CULTURA

Rodari e "li Marziani"

È di questi giorni la notizia che un gruppo di scienziati italiani sembra aver individuato in alcune fotografie scattate dai robot inviati dalla NASA su Marte i segni possibili di vita. Si tratta – se la notizia venisse confermata – della prova provata che i marziani esistono o sono esistiti, sia pure in forma batterica.

Gianni Rodari ne era convinto. Forse. Comunque ai marziani ha dedicato molte righe. Eccone una splendida antologia.

Da: Crunch! Scrash! ovvero Arrivano i Marziani:

         Una bella mattina arrivano i Marziani. Prima volano su Roma con i loro dischi d’argento …

            I dischi sono tre. E tre marziani mettono la testa fuori dalle cupolette. Sono di un bel verdino primavera hanno le antenne in fronte, proprio come la gente se li immagina. Però non è vero che sono piccolini: anzi, sono alti circa tre metri e cinquanta.  

Gli ETI di Rodari vivono sui più disparati pianeti. E vengono da ogni angolo dello spazio cosmico. E tuttavia anche Gianni Rodari quando pensa agli extraterrestri pensa, in primo luogo, a loro: ai Marziani.

         «Salve! Come vedete siamo Marziani e siamo venuti con intenzioni più che altro affettuose. Dunque, presentiamoci. Io sono il comandante AB17»

I Marziani sono gli extraterrestri con cui storicamente i terrestri – la letteratura e il cinema, gli astrofili e persino gli astronomi (ricordate i canali di Schiapparelli?) dei terresti – hanno più consuetudine. 

         Malgrado questa consuetudine persistono difficoltà di comunicazione. Come intuisce il vicequestore Fiorillo, giunto ad accoglierli con settemila camionette:

         Di colpo la sua intelligenza deduttiva, esercitata in anni di indagini su ogni sorta di delitti, gli fa intravedere la verità: i marziani parlano a fumetti e capiscono solo i fumetti …

Non è facile, parlare con i Marziani.

I Marziani e, soprattutto, l’immaginario terrestre dei Marziani (l’immagine che abbiamo dell’altro da noi) fanno capolino in diverse storie rodariane. Per esempio compaiono inopinatamente in C’era due volte il barone Lamberto. La gente li immagina, naturalmente, come «ometti verdi con le corna». E naturalmente, senza neppure vederli, ne ha paura.

È forse nell’incipit di La torta in cielo che i marziani – che l’immaginario marziano – vengono descritti da Gianni Rodari in maniera davvero indimenticabile. 

            Una mattina d’aprile verso le sei, al Trullo, i passanti che attendevano il primo autobus per il centro, alzando gli occhi a studiare il tempo, videro il cielo della loro borgata occupato da un enorme oggetto circolare di colore oscuro, che se ne stava al posto delle nuvole, immobile, a un migliaio di metri sopra il livello dei tetti. Ci fu qualche - Oh, - qualche - Ah, - poi si udì un grido:

            - Li marziani!

Nulla come quel grido in romanesco, Li marziani!, autentica “popular science”, rende l’immaginario scientifico (o, se si vuole, fantascientifico) popolare. Anzi, popolaresco. E il continuo non è certo da meno.

         Fu come un segnale e una parola d'ordine. La gente cominciò a gridare e a correre da tutte le parti. Finestre si aprirono, altra gente si affacciò a curiosare, immaginando il solito incidente d'auto, poi guardò in su, e allora ci fu un gran chiamare e sbattere di imposte e rotolare di avvolgibili e ciabattare per scale e cortili.

- Li marziani!

- Er disco volante!

La chiamata al telefono di Augusto è, poi, esilarante.

         Augusto rientrò nel bar, infilò un gettone nell’apparecchio e fece il numero dei pompieri.

            - Pronto, correte al Trullo, sono arrivati i marziani!         

Dovete sapere che il 30 ottobre 1938 il regista Orson Welles, all’interno del programma radiofonico La guerra dei mondi, tratto dall’omonimo romanzo del quasi omonimo scrittore (Herbert George Wells), dai microfoni della CBS annuncia ai cittadini americani lo sbarco dei Marziani nel New Jersey.

Pochi minuti dopo, ricorderà Welles, in tutti gli Stati Uniti le case iniziano a svuotarsi e le chiese a riempirsi. È il panico. È il caos. «Avevamo sottostimato la vena di follia della nostra America».

 Il gioco radiofonico di Orson Welles diventa un classico, oggetto di studio ancora oggi degli psicologi di massa e della sociologia dei media. 

Ma è un gioco ripetibile? Cosa sarebbe accaduto, in Italia, a Roma, al Trullo, se Orson Welles avesse trasmesso il suo famoso annuncio dai microfoni dell’EIAR, l’Ente italiano per le audizioni radiofoniche, madre della futura RAI? 

Non abbiamo una risposta. Ma Gianni Rodari con La torta in cielo, effettua, come dire, una simulazione.

All’inizio è il panico. Come negli Usa.

Poi la paura cede il passo a una più casereccia diffidenza.

L’altoparlante di Diomede tuonava intanto: - bambini, attenzione! Non accettate regali dai marziani! Essi vi daranno dei dolci avvelenati: non mangiateli!      

Ma alla fine i bambini romani danno festanti l’assalto all’astronave aliena – supposta marziana – parcheggiata lassù, sui cieli del Trullo. E se la mangiano. 

            Il professor Zeta si aggirava raggiante, aiutava i più deboli a staccare il cioccolato dal pavimento e a rompere le pareti di croccanti, indicava i filoni del miglior gelato, alzava tra le braccia i più piccoli perché potessero raggiungere il soffitto di panna montata.

            - È lei il marziano? – gli domandavano i ragazzi.

            - Sì, sono io. Sono un marziano. Mangiate e bevete, siete ospiti di Marte.

            - Viva Marte! – gridavano i ragazzi, tra un boccone e l’altro.

No, non è dei Marziani che dobbiamo avere paura.

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