I libri di scuola non si comprano più in libreria
Foto di Ronaldo Guiraldelli/Pexel
Per una volta, nei nostri articoli, decidiamo di partire da un fatto aneddotico e non statistico, ma alla statistica, come sempre, ci arriveremo per avere uno sguardo più ampio. Partiamo da Venezia, esattamente dal suo centro storico. Per acquistare i libri di testo delle scuole medie e superiori, è rimasta una sola libreria a raccogliere le prenotazioni. È la Cafoscarina. Un’altra attività, Mare di Carta, ha abbandonato la scolastica lo scorso anno. A Mestre, secondo un'analisi del Corriere del Veneto, resistono invece due cartolibrerie.
E questo è un aneddoto utile non tanto a segnalare che nella città lagunare è complesso acquistare libri in libreria, di aneddoti del genere ce ne potrebbero essere migliaia, ma quanto ragionare sul posto dove si comprano.
Online ci sono le grandi piattaforme, nei supermercati i libri si prenotano e si ritirano insieme alla spesa. Coop, per esempio, dichiara al Corriere del Veneto di aver gestito nel solo 2025, nella provincia di Venezia, circa 10.000 ordini per 65.000 libri scolastici. La libreria tradizionale rimane quindi uno dei canali possibili, ma non è più necessariamente quello principale.
Potrebbe sembrare semplicemente un'altra storia sulla crisi delle librerie. In realtà il mercato dei libri scolastici funziona in modo abbastanza particolare, cerchiamo di capire come.
Innanzitutto la prima anomalia è che chi compra, non sceglie cosa comprare. Il libro viene adottato dalla scuola e lo studente deve procurarsi esattamente quel titolo, in quella determinata edizione e con quello specifico codice ISBN. Anche il prezzo non è una variabile sulla quale il consumatore può incidere molto. E la domanda si concentra, inevitabilmente, nelle poche settimane che precedono l'inizio delle lezioni.
Quanto vale questo mercato? E soprattutto: quanto costa per una famiglia?
Quasi 300 euro per iniziare le medie
Una risposta possiamo provare a ricavarla direttamente dalle adozioni delle scuole.
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito pubblica in formato aperto, regione per regione, l'elenco dei libri adottati dalle singole classi. I dati per l'anno scolastico 2026/27 sono stati aggiornati il 9 settembre e comprendono, per ogni titolo, il prezzo di listino e l'indicazione se il volume sia effettivamente “da acquistare”.
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Abbiamo provato ad analizzarli e per ogni classe abbiamo sommato il prezzo di copertina dei soli libri indicati come da acquistare, contando una sola volta eventuali ISBN duplicati. Il risultato chiaramente non rappresenta quanto ogni famiglia abbia realmente speso ma può essere un indicatore interessante. Un libro però può essere comprato usato, scontato oppure anche prestato.
Guardando il valore di listino del paniere indicato dalla scuola però possiamo dire che, per una prima media, è di circa 299 euro, distribuiti su poco meno di dodici titoli. In Veneto siamo attorno ai 305 euro. Il salto alle superiori non riduce molto la cifra perché nel primo anno il paniere medio dei testi da acquistare vale circa 320 euro.
Sono dati medi a livello nazionale, ma più o meno potremmo dire che ogni famiglia deve spendere circa trecento euro a figlio soltanto per i libri, e concentrati soprattutto nelle settimane che precedono l’inizio delle lezioni.
Un mercato da 800 milioni di euro
All'inizio del 2026 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha concluso un'indagine conoscitiva durata oltre un anno sull'editoria scolastica italiana.
I numeri ci dicono che ci sono quasi otto milioni di studenti, circa un milione di insegnanti e un mercato dei libri nuovi che vale intorno agli 800 milioni di euro all'anno. A questo si aggiungono circa 150 milioni stimati per il mercato dell'usato. Secondo l'Autorità, la spesa media sostenuta da una famiglia nell'intero ciclo delle medie è di circa 580 euro; alle superiori arriva a 1.250 euro.
È però importante chiarire un punto. L'Antitrust non ha trovato una particolare esplosione dei prezzi dei libri rispetto all'inflazione: secondo l'indagine, i prezzi del nuovo sono cresciuti sostanzialmente in linea con l'andamento generale dei prezzi. Il problema però è un altro: se diminuisce il potere d'acquisto delle famiglie, una spesa obbligata di alcune centinaia di euro pesa comunque di più. E i sistemi pubblici di sostegno, osserva l'Autorità, rimangono molto diversi da territorio a territorio.
Ma quindi perché il supermercato può fare ciò che una libreria fatica a fare? Lo può fare per diversi motivi. Il primo, principale, è economico. Per i libri scolastici lo sconto al pubblico può arrivare al massimo al 15% del prezzo di copertina. La grande distribuzione riesce a sfruttare fino in fondo questa possibilità perché non ha necessariamente bisogno di guadagnare sul singolo manuale. Basta offrire il servizio che però significa anche portare una famiglia nel supermercato, fidelizzarla e, probabilmente, venderle anche altro.
Il problema, però, non riguarda soltanto Venezia. Grazia Raimondo, libraia della Limerick di Padova, racconta di aver provato nei primi anni di attività a occuparsi anche di scolastica. La scelta aveva soprattutto una ragione legata al quartiere, l’Arcella, il più popoloso della città con un’unica libreria. “L’idea era offrire un servizio alle famiglie, soprattutto a quelle che potevano avere maggiori difficoltà linguistiche o organizzative”, racconta Grazia Raimondo.
L’esperimento è durato poco. Anche volendo sorvolare sui margini di guadagno bassissimi, il vero problema era la gestione degli ordini. Per completare la lista di un solo studente poteva essere necessario rivolgersi a più magazzini diversi, con tempi di consegna non prevedibili, perché gli editori programmano le tirature cercando di avvicinarsi il più possibile al numero delle copie richieste, e ovviamente non conviene (a loro e a nessuno) stamparne in eccesso.
Per una piccola libreria si aggiunge poi un altro svantaggio: gli ordini sono spesso frammentati. Due copie di un titolo, tre di un altro, magari richieste in giorni diversi perché difficilmente i genitori organizzano un acquisto collettivo.
E poi una libreria indipendente è l’ultimo anello della catena distributiva ma è anche quello direttamente esposto alla clientela. Se il libro non arriva, poco importa che il problema sia legato all’editore, al distributore o al magazzino: la famiglia si rivolge al negozio che ha raccolto l’ordine. “Sei l’ultimo anello di una lunga catena disfunzionale, quindi i genitori se la prendono con te - sintetizza Grazia Raimondo -. Non potendo garantire un buon servizio, preferisco non farlo proprio”.
Per fare scolastica in modo sostenibile servirebbero numeri della grande distribuzione: quindi spazio per gestire i volumi, personale, tempo e ordini consistenti.
Ma anche così, osserva Raimondo, il guadagno “vero” arriva più facilmente dai servizi e dai prodotti che ruotano attorno al libro: la plastificazione delle copertine per chi offre il servizio, la cancelleria per una cartolibreria, oppure gli altri acquisti nel caso della grande distribuzione.
È anche per questo che Raimondo rovescia in parte la lettura più immediata del fenomeno: “Il motivo per cui i genitori ordinano online o nei supermercati è che le librerie spesso non vogliono fare il servizio scolastico, perché è un incubo”.
E poi ci sarebbe, almeno teoricamente, una terza strada per ridurre il costo: non comprare sempre il libro nuovo.
Il mercato dell'usato vale secondo l'Antitrust circa 150 milioni di euro l'anno. Alle superiori è particolarmente rilevante: l'Autorità stima che nel 2023 il valore dei libri adottati ma non venduti nuovi fosse nell'ordine dei 200-250 milioni di euro, una parte significativa dei quali riconducibile proprio alla seconda mano, pur con le cautele necessarie perché nella differenza rientrano anche comodato e mancati acquisti.
Anche qui, però, il mercato scolastico ha una sua peculiarità: l'edizione conta. Significa che una nuova edizione riceve un nuovo ISBN e questo può rendere inutilizzabile, per la classe che ha adottato il titolo nuovo, la copia dell'anno precedente anche quando appartiene allo stesso progetto editoriale.
L'Antitrust ha dedicato una parte della propria indagine proprio al tema. Da una parte gli editori sostengono che le nuove edizioni siano necessarie per aggiornare contenuti, esercizi e apparati didattici e rappresentino una normale forma di innovazione e concorrenza. Dall'altra esiste da tempo il sospetto che aggiornamenti troppo frequenti possano ridurre artificialmente la vita commerciale dei libri e ostacolare il mercato dell'usato. L'Autorità non liquida la questione scegliendo una delle due interpretazioni, ma chiede maggiore trasparenza nel distinguere le effettive modifiche tra un'edizione e l'altra.
Quindi, anche alla luce delle esperienze viste fino ad ora la domanda è: che cosa ci racconta il fatto che un mercato da centinaia di milioni di euro stia diventando sempre meno sostenibile per chi vende quasi esclusivamente libri?
La risposta l’abbiamo ritrovata più volte. Tutto il comparto dovrebbe essere rodato. Il Ministero dovrebbe dare i dati prima agli editori, che di conseguenza stamperebbero prima i libri che arriverebbero per tempo ai distributori. Ma in parte questo, racconta anche una trasformazione che conosciamo già in molti altri settori. Le piattaforme online e la grande distribuzione riescono a offrire prezzi, comodità e scala difficilmente replicabili da un piccolo esercizio commerciale.