SOCIETÀ

Lo sguardo di Pavel, regista-spia delle scuole caserma di Putin

Auguriamoci davvero che Mr Nobody Against Putin, il documentario vincitore dell’Oscar di categoria 2026, abbia miglior fortuna in streaming, quando sarà disponibile, rispetto all’accoglienza che ha ricevuto nelle sale. Perché, per quanto sia innegabile che si tratta di un’operazione condotta con fiuto commerciale e forse sovrastimata nel suo esito complessivo, rimane una testimonianza preziosa di come un regime autocratico condizioni il suo sistema educativo fino a far diventare la scuola pubblica uno strumento di propaganda e risonanza delle idee governative.

La scuola di una piccola città come simbolo della propaganda di regime

Niente di nuovo, si dirà, è il pane quotidiano di qualunque dittatura. Ma il valore delle sequenze “rubate” per alcuni mesi in una scuola di Karabash, piccolo e tranquillo centro sugli Urali soffocato dai fumi di una fonderia di rame, deriva dall’assoluta genuinità con cui sono state girate. Perché l’intento iniziale di Pavel Talankin, giovane responsabile eventi e videomaker della scuola, non era quello di creare un documento di denuncia: le riprese di cerimonie, spettacoli, lezioni erano, dopo tutto, il suo lavoro quotidiano. Ma all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, Pavel si trova a prendere atto di un radicale cambiamento, che stravolge la sua attività e gli pone un formidabile dilemma.

Pavel, da insegnante antisistema a strumento di denuncia

Il governo impone il progetto “Discussioni importanti”, che obbliga gli insegnanti a trasformarsi in propagandisti: ogni giorno, alcuni spazi dovranno essere dedicati all’esaltazione nazionalistica del conflitto, alla distorsione del quadro geopolitico, alla deformazione delle radici storiche della situazione attuale. Così Pavel, che già in precedenza era un “non allineato” che osava esporre nel suo ufficio la bandiera dell’opposizione russa, decide di dare alla propria vita una svolta irreversibile. Contattato da produttori occidentali che avevano notato, sul web, il suo profilo e le sue inquietudini, accoglie la proposta di diventare lo sguardo clandestino sull’opera di militarizzazione della scuola russa post-invasione, semplicemente continuando a fare il suo lavoro.

Il cinismo di Stato e la rassegnazione dei giovani

Inizia così un diario visivo che registra quotidianamente, con sgomento, come un’istituzione che dovrebbe promuovere la libertà dell’insegnamento e l’indipendenza del pensiero si pieghi, con rassegnazione e imbarazzo, alla ragion di stato. Mr Nobody ci propone una galleria di volti difficili da dimenticare: il professor Abdulmanov, insegnante di storia filogovernativo nostalgico dei torturatori stalinisti, che indottrina i ragazzi affermando che l’Europa verrà ridotta allo stremo, e ai francesi rimarranno da mangiare solo rane (tanta solerzia verrà premiata dalle autorità, che gli attribuiranno, come premio per il miglior insegnante, un appartamento nuovo di zecca); la studentessa disincantata, che sembra prevedere con fatalismo il destino del fratello mandato al fronte; il ragazzo buono e un po’ smarrito, che sceglie di riempire il vuoto del suo futuro con il reclutamento; la madre di Pavel, anziana bibliotecaria sorda alle proteste del figlio contro il sistema, preoccupata solo che non si cacci nei guai.

Poche sequenze chiave, ma indimenticabili

Certo, la forza di Mr Nobody sta nel montaggio e nella supervisione di David Borenstein, il regista deus ex machina dell’intera operazione, che valorizza e conferisce forza drammatica a un numero tutto sommato modesto di sequenze chiave, i veri documenti della macchina propagandistica: la marcia dei ragazzi, inquadrati e impettiti come soldati, nei corridoi della scuola; gli sproloqui di Abdulmanov, tanto improbabili quanto appassionati; la creazione di corpi di giovanissimi paramilitari, ragazze e ragazzi, schierati a decine in cerimonie pubbliche; e, sopra ogni altra, la surreale “lezione” che i mercenari del Gruppo Wagner impartiscono ai bambini, una rassegna di armi da guerra, granate, elmetti che gli alunni maneggiano affascinati, iniziazione a un pensiero unico che mira a una patria di giovanissimi militari pronti al sacrificio.

Un Oscar che premia il coraggio

Il resto di Mr Nobody è riempito dal volto di Pavel, dalle sue riflessioni angosciate e malinconiche, lo struggimento per il destino che attende i suoi giovanissimi allievi, i patimenti sulla patria sempre più disumanizzata, le paure e speranze che si traducono, alla fine, nell’addio alla Russia, una fuga rischiosissima con il materiale filmato, orchestrata dai produttori dell'opera. Potremmo quindi affermare che Mr Nobody riesce nell’impresa di trasmettere, con un numero limitato di sequenze forti, il senso di un Paese che sacrifica il futuro dei suoi figli per un presente insensato, e il dolore senza rimedio della generazione dei padri e degli educatori, che assiste a questo scempio senza un lamento. In questo senso, l’Oscar ha inteso premiare, più che un grande film, l’esempio di un sommo, rarissimo coraggio.

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