Scienza e dissenso: il caso dei ricercatori espulsi da una conferenza sul diabete per critiche alla Casa Bianca
Il diabetologo statunitense Steven Kahn mentre viene cacciato dalla polizia dal congresso annuale dell'ADA. Screenshot/MedPage Today
Nel dibattito contemporaneo sulla produzione e circolazione della conoscenza scientifica, le società accademiche rappresentano non soltanto luoghi di diffusione dei risultati della ricerca, ma anche infrastrutture normative attraverso cui si definiscono le condizioni di legittimità del discorso scientifico. In tali spazi, la distinzione tra la produzione del sapere, la sua validazione editoriale e la circolazione pubblica tende progressivamente a farsi più porosa, generando zone di tensione tra libertà di espressione scientifica e regolazione istituzionale.
Un caso recente, verificatosi nel corso delle Scientific Sessions annuali dell’American Diabetes Association (ADA) del 5-8 giugno 2026 a New Orleans, consente di osservare empiricamente tali dinamiche. L’ADA è una delle principali società scientifiche internazionali dedicate allo studio del diabete mellito (sia di Tipo1 sia di Tipo2). Fondata negli Stati Uniti 85 anni fa svolge un ruolo centrale nella definizione delle linee guida cliniche, nel finanziamento della ricerca e nella diffusione dei risultati scientifici nel campo della diabetologia. L'associazione si batte affinché le persone con diabete possano vivere al meglio, difendendo i loro diritti, aumentando i finanziamenti per i programmi e la ricerca su questa malattia. Il suo congresso annuale rappresenta uno dei più importanti appuntamenti mondiali della disciplina, riunendo ricercatori, clinici e rappresentanti istituzionali per la presentazione e discussione degli avanzamenti più recenti. In tale contesto si colloca anche la rivista Diabetes Care, organo ufficiale dell’associazione, che pubblica articoli originali, revisioni e contributi di opinione di forte impatto sulla comunità scientifica.
Nel corso dell’attuale congresso annuale ADA 2026 ha assunto rilievo un episodio relativo alla distribuzione di un editoriale pubblicato su Diabetes Care e firmato da Steven E. Kahn, professore di medicina presso l’Università di Washington e medico del VA Puget Sound Health Care System di Seattle. Kahn è una figura di primo piano della ricerca diabetologica internazionale e della stessa architettura istituzionale della rivista, della quale ricopre il ruolo di Editor-in-Chief. La sua attività scientifica si colloca da decenni al centro della ricerca sul diabete, con contributi fondamentali agli studi clinici e ai programmi di prevenzione finanziati dal National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK). Nel 2025 lo stesso Steven E. Kahn è stato insignito della Banting Medal for Scientific Achievement dell’American Diabetes Association, il più alto riconoscimento scientifico conferito dalla società, destinato a studiosi che abbiano dato contributi di rilievo alla comprensione, prevenzione e trattamento del diabete nel corso dell’intera carriera. Tale riconoscimento colloca ulteriormente la sua figura all’interno del nucleo più autorevole e istituzionalmente legittimato della comunità diabetologica internazionale.
E veniamo all’increscioso episodio che da qualche giorno ha trovato ampia eco sulla stampa statunitense, restituendo una dinamica che va ben oltre la semplice violazione di un regolamento congressuale e che chiama in causa il rapporto tra circolazione del sapere scientifico, forme della sua esposizione pubblica e dispositivi istituzionali di controllo. Secondo ricostruzioni giornalistiche, tra cui quelle del Washington Post, del New York Times, e le dichiarazioni dello stesso Kahn, cinque scienziati di rilievo sono stati allontanati dalla conferenza per la distribuzione di un editoriale critico verso la gestione della ricerca biomedica da parte dell'amministrazione Trump. Come premesso nell’editoriale “leopinioni espresse sono le opinioni personali degli autori (oltre allo stesso Kahn Cheryl A.M. Anderson, John B. Buse ed Elizabeth Selvin, ndr) e non rappresentano quelle dell'American Diabetes Association”. L’articolo oggetto della controversia affrontava le conseguenze dei tagli federali alla ricerca biomedica negli Stati Uniti, concentrandosi su temi strutturali quali il finanziamento e la sostenibilità dei laboratori e le condizioni dei giovani ricercatori. Non si trattava, dunque, di un contributo marginale o estraneo al perimetro disciplinare, bensì di una riflessione sulle condizioni istituzionali che rendono possibile la produzione stessa della conoscenza scientifica, in quanto affrontava temi tradizionalmente considerati parte integrante del dibattito scientifico istituzionale: il finanziamento della ricerca, la sostenibilità dei laboratori e le condizioni dei giovani ricercatori.
L'episodio si è verificato all'esterno di una sala dove era prevista la lectio magistralis di Jay Bhattacharya, direttore dei National Institutes of Health (NIH), durante l'incontro promosso dall'American Diabetes Association. Il gruppo di circa dieci ricercatori stava distribuendo con discrezione copie dell’editoriale, quando la sicurezza e la polizia, su ordine degli organizzatori, hanno intimato loro di lasciare il luogo, confiscando alcuni badge e impedendo la loro partecipazione alla conferenza. Tra i ricercatori coinvolti c’era lo stesso Steven Kahn, che ne aveva fatto stampare mille copie e che invitava la comunità scientifica a opporsi ai tagli ai finanziamenti federali alla ricerca sul diabete. "Molti presenti vedono minacciata la propria carriera e la ricerca stessa a causa delle politiche del NIH," ha detto Kahn. Un video mostra Kahn circondato dalla sicurezza mentre viene allontanato con le braccia piene di copie dell’editoriale. Aaron Kelly, co-direttore di un centro per la medicina dell’obesità pediatrica, ha definito la situazione "censura reale" in America, pur specificando che le sue parole non rappresentano la posizione ufficiale della sua istituzione.
Al posto di Bhattacharya, l’apertura del convegno è stata tenuta da Richard Woychik, consulente senior del direttore del NIH per la strategia "Make America Healthy Again". Un portavoce del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani non ha voluto commentare l’accaduto. Kahn ha inoltre affermato che, dopo l’allontanamento, gli sono stati revocati incarichi come la presentazione di un poster e la presidenza di una sessione. Un altro membro del gruppo, Irl Hirsch, endocrinologo all’Università di Washington, ha definito l’episodio una forma di censura da parte della comunità scientifica, sottolineando che la protesta era pacifica e senza slogan e che le conseguenze di questo tipo di gestione della ricerca si faranno sentire per generazioni. L’American Diabetes Association ha dichiarato che le cinque persone sono state espulse per violazione del codice di condotta, che richiede un comportamento professionale e rispettoso durante la conferenza. A distanza di una settimana il CEO Chuck Henderson si è scusato, l’ADA ha annunciato una revisione indipendente e due figure di rilievo si sono dimesse.
Il caso assume rilevanza teorica in quanto nel contesto delle società scientifiche contemporanee, la gestione della comunicazione accademica non si esaurisce più nei canali tradizionali della pubblicazione peer-reviewed, ma si estende agli spazi ibridi dei congressi internazionali, nei quali la produzione intellettuale si intreccia con dinamiche istituzionali, reputazionali e politiche. È proprio in tale cornice che si colloca l’episodio, il quale solleva interrogativi rilevanti sulla natura della libertà di espressione scientifica e sui suoi limiti percepiti all’interno delle comunità disciplinari. In altre parole, si pone il problema della trasformazione progressiva degli spazi accademici da luoghi di discussione aperta a contesti nei quali la produzione di discorso critico può essere soggetta a forme di autocensura preventiva, determinate non da vincoli espliciti, ma da segnali istituzionali ambigui.
L’episodio infatti non riguarda la legittimità del contenuto scientifico dell’editoriale, né la sua pubblicazione su una delle riviste più autorevoli del settore, bensì la sua “introduzione” nello spazio congressuale attraverso una modalità di circolazione non prevista dalle procedure istituzionali dell’evento. Il medesimo testo, già stabilizzato nel circuito editoriale, viene reimmesso nel contesto fisico della comunità scientifica, attivando un diverso regime di regolazione.
Per comprendere la portata del caso è necessario distinguere analiticamente tre forme di autorità che, nelle scienze contemporanee, tendono frequentemente a sovrapporsi: l’autorità epistemica, fondata sul riconoscimento del contributo scientifico e sulla capacità di produrre conoscenza affidabile, l’autorità editoriale, che riguarda la funzione di selezione, validazione e diffusione del discorso scientifico attraverso le riviste, e l’autorità istituzionale, esercitata dalle società scientifiche e dai loro dispositivi organizzativi nella regolazione degli spazi di interazione accademica. Nel caso in esame, queste tre dimensioni non solo coesistono nella stessa figura, ma risultano strutturalmente intrecciate. Steven Kahn è contemporaneamente autore del testo, figura epistemicamente autorevole della disciplina ed ex responsabile editoriale della rivista che lo ha pubblicato, nonché partecipante al congresso della società scientifica che ospita sia la rivista che l’evento. Tale configurazione produce una condizione di elevata interdipendenza tra produzione del sapere, sua validazione e circolazione pubblica che risultano difficilmente separabili. L’episodio, letto in questa prospettiva, non può essere interpretato né come controversia disciplinare né come semplice questione di ordine regolamentare, ma come manifestazione di una tensione strutturale nei regimi contemporanei di circolazione della conoscenza scientifica. In particolare, esso evidenzia come il controllo istituzionale non si eserciti soltanto sui contenuti del sapere, ma anche sulle forme e sulle modalità attraverso cui tali contenuti possono essere reintrodotti nello spazio pubblico della comunità scientifica. Ne deriva che il punto critico non riguarda la possibilità astratta di produrre dissenso scientifico, né la sua accettabilità nei canali editoriali, ma la crescente importanza dei meccanismi attraverso cui tale dissenso può essere reintrodotto nello spazio fisico e simbolico della comunità scientifica. Quando queste condizioni diventano opache o fortemente regolamentate, il rischio sistemico non è la soppressione esplicita delle opinioni, ma la progressiva riduzione della loro circolazione effettiva attraverso forme indirette di selezione istituzionale.
In questa prospettiva, il rischio più significativo non riguarda gli studiosi già affermati, la cui posizione istituzionale garantisce una relativa protezione, bensì i ricercatori emergenti. È infatti su di essi che ricadono più direttamente gli effetti delle trasformazioni del clima accademico, con possibili ricadute sulla disponibilità a partecipare al dibattito pubblico e alla produzione di opinioni scientificamente fondate ma potenzialmente controverse.
L’episodio invita perciò a riflettere su una questione più ampia, che trascende il caso specifico: la tenuta degli spazi di discussione critica all’interno delle comunità scientifiche contemporanee. Quando il problema non è più soltanto cosa possa essere discusso, ma se convenga discuterlo, diventa necessario interrogarsi sulla qualità delle condizioni istituzionali che rendono possibile il progresso della conoscenza.
Le onde d’urto del blocco finanziario della ricerca biomedica statunitense rischiano di investire l’Europa e l'Italia con effetti paralizzanti. Laboratori accademici e istituti di cura italiani dipendono strettamente dai Foreign Grants e dai co-patrocini erogati dai National Institutes of Health (NIH), il cui imminente taglio lineare di cinque miliardi di dollari congela i trial clinici multicentrici a lungo termine, dallo studio dei biomarcatori per l'Alzheimer all'immunoterapia oncologica. A questa asfissia economica si somma il meccanismo burocratico del Multiyear Forward Funding, che obbliga a vincolare l'intero budget quinquennale nella prima annualità, riducendo matematicamente del 40% i contratti avviabili e sbarrando la strada a una generazione di post-doc e giovani ricercatori italiani. Infine, il ridimensionamento mirato della National Library of Medicine minaccia l'integrità e la neutralità di piattaforme universali come PubMed: l'alterazione dei processi di metadatazione e dei vocabolari controllati (MeSH) rischia di rendere invisibili a livello globale le ricerche europee su temi politicamente sensibili oltreoceano, degradando il diritto comunitario a un'informazione scientifica libera e neutrale.