SCIENZA E RICERCA

Lo zampirone: storia di fantasia, ingegno e marketing

Oltre a quella contro il caldo, una grande battaglia estiva è da sempre quella contro le zanzare. E se pensiamo all’anti-zanzare per eccellenza probabilmente immaginiamo la spirale verde tipicamente di dieci centimetri di diametro che, mentre viene fatta bruciare, allontana quegli insetti che tanto ci infastidiscono nelle serate estive: lo zampirone. E sono la genialità del laureato dell’ateneo padovano Giovanni Battista Zampironi, un fiore, la lotta alla malaria, la giapponese Yuki e un serpente, i protagonisti della storia del noto scaccia-zanzare. Ma andiamo con ordine.

Innanzi tutto il segreto dello zampirone sta nel Tanacetum cinerariifolium o piretro della Dalmazia, un fiore che contiene le piretrine, sostanze che agiscono sul sistema nervoso degli insetti provocandone la morte; un fiore usato per lungo tempo come repellente per gli insetti ad esempio in Persia o anche in Europa, ma la cui proprietà fu definitivamente scoperta a metà del XIX secolo.

Proprio in quegli anni, nel 1859, si laureava in chimica farmaceutica all’università di Padova il veneziano Giovanni Battista Zampironi. Nel 1862, all’età di 26 anni, Gio Batta, come lui stesso a volte si firmava, fondò un laboratorio farmaceutico a Mestre per la produzione della Zampirina, cioè polvere di piretro, e del "piroconofobo" poi denominato “fidibus insettifugo”: un cono scaccia-zanzare formato da un impasto di polvere di piretro, nitrato di potassio, radice di altea, gomma adragante e altre sostanze con la funzione di addensanti o leganti. La genialità di Zampironi fu il riuscire a portare la sua idea insetticida da intuizione di laboratorio a prodotto di mercato, non solo brevettandolo, ma capendo la necessità di abbinare al prodotto un programma pubblicitario insieme a una grafica e un’immagine coordinata forti, oltre che a presentazioni in giro per il mondo, come quelle alle principali esposizioni universali di Melbourne, Torino, Bruxelles, Gand, Chicago o Milano. Inoltre il successo del suo prodotto riguardava sì i “sonni tranquilli”, come recitavano alcuni slogan pubblicitari, ma anche il fatto che il nuovo rimedio anti-zanzare, ben presto divenne anche un rimedio contro le zanzare portatrici di malaria.

Fin qui però si parla di coni scaccia-zanzare. E la nota spirale? Per vederla in Italia dovremo aspettare il secondo dopoguerra e un tocco femminile proveniente dal Giappone. Infatti mentre l’imprenditore Zampironi metteva in commercio il suo prodotto, dall’altra parte del mondo, nel continente asiatico, Eiichiro Ueyama stava producendo dei bastoncini di incenso con fiori di piretro che bruciavano in poco tempo e con un forte potere insetticida. La moglie Yuki però, forse ispirandosi alla forma di un serpente attorcigliato in giardino, suggerì al marito di passare alla forma di spirale, che permetteva di utilizzare molto più materiale in poco spazio bruciando anche per 6-7 ore, contro i 40 minuti del bastoncino e i pochi minuti del cono di Zampironi. Il marchio con cui in Giappone circolava l'anti-zanzare a spirale aveva come simbolo un gallo e si chiamava “Cocksec”.

Il marchio Zampironi nel frattempo diventava così forte che in Italia si stava identificando con il prodotto stesso, tanto che quando la forma a spirale fece il suo ingresso nel mercato italiano e fu adottata anche dallo stesso marchio Zampironi, per il pubblico la cosa non cambiò: il marchio era identificato col prodotto insetticida, indipendentemente dalla sua forma.

Lo zampirone che ricordiamo noi oggi è quindi frutto della grande capacità di Giovanni Battista nell’intuire le potenzialità di un rimedio già utilizzato contro gli insetti e nel riuscire a portare quell’idea sul mercato, affiancando all’oggetto un programma pubblicitario e una grafica che hanno trasformato il marchio nel prodotto vero e proprio. La fama guadagnata da Zampironi e le sue intuizioni, sia scientifiche che commerciali, hanno contribuito a rendere ancor oggi il farmacista imprenditore un esempio per il marketing, oltre che l'esempio di come spesso le grandi innovazioni che ci accompagnano tutti i giorni sono frutto di più eventi e della capacità di unire più intuizioni e più storie in un’unica soluzione.

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