SCIENZA E RICERCA

Il commercio illegale mette a rischio estinzione un quinto dei vertebrati

Il commercio illegale di specie animali rischia di portare all’estinzione quasi un quinto dei vertebrati presenti sulla Terra. Ad approfondire le conseguenze di questo insaziabile mercato, capace di generare ogni anno un giro di affari che va dagli 8 ai 21 miliardi di dollari, è una ricerca recentemente pubblicata su Science che rivela come il numero delle specie a rischio sia il doppio rispetto alle stime precedenti. Gli autori, un team di scienziati di diverse università inglesi e statunitensi, sono partiti dai databases della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species) e della IUCN Red List (International Union for Conservation of Nature) per identificare le specie commerciate illegalmente che vanno ad alimentare il mercato degli animali esotici, allevati in cattività e utilizzati come pets, o che sono sfruttate per le pelli, l’industria medicale, la cosmesi o il cibo di lusso. I numeri sono preoccupanti: 5.579 delle 31.745 specie di vertebrati presenti sulla Terra, circa il 18% del totale, sono vendute e comprate sui mercati illegali. Le percentuali sono ancora più elevate nel caso dei mammiferi (dove il fenomeno riguarda il 27% di 5.420 specie) e degli uccelli (23% di 10.278 specie), mentre sono minori nel caso dei rettili (12% di 9.563 specie) e anfibi (9% di 6.484 specie)

Il problema, dunque, sembra essere molto più esteso di quanto si pensasse in precedenza e, secondo gli autori, il commercio faunistico potrebbe coinvolgere in futuro altre 3.196 specie aggiuntive, caratterizzate dalla somiglianza con gli animali attualmente scambiati. Uno scenario che porterebbe così al rischio di estinzione 8.775 specie e che si aggiunge ai cambiamenti climatici e all’impatto delle attività umane, come deforestazione, degrado del suolo e incendi. “La proporzione di specie selvatiche coinvolte nel commercio può potenzialmente crescere, se consideriamo gli andamenti attuali. Nel futuro possiamo prevedere che si arrivi a una specie su quattro o a una specie su tre” afferma Brett Scheffers, docente dell’IFAS (Institute of Food and Agricultural Sciences) dell’Università della Florida e uno degli autori dello studio, realizzato insieme a Brunno Oliveira dell’Università di Auburn di Montgomery, in Alabama, Leuan Lamb e David Edwards dell’Università di Sheffield nel Regno Unito. 

Sul tema abbiamo intervistato la prof.ssa Barbara De Mori, docente di Bioetica animale ed Etica della conservazione al dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione dell'Università di Padova Direttore dell'Ethics Laboratory for Veterinary Medicine, Conservation and Animal Welfare che collabora al Progetto BioRescue con il suo laboratorio. L'obiettivo di questo team internazionale di scienziati è quello di salvare il rinoceronte bianco del Nord dall'estinzione, partendo dalle uniche due femmine sopravvissute sulle quali sono state applicate avanzate tecniche di fecondazione assistita. 


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Da un punto di vista geografico il Sud America, l'Africa centrale e sud-orientale, l'Himalaya, il Sud-est asiatico e l'Australia sono i principali epicentri del commercio faunistico, visto che si tratta delle aree che contengono il maggio numero degli esemplari richiesti dal mercato. Il traffico illegale ha già causato l’estinzione di alcune sottospecie, per altre il punto di non ritorno è vicino.  Nel 2010 l’ultimo esemplare di rinoceronte di Giava presente in Vietnam (Rhinoceros sondaicus annamiticus) è stato colpito a morte dai bracconieri e privato del suo corno. Restando nel sud est asiatico, il commercio illegale minaccia la sopravvivenza di Leucopsar rothschildi, un uccello raro, presente in natura solo sull’isola di Giava, in Indonesia. Caratterizzato da piume bianchissime, da una maschera blu intorno agli occhi e da uno splendido canto, è strappato dal proprio habitat per essere venduto nei mercatini specializzati nella vendita di uccelli canori.

E’ proprio il possedere determinati tratti desiderabili che porta un animale ad entrare nei circuiti del commercio illegale. “Gli animali acquisiscono valore sul mercato quando hanno qualcosa di speciale: per esempio gli uccelli dai colori brillanti sono molto richiesti e lo stesso accade per gli animali che sono una fonte di avorio” spiega Scheffers. La caccia di frodo agli elefanti per le loro preziose zanne è un caso emblematico, ma il cambiamento delle preferenze culturali e dei relativi status symbol possono rapidamente portare al rischio di estinzione anche specie che sembravano meno compromesse. E’ quanto sta accadendo al pangolino (Manis javanica): le carni di questo timido mammifero, sono considerate prelibate sia in Asia che in Africa e la cheratina contenuta nelle sue squame (è l’unico mammifero al mondo ad avere questo rivestimento) è utilizzata in molti farmaci tradizionali prodotti in Cina.

E se la causa dell'ultima estinzione di massa, che circa 66 milioni di anni fa provocò la scomparsa dei dinosauri, fu l'impatto di un asteroide sulla superficie terrestre, oggi tutti i fattori che possono portare alla cancellazione di una specie sono legati alle attività umane. Molti studiosi sono concordi nel ritenere che siamo entrati in una nuova era geologica - l'Antropocene - caratterizzata proprio dall'impatto dell'uomo sul pianeta: industrializzazione, urbanizzazione estrema, deforestazione, estrazioni minerarie, agricoltura intensiva, sfruttamento incontrollato delle risorse ittiche. 

l'essere umano è la prima specie nella storia della vita che è diventata una forza geofisica E.O. Wilson

Ma cosa fare per proteggere meglio le specie a rischio? Gli autori della ricerca suggeriscono un approccio che punti su politiche proattive, anziché reattive, tra cui una "lista di controllo" di specie sensibili, una migliore individuazione delle importazioni illegali, un impegno deciso nel combattere la corruzione e un maggiore coinvolgimento delle popolazioni locali nella conservazione della biodiversità. “La conservazione della fauna selvatica è spesso reattiva. Le protezioni vengono messe in atto quando una specie è in pericolo, non prima. Il nostro modello consente ai gestori della fauna selvatica e ai responsabili politici di essere proattivi e tenere d'occhio i target attuali del mercato e le tendenze future”, conclude Scheffers.

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