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In Salute. Calcolosi renale: numeri in aumento ma terapie all'avanguardia

Dobbiamo immaginarci i calcoli renali come dei sassolini che si formano all'interno dei reni e che, solitamente, vengono espulsi spontaneamente dal nostro corpo con l'urina. A volte, però, queste formazioni, che sono solitamente di composizione ossalo-calcica, danno origine alla calcolosi renale, una delle più comuni malattie delle vie urinarie che può causare infezioni ricorrenti, fastidi al fianco e, nel caso della colica renale, anche dei dolori molto forti.

In questo approfondimento di In Salute abbiamo parlato di calcoli renali insieme al dottor Diego Marega, urologo della struttura sanitaria Zudecche Day Surgery di Trieste e, fino al pensionamento nel 2019, anche dell'ospedale Cattinara di Trieste.

“I calcoli renali sono dei frammenti o piccoli sassolini che possono essere presenti all'interno delle vie urinarie e trovarsi quindi nel rene, nell'uretere o nella vescica e che si formano in seguito a una perdita di equilibrio nella solubilità dell'urina”, spiega il dottor Marega. “L'urina è una soluzione molto densa e sovrasatura e la precipitazione dei sali nelle vie urinarie è un fenomeno frequentissimo, anche se non sempre porta alla formazione di un calcolo di dimensioni tali da creare problemi.

Fino a poco tempo fa, si calcolava che in Italia un uomo su 10 e una donna su 20 avessero a che fare con la calcolosi urinaria nell'arco della vita. Ebbene, a partire dagli ultimi 20 o 30 anni, questo numero è sempre più in crescita. Questo aumento nell'incidenza della malattia ha anche delle ricadute economiche: gli ospedali, infatti, sono sempre più bersagliati da questo tipo di patologie e i costi dei ricoveri e degli interventi iniziano a incidere in modo preoccupante.

L'intervista completa al dottor Diego Marega sulla calcolosi renale. Montaggio di Elisa Speronello

“Nella stragrande maggioranza dei casi, le calcolosi sono di tipo ossalo-calcico, con varie misture di fosforo o di calcio. La formazione di calcoli è spesso collegata a una riduzione dell'introito di liquidi”, continua il dottor Marega. “Questo succede più frequentemente nel caso di persone che vivono in paesi molto caldi o dove c'è scarsità di acqua oppure a chi, per ragioni occupazionali, tende a sudare molto e a stare in ambienti dove le temperature sono alte.

Questa malattia può anche essere la conseguenza di alcune alterazioni biochimiche causate da problemi nutrizionali o fattori ambientali.
Ci sono poi alcune patologie, come l'ipertiroidismo o la sarcoidosi, che espongono maggiormente al rischio di calcolosi. Esiste anche una rara malattia chiamata cistinuria che rende la calcolosi difficile da curare, perché essa tende a recidivare molto frequentemente. La cistinuria, però, è la causa solo dello 0,5-1% delle calcolosi totali”.

Il dottor Marega parla inoltre dell'esistenza di alcuni fattori genetici che possono predisporre a contrarre questa malattia, per quanto essi siano abbastanza irrilevanti statisticamente. “Sicuramente è dimostrata una familiarità della calcolosi, nel senso che in alcune famiglie possono esserci più persone a soffrire di questa malattia. Non sono molte chiare le cause, ma queste sembrano essere più legate a comportamenti diffusi tra i vari membri della famiglia, che a fattori genetici”.

Come abbiamo detto, la precipitazione dei sali nelle urine è abbastanza comune e solitamente essi si accumulano sotto forma di cristalli molto piccoli che vengono eliminati in maniera inconsapevole attraverso l'urina. Cosa succede però quando un calcolo raggiunge dimensioni tali da non poter essere espulso? Che tipo di conseguenze può avere sulla salute della persona?

“I problemi per la salute si hanno quando una di queste formazioni raggiunge dimensioni tali da danneggiare il rene oppure, muovendosi verso l'esterno, ostruisce l'uretere dando origine a dolori molto forti. È questo il caso della colica renale, una fitta fortissima e improvvisa al fianco che causa una grande sofferenza per la persona. Esistono inoltre, purtroppo, anche dei calcoli ossidanti, che possono restare misconosciuti anche a lungo e quando diventano molto gravi possono portare alla perdita di un rene, anche se oggi questo è piuttosto raro”.

Vediamo allora come comportarsi quando si sospetta di avere un problema di calcoli renali e quali sono i trattamenti che permettono di liberarsene.

“Il paziente si rende solitamente conto di avere un calcolo in seguito a una colica, a un sanguinamento oppure perché ha avuto infezioni ricorrenti difficili da spiegare. In questi casi è necessario fare degli accertamenti, in primo luogo tramite l'ecografia, per ottenere una diagnosi”, chiarisce il dottor Marega. “Gli specialisti che si occupano della prevenzione e della cura della calcolosi sono gli urologi, che si occupano della terapia attiva della calcolosi, e i nefrologi, medici internisti specializzati nella cura di malattie renali.

La prima cosa da fare quando il dolore è causato da un calcolo che sta cercando di uscire è intervenire con delle terapie farmacologiche per arrestare il dolore e favorire l'espulsione spontanea del calcolo. In altri casi, invece, è necessario rimuoverlo per liberare le vie urinarie e fare sì che il rene non soffra.

In passato, si interveniva chirurgicamente raggiungendo le vie urinarie dall'addome per poi estrarre il calcolo. Oggi esistono dei trattamenti molto meno invasivi ed efficaci, che sono molto ben codificati e che talvolta possono risparmiare al paziente un'operazione chirurgica. Un trattamento extracorporeo piuttosto comune prevede l'utilizzo di onde d'urto per frammentare il calcolo dall'esterno, così che possa venire espulso spontaneamente tramite le vie urinarie.
In altri casi, invece, ci si serve di una sonda che viene introdotta nelle vie urinarie attraverso l'uretra e l'uretere, e poi si polverizza il calcolo con metodi balistici, con gli ultrasuoni, oppure con la litotrissia a laser. A queste pratiche viene a volte combinato anche il trattamento percutaneo, che consiste nell'entrare nel rene dall'esterno, quindi dal fianco, con un piccolo ago e poi con uno strumento a fibre ottiche per frantumare il calcolo e poi estrarne i frammenti.
Il perfezionamento di questi trattamenti così avanzati è stato rivoluzionario nella cura della calcolosi, e ha permesso all'urologia di compiere enormi passi avanti negli ultimi 30-35 anni”.

Il dottor Marega propone inoltre un esempio per aiutarci a riflettere sull'importanza delle cause ambientali di questa malattia e sui comportamenti corretti da assumere per prevenire l'insorgenza di calcolosi.

“Nell'ultimo periodo stiamo assistendo a una crescita dei casi di calcolosi anche nei paesi orientali, in primis il Giappone, dove un tempo questa malattia quasi non esisteva. L'aumento di questa patologia in tali paesi va di pari passo con quello di certi tumori, come quelli prostatici o mammari, che una volta non erano diffusi tra gli abitanti del Giappone i quali, però, quando emigravano nei paesi occidentali, come gli Stati Uniti, a partire dalla generazione successiva iniziavano a sviluppare gli stessi tumori diffusi tra gli abitanti del paese d'arrivo, perché avevano assunto i comportamenti alimentari tipici di quei luoghi.
Al giorno d'oggi, gli abitanti dei paesi orientali non hanno bisogno di emigrare per assumere comportamenti alimentari tipicamente occidentali, che comprendono in primo luogo un alto consumo di carne. Inoltre, anche l'obesità è spesso un fattore associato all'insorgenza della calcolosi.

Ciò che si evince da questo aumento della calcolosi in Giappone e in altri paesi in via di sviluppo in cui si inizia a diffondersi una dieta più ricca di proteine, è che un'assunzione eccessiva di carne tende a favorire l'insorgenza di questa malattia, perché la carne modifica la composizione delle urine. Per questo, non bisognerebbe mangiare più di una porzione di carne al giorno, dose che viene spesso superata abbondantemente.
Lo stesso vale per il sale. Il fabbisogno di sale della persona adulta è di circa 6 grammi al giorno, ma nel nostro paese se ne mangiano circa 20 al giorno senza troppi sforzi. Consideriamo, ad esempio, che un panino al salame contiene 3 grammi di sale solo nel salame, e che molti cibi contengono sali insaporitori come il glutammato di sodio”.

Vanno sfatati, poi, alcuni luoghi comuni, come la convinzione che i latticini e le acque cosiddette “dure”, ovvero ad alta concentrazione di sali di calcio, aumentino il rischio di calcolosi. “Poiché i calcoli sono composti di calcio e acido salico, un tempo veniva consigliato alle persone di non mangiare alimenti che contenessero queste sostanze, e di evitare quindi latticini, verdure a foglia larga, tè, caffè, cioccolato e pomodori”, specifica Marega. “In realtà, assumere poco calcio non è affatto un bene, perché aumenta il rischio di osteoporosi. Parlando invece delle acque che beviamo, non è vero che quelle oligominerali aiutano a prevenire la calcolosi. Al contrario, più dura è l'acqua e più calcio assumiamo, meno calcoli si formano. Per quanto riguarda l'ossalato, invece, quello che proviene dagli alimenti è quantitativamente poco rilevante rispetto a quello che il nostro corpo comunque produce autonomamente.

I comportamenti alimentari da assumere per prevenire la calcolosi sono pochi e semplici, e consistono nel bere molta acqua, e preferibilmente non quelle oligominerali, e mangiare verdura, che contiene potassio e altri sali che alcalinizzano le urine e rendono più difficile la formazione di calcoli. Una dieta mediterranea povera di carne e sale è una buona soluzione”.

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