SOCIETÀ

La fotografia delle aziende agricole italiane: tra evoluzione e nuove sfide

Negli ultimi dieci anni l’agricoltura italiana è cambiata parecchio, sia dal punto di vista aziendale che da quello delle attività svolte. A dirlo è il 7°Censimento generale dell’agricoltura realizzato dall’Istat. È un’analisi decennale che è molto utile per capire i movimenti di uno dei comparti più importanti e produttivi del nostro Paese.

Il primo dato che balza agli occhi è quello che dal 1982 ad oggi, due aziende agricole su tre sono scomparse. La riduzione poi, è stata più accentuata negli ultimi vent’anni: il numero di aziende agricole si è infatti più che dimezzato rispetto al 2000, quando era pari a quasi 2,4 milioni. 

Cala il numero di aziende ma, contemporaneamente, cresce la dimensione media di quelle rimaste. Meno aziende ma più grandi, si potrebbe riassumere vedendo sia i dati del SAU che delle SAT. Le Superfici Agricole Utilizzate sono passate da 5,1 a 11,1 ettari medi per azienda, mentre le Superfici Agricole Totali sono più che raddoppiate dal 1982 ad oggi, passando da 7,1 a 14,5 ettari medi per azienda. 

Le aziende cambiano, mutano rispetto al territorio ed ai tempi che viviamo ma, quello che rimane sostanzialmente invariata, è la composizione dell’azienda stessa. Il 93,5% delle aziende agricole è ancora gestito nella forma di azienda individuale o familiare. Una percentuale che è si in calo rispetto al 2010, quando erano 96,1%, ma rappresentano ancora la quasi totalità del comparto. Se le aziende sono ancora familiari però, quello che è calato in modo evidente è il peso relativo dei terreni di proprietà. Nel 2010 infatti le coltivazioni sui terreni di proprietà erano ill 73,3% del totale, nel 2020 invece si è scesi al 58,6%.

Per cercare di riassumete in uno slogan anche questo aspetto, potremmo dire che calano le proprietà ma aumentano gli affitti. I terreni in affitto infatti sono passati dal 4,7% al 10,1% per una crescita quasi del 50% in soli dieci anni.

Insomma i dati ci fanno capire come il quadro evolutivo delle aziende agricole va verso un progressivo processo di uscita dal mercato delle aziende non più in grado di sostenere la propria attività, quindi quelle aziende piccole e a gestione familiare. Oltre a questo poi, è evidente la tendenza ad un processo di concentrazione dei terreni agricoli in aziende mediamente più grandi. 

Il calo del numero delle aziende poi, non è un fenomeno ristretto solamente a qualche zona, bensì si riscontra in tutto il Paese. Il censimento dell’Istat mette in luce come tra il 2020 e il 2010 il numero di aziende agricole sia sceso di almeno il 22,6% (il caso della Sardegna) in tutte le regioni, ad eccezione delle province autonome di Bolzano/Bozen (-1,1%) e di Trento (-13,4%) e della Lombardia (-13,7%). Il calo più deciso si registra però in Campania (-42,0%) mentre la riduzione del numero di aziende è maggiore nel Sud (-33%) e nelle Isole (-32,4%).

Un’ulteriore conferma della tendenza vista precedentemente, ci arriva anche analizzando come i terreni agricoli sono coltivati. Abbiamo visto che negli ultimi anni ci sono meno aziende agricole ma quelle rimaste hanno a disposizione più ettari. Di fatto è come se il trend miri a far “chiudere” le piccole imprese familiari ed accorpare i terreni in grandi aziende, e questo senza di fatto mutare la tipologia produzione.

Come si legge nel censimento, oltre la metà della Superficie Agricola Utilizzata continua a essere coltivata a seminativi (57,4%). Seguono i prati permanenti e pascoli (25,0%), le legnose agrarie (17,4%) e gli orti familiari (0,1%). In termini di ettari di superficie solo i seminativi risultano leggermente in aumento rispetto al 2010 (+2,9%).

Una buona fetta delle coltivazioni quindi, sono legnose agrarie. In particolare queste sono coltivate da circa 800 mila aziende in Italia per una superficie di 2,1 milioni di ettari. La dimensione media di questa tipologia di coltivazione è di 2,7 ettari e sono concentrati principalmente nel Mezzogiorno.  Puglia, Sicilia e Calabria complessivamente detengono il 46% delle aziende e il 47% della superficie investita. La Puglia è la regione con il maggior numero di aziende coltivatrici (170mila) e di superficie investita (491mila ettari), seguita dalla Sicilia (111mila aziende e 328mila ettari). Aziende che, sempre in Puglia, coltivano per il 71% della superficie l’olivo. 

Dopo l’olivo, è la vite la coltivazione legnosa più diffusa, in particolare in Veneto in cui ci sono circa 27mila aziende e 100mila ettari. Al terzo posto troviamo i fruttiferi, che includono frutta fresca, a guscio o a bacche, e sono coltivati in 154mila aziende (-34,8%), per una superficie di oltre 392mila ettari (-7,5%) La coltivazione più diffusa tra la frutta fresca è il melo, con una superficie di oltre 55mila ettari e 38mila aziende; per tale coltivazione le Province Autonome di Trento e Bolzano detengono complessivamente il 28% delle aziende e il 52,5% della superficie.

Ci sono poi quelle aziende che hanno anche un comparto zootecnico. In Italia il censimento ne conta 213.984, cioè il 18,9% di quelle attive. I capi allevati invece sono in totale 203 milioni: 8,7 milioni suini, 7 milioni ovini e 5,7 milioni bovini. 

Dall’analisi del censimento quindi, vediamo come il comparto agricolo sia in constante ma lenta evoluzione, un’evoluzione che porta anche alla diversificazione dell’offerta. Si tratta ancora di una percentuale piccola rispetto alla totalità (5,7%) ma l’aspetto di aggiungere attività remunerative connesse a quelle agricole è un tema su cui inevitabilmente bisogna soffermarsi. Il report dell’Istat dice che tra le attività connesse, le più diffuse sono l’agriturismo, praticato dal 37,8% delle aziende con attività connesse; le attività agricole e non agricole per conto terzi, che interessano il 18,0%, e la produzione di energia rinnovabile (16,8%). 

L’evoluzione sopra citata ha portato anche ad uno dei cambi che possiamo definire più repentini. La produzione di energia rinnovabile ha segnato una decisa dinamica di crescita rispetto al decennio scorso, con un +198%. 

L’analisi del censimento quindi è importante perché fotografa la situazione delle aziende agricole italiane. Una situazione che però, è bene ribadire, è stata segnata dalla pandemia. Il censimento infatti è stato prodotto nel 2020, anno in cui il lockdown dovuto alla situazione sanitaria è stato più duro. Il mondo sta cambiando rapidamente e purtroppo ci siamo accorti che anche il nostro clima oramai è già mutato, con conseguenze non banali. Questo è un tema che sicuramente influenzerà, e lo sta già facendo, tutto il comparto agricolo mondiale. Avere una fotografia di com’è la situazione attuale per, ci permette di affrontare le nuove sfide con più consapevolezza e magari cercando un adattamento ad una terra che noi stessi uomini abbiamo contribuito a mutare in peggio.

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012