La roadmap di IRENA per l’allontanamento dai combustibili fossili
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Oggi l’elettricità rappresenta poco più di un quinto (23%) dell’energia consumata nel mondo. Nel 2035 però salirà a più di un terzo (35%) e nel 2050 gli elettroni copriranno più del 50% di tutta la domanda energetica globale, diventando la fonte dominante. Per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C è questa la strada da seguire secondo IRENA (International Renewable Energy Agency). L’agenzia, in collaborazione con la presidenza brasiliana dalla Cop 30 di Belém, ha pubblicato lo scorso 20 maggio la sua roadmap di uscita dalle fonti fossili: il rapporto si intitola infatti Transitioning Away from Fossil Fuels.
Il titolo richiama la formula coniata alla Cop 28 di Dubai, quando per la prima volta il documento finale di una conferenza Onu sul clima ha esplicitamente menzionato i combustibili fossili e ha esortato i Paesi membri ad avviare un allontanamento graduale da gas, petrolio e carbone.
Da allora però le Cop non hanno fatto molti progressi, tanto che alla Cop 30 il presidente Correa do Lago aveva dovuto constatare che i quasi 200 Paesi membri delle Nazioni Unite non avevano raggiunto un consenso unanime per sottoscrivere tutti insieme un documento che raccogliesse l’eredità di Dubai e che rilanciasse l’obiettivo dell’abbandono dei combustibili fossili tramite una roadmap.
Da lì è nato l’appuntamento di Santa Marta di questo aprile in Colombia, dove 57 Paesi hanno discusso di come trasformare in realtà questa transizione, calibrandola sulle esigenze locali invece che su un unico coordinamento globale.
IRENA, pubblicando la sua roadmap, ha scelto di puntare sulla stessa formula terminologica, “per contribuire al dibattito globale in vista della Cop 31 ad Antalya e per sostenere i Paesi attraverso analisi, partenariati e attività di coinvolgimento nazionale”.
Oltre a essere le principali cause del cambiamento climatico, i combustibili fossili oggi sono diventati anche fonti di instabilità per il sistema economico globale, con la crisi del gas provocata dall’invasione russa dell’Ucraina prima, nel 2022, e con quella del petrolio seguita all’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran poi, a febbraio di quest’anno. La chiusura dello stretto di Hormuz ha reso più evidente che fare la transizione conviene non solo sul piano ambientale ma anche su quello della sicurezza economica.
Nello scenario presentato da IRENA, al calo delle fonti fossili corrisponde una speculare crescita dell’elettrificazione. Se a metà secolo l’energia elettrica passerà dal 23% al 50% della domanda energetica mondiale, molti settori (dai trasporti agli edifici, passando per la produzione industriale) vedranno la percentuale di impiego di petrolio, gas e carbone passare dall’attuale 80%, al 50% nel 2035 e al 20% al 2050. “L’elettrificazione e l’abbandono dei combustibili fossili sono inseparabili e devono procedere insieme” ha commentato Francesco La Camera, direttore generale di IRENA, ma “la velocità dell’abbandono dei combustibili fossili sarà in ultima analisi determinata dalla rapidità con cui le economie si elettrificheranno” ha aggiunto.
Elettrificazione per settori. Rapporto IRENA, maggio 2026
La roadmap tracciata dall’agenzia con sede negli Emirati Arabi Uniti punta sulle rinnovabili per la produzione elettrica e sul potenziamento dell’infrastruttura di rete per il trasporto e la distribuzione dell’energia generata.
Il 92% dell’elettricità prodotta nel 2050 proverrà da fonti rinnovabili, che nel corso dei prossimi due decenni saranno responsabili di soddisfare quasi tutta la crescita della domanda.
“La roadmap aggiornata di IRENA mostra chiaramente che l’elettrificazione basata sulle energie rinnovabili contribuisce a molteplici obiettivi politici” ha sottolineato La Camera. “Favorisce la mitigazione climatica, rafforza la sicurezza energetica aumentando l’indipendenza dai combustibili fossili importati e sostiene la competitività economica attraverso la creazione di nuove filiere industriali e l’innovazione. Inoltre, le energie rinnovabili competitive in termini di costi contribuiscono a mantenere prezzi dell’elettricità accessibili per le famiglie e per l’industria”.
crescita rinnovabili. Rapporto IRENA, maggio 2026
I prossimi passi saranno decisivi per mettersi in linea con la traiettoria della roadmap. Proprio alla Cop 28 di Dubai era stato fissato l’impegno di triplicare la produzione rinnovabile e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030. Per quanto queste due tappe restino imprescindibili, da sole non bastano, sottolinea il rapporto: “i paesi devono investire simultaneamente nelle reti, nei sistemi di accumulo e nella flessibilità del sistema, per garantire sistemi elettrici affidabili, sicuri e accessibili, capaci di sostenere una domanda in crescita”.
È proprio l’infrastruttura che rischia di non tenere il passo dell’aumento della produzione. “Le infrastrutture sono diventate un collo di bottiglia cruciale, con circa 2.500 gigawatt (GW) di energia eolica e solare in attesa di essere collegati alle reti elettriche”, a livello globale, riporta IRENA. “Gli aggiornamenti previsti entro il 2035 e il 2050 non saranno realizzabili senza procedure autorizzative accelerate e un aumento degli investimenti”. Secondo le stime dell’agenzia, gli investimenti necessari all’ampliamento delle reti elettriche dovrebbero essere, in media, di 1.200 miliardi di dollari l’anno, ossia più del doppio rispetto ai 500 miliardi di dollari investiti nel 2025.
Offerta di energia primaria. Rapporto IRENA, maggio 2026
Oltre all’elettrificazione, i combustibili cosiddetti sostenibili giocheranno un ruolo importante nella transizione tracciata da IRENA, che però specifica come “un certo utilizzo dei combustibili fossili potrebbe comunque continuare, in particolare nei casi in cui né l’elettrificazione diretta né i combustibili sostenibili possano essere rapidamente ampliati”.
Questo dovrebbe valere per i settori cosiddetti hard-to-abate, le cui emissioni sono difficili da abbattere: si tratta dell’aviazione e del trasporto marittimo, di alcuni settori industriali come la produzione di cemento e acciaio, alcune applicazioni del sistema elettrico, dove potrebbe essere ancora necessaria una capacità di generazione programmabile (e non intermittente), che avrebbe bisogno del supporto per esempio delle centrali termoelettriche a gas.
“In questi settori, la transizione lontano dai combustibili fossili in ciascuna regione richiederà un’attenta valutazione della quota di generazione rinnovabile nel mix energetico, tenendo conto della disponibilità delle risorse rinnovabili e degli aspetti economici, nonché della disponibilità di combustibili sostenibili in ciascuna regione o paese, come la bioenergia sostenibile oppure l’idrogeno pulito e i suoi derivati” conclude il rapporto.