SOCIETÀ

La transizione solare del Pakistan, guidata dal basso dai suoi cittadini

Quando si parla di transizione energetica spesso si fa riferimento a traguardi, come un certo numero di GigaWatt (GW) di generazione elettrica rinnovabile, da raggiungere entro una certa data. In questo modo i governi possono pianificare le azioni necessarie al raggiungimento di quegli obiettivi, predisponendo le adeguate coperture legislative e finanziarie e governando le trasformazioni sociali che ne derivano nella maniera più equa e ordinata possibile. Posta in questi termini, la decarbonizzazione risulta un enorme processo di cambiamento guidato dall’alto. Come per ogni regola però esistono le eccezioni.

Negli ultimi 3 anni, dal 2023 al 2025, la generazione di energia elettrica da fonte solare è letteralmente esplosa in Pakistan, senza il supporto di sussidi statali o sconti fiscali dedicati. La crescita del fotovoltaico è infatti avvenuta soprattutto nella rete di distribuzione, ossia grazie a piccoli impianti installati sui tetti per uso domestico, aziendale o agricolo, senza alcuna programmazione statale alle spalle.

Insomma, la transizione energetica in corso in Pakistan non è governata da amministrazioni locali o nazionali, ma è interamente guidata dal basso dai suoi cittadini.

Come fa notare Jan Rosenow, professore di politiche energetiche e climatiche all’università di Oxford, nel 2025 un solo Paese ha importato più pannelli solari dalla Cina del Pakistan: si tratta dell’Olanda, che tuttavia fa arrivare al porto di Rotterdam merce che poi viene distribuita in tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. A parte quest’eccezione, nessun altro Paese ha importato da Pechino tanti pannelli solari quanto ha fatto il Pakistan.

Nel 2023 Islamabad importava poco più di 7 GW di pannelli fotovoltaici, valore che ha più che raddoppiato nel 2024, per assestarsi quasi a 17 GW nel 2025.

Le ragioni 

Nell’estate del 2022 il Pakistan è stato travolto da una stagione dei monsoni particolarmente violenta, che ha causato gravissime alluvioni in quasi un terzo del Paese. Quasi 2.000 persone hanno perso la vita e circa 30 milioni di persone sono state colpite dalle inondazioni. I danni economici sono stati calcolati nell’ordine dei 40 miliardi di dollari, equivalenti a quasi il 10% del Prodotto Interno Lordo nazionale. Ingenti sono stati anche i danni arrecati alla rete elettrica, che già subiva frequenti interruzioni da anni.

Anche per questo probabilmente i pakistani hanno sentito l’esigenza di investire su impianti fotovoltaici da installare sui tetti delle proprie case. Un’altra ragione sono stati i costi dell’energia che sono quasi triplicati dal 2015 al 2025. Insomma, i cittadini si sono trovati a scegliere tra una rete elettrica costosa e inaffidabile da un lato e una tecnologia economicamente alla portata e sicura dall’altra.

Il balzo in avanti

Il risultato è che negli ultimi 2 anni il Pakistan ha installato 27 GW di capacità solare: per raffronto, negli ultimi due anni, l’Italia ha installato circa 7 GW al’anno di nuove rinnovabili (solare ed eolico insieme).

Di conseguenza, la domanda di elettricità è cresciuta di oltre il 20% (33 TWh) e la generazione di energia proveniente dal solare distribuito è più che triplicata, passando da 15 TWh a oltre 50 TWh, arrivando a coprire quasi il 30% della produzione elettrica nazionale. Solo tre anni fa era attorno al 10%.

I dati di un recente rapporto di Ember confermano che questo aumento di produzione solare è stato in grado di coprire tutta la nuova domanda elettrica, facendo addirittura calare la produzione erogata dall’infrastruttura di rete.

Oggi il 21,7% dell’energia pakistana è elettrica, una percentuale che avvicina il Paese alla media globale del 22%. Negli ultimi due anni però Islamabad ha fatto un balzo di 5 punti percentuali, quando la crescita media del resto del mondo è stata meno dell’1%.

La produzione di energia pulita e a basso costo ha recato già notevoli benefici al settore agricolo dove sta sostituendo il diesel, così come a certe industrie dove sta rimpiazzando almeno in parte il carbone. Nel settore residenziale e commerciale ha consentito un utilizzo più continuativo degli elettrodomestici, inclusi quelli per il raffrescamento. Il prossimo settore da conquistare sarà quello dei trasporti, in quanto in Pakistan ancora non ha preso piede la mobilità elettrica.

Secondo Ember, i pannelli installati hanno fatto risparmiare al Paese circa 12 miliardi di dollari di importazioni di gas e petrolio, con un conseguente miglioramento del bilancio emissivo e della qualità dell’aria.

I rischi

Secondo gli esperti, i dati raccolti non raccontano nemmeno tutta la rivoluzione solare del Pakistan, che in gran parte è stata guidata dal settore residenziale privato, difficile da mappare con precisione.

Ma anche per questo, una crescita ipertrofica, improvvisa e non pianificata può generare delle storture e dei rischi. Quando un numero crescente di utenti smette di comprare energia dalla rete, perché se la auto-produce, i costi di mantenimento dell’infrastruttura elettrica vengono spalmati su un numero più ristretto di utenti, che magari sono proprio quelli che non dispongono del capitale necessario a installarsi i pannelli in casa. Il risultato è che, a fronte di una condizione economica già precaria, le loro bollette tenderanno a salire ancora di più.

Per quanto la transizione verso l’energia solare pulita possa sembrare una valida soluzione sia in termini di sicurezza energetica degli utenti, sia in termini di sostenibilità ambientale, rischia di aumentare la disuguaglianze tra chi può permettersi l’installazione di un impianto e chi non ha questa possibilità. La transizione energetica è sempre anche una questione di giustizia sociale: i cittadini possono e devono fare la loro parte, ma è la politica degli Stati e dei governi che deve prendersi la responsabilità di governarla.

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