellitari commerciali, di cui 76 in fase di realizzazione, comprese due mega-costellazioni concorrenti fra loro, Guowang e Qianfan, che hanno iniziato a proporsi anche a clienti internazionali, dal Brasile alla Turchia. Nello stesso periodo la Cina ha depositato in un colpo solo oltre 200mila richieste di frequenze e posizioni orbitali presso l'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, un segnale della corsa alle risorse dell'orbita che si sta consumando parallelamente a quella, più visibile, sui lanci.
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Un settore sempre più duale
Messi insieme, questi filoni raccontano un 2025 in cui la posta in gioco nello spazio si è spostata. Non conta più soltanto l'accesso all'orbita, misurabile in numero di lanci o di satelliti, ma il controllo delle infrastrutture di calcolo, connettività e sorveglianza che l'orbita ospita, e il confine sempre più sottile tra usi civili e militari. Il report ESA registra la stessa tensione anche nell'osservazione della Terra, dove fornitori commerciali come Planet Labs e Vantor hanno smesso, su richiesta statunitense, di distribuire immagini satellitari del Medio Oriente, per evitare che finiscano nelle mani sbagliate: un episodio che mostra bene la contraddizione fra la promessa di dati satellitari aperti a tutti e la loro crescente integrazione nei sistemi di difesa nazionale. È in questo spazio sempre più duale, fra crescita commerciale e riarmo, che si giocherà la competitività industriale dei prossimi anni, ed è questo lo sfondo su cui l'Europa dovrà misurare i propri, ancora parziali, progressi.