SCIENZA E RICERCA

Dialogo, anche con i no-vax

L’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) la chiama vaccine hesitancy, la riluttanza o anche il rifiuto a vaccinarsi, e la pone fra le dieci maggiori minacce alla salute globale per il 2019. L’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Ginevra sostiene che i vaccini sono uno degli strumenti più efficaci (anche nel rapporto costo/prestazioni) oggi disponibili per combattere le malattie infettive e valuta che, grazie a essi, ogni anno nel mondo viene salvata la vita a 2 o 3 milioni di persone. E che altri 1,5 milioni di vite sarebbero salvate se la copertura fosse davvero globale.

E la copertura non è globale anche a causa della vaccine hesitancy, la crescente riluttanza a vaccinarsi e a vaccinare i propri figli che sta aumentando anche nei paesi più avanzati. L’OMS registra il caso, preoccupante, di un incremento del 30% dei casi di morbillo. Non tutto questo aumento è dovuto alla vaccine hesitancy, ma una quota parte sì. Soprattutto in Europa e Nord America

Il tema è stato ripreso in questi giorni dal New York Times con un articolo che esprime la linea e le preoccupazioni di tutto il giornale: infatti è firmato Editorial Board, ovvero dal direttore, dal corpo redazionale e anche dall’editore. L’articolo esprime, dunque, la linea ufficiale del giornale.

La denuncia si riferisce agli Stati Uniti, dove secondo il Centers for Disease Control and Prevention il numero di bambini senza copertura vaccinale contro le principali malattie infettive è quadruplicato rispetto al 2011. Stiamo parlando, ovviamente, di malattie come il morbillo contro cui esiste ed è consigliabile assumere il vaccino. Ora sono oltre 100.000 i bambini senza nessuna vaccinazione e, sostiene il New York Times, sono milioni quelli che hanno una copertura vaccinale incompleta.

Siamo, dunque, di fronte a un paradosso, forse per la prima volta nella storia della medicina, come denuncia, sulla rivista Nature, Heidi Larson della London School of Hygiene and Tropical Medicine, la prossima grande epidemia potrebbe essere causata non dalla mancanza di una tecnologia per contrastarla, come avveniva in passato, ma da un «contagio emotivo, attivato per via digitale».

Il riferimento è ai no-vax, il movimento che utilizza in maniera sistematica i sociale e più in generale il web per fare propaganda contro i vaccini, riuscendo a ottenere successi che preoccupano le autorità sanitarie di tutto il mondo. 

Il problema che si pone The New Tork Times è come contrastare i no-vax. Come opporre una comunicazione efficace che svuoti le loro fake news sui vaccini e restituisca la fiducia nelle autorità sanitarie.

L’Editorial Board del quotidiano americano nell’articolo pubblicato il 19 gennaio scorso dal titolo How to Inoculate Against Anti-Vaxxers, propone una ricetta piuttosto aggressiva. Se quelli gridano, occorre che i medici e le autorità sanitarie gridino più forte. Infatti il primo passo della ricetta ha per titolo Get tough: diventa duro. 

Naturalmente non si tratta di avere un atteggiamento rozzo: infatti al secondo punto c’è Be savvy, usa argomenti da esperto. E ancora: sii chiaro e approfondisci la conoscenza del tuo nemico. Insomma non essere rozzo, ma aggressivo sì. Usa la medesima veemenza dei no-vax.

Questa ricetta ha una sua ragion d’essere. In casi di emergenza non si può essere troppo sottili. In ogni caso occorre una mobilitazione dei medici e degli scienziati: non bisogna chiudersi nelle torri d’avorio, ma uscire e sporcarsi le mani nella società. 

E tuttavia questo approccio improntato al Get tough ha qualche punto debole: essere aggressivi e individuare nel tuo interlocutore “il nemico” costituisce un forte cemento solo per l’identità di gruppo. Rafforza le convinzioni di chi ti è vicino. Più difficilmente convince chi è indeciso e men che meno quelli che tu consideri “i nemici”. Al contrario, la tua aggressività cementa in maniera speculare l’identità di gruppo di quelli che tu consideri “i nemici”. 

In sanità non esistono “i nemici”, ma solo persone con convinzioni errate (agli occhi delle attuali conoscenze scientifiche) che vanno, per l’appunto, convinte e non vinte. Con un dialogo non solo civile, ma pacato. E sistematico. Non con affermazioni apodittiche, ma con argomentazioni critiche e trasparenti. Bisogna trasformare la vaccine hesitancy nella vaccine confidence: dalla riluttanza o addirittura dalla sfiducia aperta in aperta fiducia, che si ottiene solo con la fiducia.

 Certo, questo secondo approccio, è, sul momento, meno visibile e molto più difficile. Ma questo ha di brutto la fiducia: basta un momento per perderla e richiede tempi lunghi e grande fatica per riconquistarla. 

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