SCIENZA E RICERCA

Nel ghiaccio sono ancora conservate le tracce dell'inquinamento da piombo dell'Inghilterra medievale

Un recente studio è riuscito a tracciare, grazie all'analisi di un nucleo di ghiaccio estratto dal Colle Gnifetti, sulle Alpi svizzere, i cali e i picchi dell'inquinamento da piombo nell'Inghilterra nel XII secolo. Nel Medioevo europeo, l'avvelenamento da piombo era un fenomeno drammatico e molto presente, specialmente nel periodo in cui il sistema monetario passò dall'uso dell'oro a quello dell'argento, metallo che spesso si estraeva dallo stesso minerale in cui si trovava il piombo.

Esistono nuclei di ghiaccio e sedimenti lacustri dove sono infatti conservati depositi di piombo risalenti al medioevo. È proprio analizzando questi depositi, rimasti imprigionati per millenni, che si possono ancora rintracciare informazioni preziose risalenti al periodo medievale; è possibile, infatti, selezionare dei frammenti di ghiaccio e analizzarli con una tecnica capace di individuare l'anno in cui il piombo si è depositato.

Era già stata condotta una ricerca simile, anni fa, da un gruppo di ricercatori che avevano analizzato la concentrazione di isotopi di piombo depositato in sedimenti tratti dai laghi svedesi. Questi studiosi avevano rintracciato un picco di inquinamento da piombo tra il 1150 e il 1200, e avevano ipotizzato che la principale quantità di tali materiali pesanti provenisse da Inghilterra, Germania, Galles e Polonia.

L'archeologo Chris Loveluck, dell'università di Nottingham, ha deciso allora di considerare le fonti testuali e archeologiche e confrontarle con i residui di piombo conservati nel ghiaccio di Colle Gnifetti. La sua tesi è che l'Inghilterra fosse il principale paese a causare l'inquinamento da piombo nell'Europa del XII secolo d.C.

Le tracce di piombo presenti nel nucleo di ghiaccio di Colle Gnifetti, estratto nel 2013, sono state analizzate da un team di scienziati, che, usando un laser, ne hanno intagliato delle scaglie da 120 micron, ognuna delle quali tiene traccia di qualche giorno o settimana. A partire dai residui di piombo che ognuna di questa scaglie conteneva, gli studiosi sono stati capaci di individuare dei livelli di piombo considerevoli, relativi agli anni tra il 1170 e il 1220. La quantità di piombo in questi frammenti era tanto alta da eguagliare, addirittura, quella della rivoluzione industriale degli anni Settanta dell'Ottocento.

Ricostruendo i venti che soffiavano in direzione del ghiacciaio, hanno capito che l'area da cui provenivano i residui di piombo era quella inglese. Il processo di estrazione e fusione del piombo nelle miniere inglesi, infatti, causava un inquinamento che i venti portavano a 1500 km di distanza, fino alle Alpi svizzere.

I risultati di questo studio, pubblicato sulla rivista Antiquity dell'università di Cambridge, sono particolarmente interessanti perché i dati provenienti dalle analisi del ghiaccio, incrociati con le fonti storiche relative al periodo tra il 1150 e il 1250, permettono di capire perché in quegli anni ci sia stata una produzione di piombo particolarmente massiccia.

I risultati scientifici e lo studio delle fonti archeologiche e testuali confermano la corrispondenza tra i periodi in cui venivano estratti poco argento e piombo (confermati dalla minore presenza di inquinamento da piombo), con i momenti in cui c'erano crisi economiche, guerre, crociate o instabilità politica. Allo stesso modo, negli anni in cui le condizioni politiche erano favorevoli e l'economia prosperava, spesso perché i sovrani ordinavano di realizzare grandi opere oppure di coniare molte monete, il ghiaccio ha conservato una maggiore concentrazione dei residui di piombo.

Le principali fonti storiche prese in considerazione dagli studiosi sono i Pipe rolls, ovvero le registrazioni finanziarie del governo inglese, grazie alle quali è stato possibile rintracciare i momenti salienti della storia politica ed economica inglese di quei decenni e confrontarle con le tracce di piombo nel ghiaccio del Colle Gnifetti negli anni corrispondenti.

Lo studio di Loveluck e del suo team si è concentrato, in particolare, su un'analisi annuale del ghiaccio formatosi tra gli anni 1160 e 1216, ovvero del periodo che copre gli anni trascorsi sotto il regno dei sovrani angioini Enrico II, Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Plantageneto, colui che sarebbe passato alla storia come “Giovanni senza terra”.

L'estrazione mineraria, ad esempio, si fermò nel 1170 quando fu assassinato Thomas Becket. Quando invece ci fu, negli anni 1180, la costruzione delle abbazie cistercensi da parte di Enrico II, le estrazioni aumentarono al massimo, poiché serviva più piombo possibile per portare a termine la realizzazione di queste grandi opere, per cui fu raggiunto il picco di inquinamento testimoniato dalle tracce di piombo nel ghiaccio di Colle Gnifetti.

Quando Giovanni senza terra morì, nel 1216, e lasciò il regno a suo figlio Enrico III, le monete non furono coniate e le miniere fermarono l'estrazione e la fusione del piombo, dato confermato dall'analisi del ghiaccio.

È interessante notare, quindi, che l'inquinamento calava in corrispondenza dei principali cambiamenti politici in Inghilterra. Il confronto tra la media annuale della registrazione di piombo sul Colle Gnifetti, e i dati dei Pipe rolls che riguardano la produzione di piombo britannica per gli anni che vanno dal 1167 al 1216, riporta una corrispondenza dell'89%.

Le prove contestuali suggeriscono dunque che i giacimenti minerari della Gran Bretagna – in particolare le miniere di di Shropshire e Carlisle, nel Peak District, che producevano grandi quantità di piombo tra il 1150 e 1200, con un declino dopo il 1200 – furono la principale fonte dell'inquinamento da piombo registrato dal ghiaccio delle Alpi Svizzere dal 1150 al 1220.

La conclusione di Loveluck, quindi, è che la corrispondenza tra l'inquinamento da piombo registrato grazie al ghiaccio del Colle Gnifetti e la produzione di piombo inglese sotto i re angioini confermi il primato dell'Inghilterra nell'inquinamento da piombo tra il 1167 e 1216.
I risultati interdisciplinari presentati in questo studio forniscono una visione unica delle relazioni tra il governo reale angioino, la produzione di metallo e l'economia inglese in generale in un momento critico per la formazione dello stato europeo.

La guerra, le morti, le successioni dei re e le dispute tra Chiesa e Stato si riflettono nel ghiaccio. I risultati illustrano chiaramente l'impatto della (in)stabilità politica sulla produzione di merci in una delle più potenti egemonie politiche d'Europa Alpine ice and the annual political economy of the Angevin Empire, from the death of Thomas Becket to Magna Carta, c. AD 1170–1216, p. 16.

Altre squadre di esperti, intanto, stanno analizzando le calotte di ghiaccio sulle Alpi, alla ricerca di tracce di piombo provenienti dall'Inghilterra o da altre miniere europee. Tutto ciò va fatto molto in fretta: il riscaldamento globale, infatti, rischia di far sciogliere i ghiacciai prima che le ricerche siano finite, cancellando per sempre tracce potenzialmente utili nello studio della la storia europea.

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