Oltre il PIL per misurare davvero benessere e progresso
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è considerato lo standard per misurare non solo la crescita economica ma anche il progresso. Eppure valori positivi possono convivere con disuguaglianze sociali persistenti, degrado ambientale e con un calo della fiducia nelle istituzioni pubbliche.
Lo scorso 7 maggio dalla sede delle Nazioni Unite a New York, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha presentato Counting what counts, un rapporto che fa il punto su una materia attorno a cui ruota un dibattito da almeno trent’anni: come andare oltre il Pil.
Sebbene l’argomento non sia nuovo, per la prima volta, a maggio dell’anno scorso, un gruppo di esperti è stato nominato direttamente dal Segretario delle Nazioni Unite, in seguito a una esplicita richiesta degli Stati membri, per redigere il rapporto. Il coordinamento è stato affidato a Kaushik Basu, professore di economia alla Cornell University con un passato alla Banca Mondiale, e a Nora Lustig, professoressa di economia alla Tulane University. Tra i membri del gruppo di esperti hanno lavorato al rapporto il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz e l’ex ministro delle infrastrutture e co-fondatore di ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) Enrico Giovannini.
“Il PIL è una misura indispensabile dell’attività economica, ma non è mai stato concepito per cogliere l’intera gamma di risultati che plasmano la vita delle persone. Abbiamo finito per aspettarci da esso risposte che non era mai stato progettato per fornire. Questo rapporto è una risposta a tale lacuna” si legge nella presentazione del lavoro.
Oltre a fornire un quadro concettuale che intende tenere insieme il presente e il futuro, le persone e il pianeta, il rapporto elenca una serie di indicatori, 31 per la precisione, che intendono rendere misurabili quei valori come l’uguaglianza, la sostenibilità e l’inclusività che costituiscono i tasselli di quella definizione ampliata di benessere e progresso che non viene colta dalla sola dimensione della crescita economica del Pil.
La raccomandazione degli esperti è che questi indicatori possano venire adottati da enti come gli istituti nazionali di statistica e utilizzati nella pianificazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche. 15 di questi indicatori fanno già parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDG) delle Nazioni Unite.
GDP is the most widely used metric of economic progress & well-being. But it cannot be the only one.
GDP is indifferent to whether income goes to billionaires or to the poor – or if that income goes to addressing hunger, health or deprivation.
Let’s count what matters: Health.…— António Guterres (@antonioguterres) May 7, 2026
31 indicatori, 4 categorie
Gli indicatori sono organizzati in quattro categorie. La prima ha a che fare con i principi fondativi della società umana, ossia pace, diritti umani e salvaguardia del pianeta. La seconda ha a che fare con il benessere delle persone misurato lungo diverse direttrici: le condizioni materiali e il lavoro, la salute, l’istruzione, la sicurezza, la coesione sociale, la soddisfazione individuale, la qualità delle istituzioni e dell’ambiente.
La terza categoria ha a che fare con l’uguaglianza e l’inclusività, valutate da indicatori che misurano i livelli di povertà e le disparità tra diversi gruppi sociali all’interno di una popolazione. La quarta ha invece a che fare con la sostenibilità e la resilienza, intesa come la capacità di mantenere intatti, anche attraverso il tempo e le generazioni, diversi tipi di capitali: produttivi, umani, sociali, istituzionali e naturali. “Insieme, questi quattro elementi delineano le condizioni di cui una società ha bisogno non solo per funzionare oggi, ma anche per mantenersi coesa nel tempo”.
Poiché gli SDG sono già entrati a far parte della cultura amministrativa di molti Paesi e di molte città, è già possibile passare all’implementazione di circa la metà degli indicatori elencati nel rapporto: “la maggior parte dei Paesi dispone già dei dati, dei sistemi e dell’esperienza necessari per iniziare senza ritardi”. Altri dati invece, come quelli sulla coesione sociale, il benessere soggettivo e qualità delle istituzioni, storicamente sono stati più trascurati o monitorate in modo insufficiente, sottolinea il rapporto.
Oltre i numeri l’impegno
Gli autori tuttavia riconoscono che un cruscotto dettagliato di indicatori da solo non è sempre lo strumento più efficace per la comunicazione pubblica o per il processo decisionale: “il valore di qualsiasi quadro di misurazione dipende interamente da se e da come viene utilizzato”. Per questo il rapporto contiene anche un’agenda per lo sviluppo delle metodologie statistiche, per l’adozione nazionale e per il coordinamento internazionale. Oltre agli investimenti, servirà anche un impegno politico che la cooperazione multilaterale tra governi può contribuire a mantenere alto.
“Per i governi, il compito è molteplice. In primo luogo, è fondamentale istituire e pubblicare regolarmente rapporti nazionali di monitoraggio del progresso, basati su questo quadro di riferimento, adattati alle priorità nazionali e ampliati per riflettere ulteriori dimensioni di equità, integrandoli nei processi centrali di elaborazione delle politiche, pianificazione, bilancio e assegnazione di responsabilità”. Il rapporto annuale di ASVIS è un esempio di quest’attività di monitoraggio.
Oltre a quello nazionale, il riflettore deve rimanere acceso anche sul livello globale: secondo gli autori servirebbe “un rapporto globale annuale sul progresso misurato oltre il PIL, che applichi questo quadro a tutti i Paesi e sia allineato alla rendicontazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG)”.
Questo coordinamento tra dimensione nazionale e globale deve valere anche per gli istituti di statistica, che raccolgono ed analizzano dati e li mettono rapidamente a disposizione di altri enti a livello sovranazionale, che periodicamente aggiornano i metodi, gli standard comuni e le linee guida per ciascun indicatore.
“Oltre ai governi e alle istituzioni statistiche, questa agenda dipende da un insieme più ampio di attori” sottolineano gli autori. “Il mondo accademico e la società civile dovrebbero guidare l’innovazione nella misurazione – anche attraverso dati generati dai cittadini – e fornire un monitoraggio indipendente, analisi del progresso, dei compromessi e degli impatti distributivi che le statistiche ufficiali non sempre possono offrire. Insieme al settore privato e ai media, questi gruppi hanno un ruolo cruciale nel plasmare il dibattito pubblico e nel sostenere questa agenda”.
“Ciò che misuriamo plasma ciò che valorizziamo” concludono. “Questo rapporto non chiede al mondo di abbandonare il PIL. Chiede qualcosa di più ambizioso: guardare il quadro completo e agire di conseguenza”.