SOCIETÀ

Scioperi per l’ambiente e emergenza climatica: il weekend verde dell’UE

Da una parte lo sciopero globale dei giovani di Greta Thunberg per chiedere che i governi di tutto il mondo (e non solo: anche i cittadini “comuni”) si impegnino per applicare politiche green. Dall’altra forse la prima, vera, risposta (al momento solo sulla carta) da parte di uno degli organi istituzionali della UE: il Parlamento Europeo ha infatti dichiarato l’emergenza climatica, chiedendo che l’UE si impegni per una riduzione a zero delle emissioni di gas serra entro il 2050. 

Il weekend a favore dell’ambiente

È sicuramente un lungo weekend all’insegna dell’ambiente quello che attraversa l’Europa in questo ultimo scampolo di novembre. L’attenzione è tutta volta a lunedì 2 dicembre, quando a Madrid si riunirà la Cop25, la conferenza delle Nazioni Unite da cui dovrebbero uscire segnali forti per fare in modo che i vari Paesi aderenti all’accordo di Parigi migliorino le loro strategie per contenere l’aumento del riscaldamento globale.

Non è più e non è mai stata una questione di lana caprina. Lo dicono gli studi scientifici a partire da quelli dell’IPCC fino ad arrivare agli ultimi dati contenuti nel rapporto Emissions Gap pubblicato pochi giorni fa sempre dalle Nazioni Unite: il clima sta cambiando velocemente ed è impensabile raggiungere gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi senza un impegno, concreto, volto a diminuire, ogni anno, le emissioni di gas climalteranti di almeno 7,5 punti percentuali. Un’utopia, al momento, visto che i dati parlano chiaro: la CO2 non sta diminuendo, tutt’altro. 


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Eppur si muove

Non sappiamo se le coscienze politiche si stiano smuovendo grazie agli sforzi di centinaia di migliaia di giovani che anche oggi scendono in piazza per chiedere una mobilitazione attiva sul clima. Lo speriamo, ma fatto sta che la decisione del Parlamento Europeo punta in questa direzione. L’annuncio segue di poche ore alle dichiarazioni di intenti del neo-capo della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che nel suo discorso di insediamento aveva largamente parlato di politiche più a favore dell’ambiente in ambito UE. 

La risoluzione del Parlamento Europeo sulla dichiarazione di emergenza climatica e ambientale è stata approvata con 429 voti a favore, 225 contrari e 19 astensioni. Non un plebiscito ma comunque un deciso passo avanti.

Che cosa prevede la risoluzione

In vista della Cop25 di Madrid (dal 2 al 13 di dicembre) si chiede che l’UE si impegni per una riduzione a zero delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. La richiesta è di mettere in atto politiche che prevedano che tutte le proposte legislative e di bilancio pertinenti siano “pienamente in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi". Una seconda risoluzione si esorta l’UE a presentare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici una strategia per raggiungere la neutralità climatica al più tardi entro il 2050. Non solo: i parlamentari europei chiedono a Ursula von del Leyen di includere nel Green Deal europeo “un obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030".

Il trasporto marittimo e aereo

Come azioni concrete, il Parlamento chiede anche una riduzione delle emissioni globali per il trasporto aereo e marittimo: “Le ambizioni attuali di questi due settori – si legge nel documento UE – non sono all’altezza delle riduzioni necessarie. Tutti i Paesi dovrebbero includere tali emissioni nei loro piani di contribuzione nazionale (NDC). Si chiede alla Commissione di proporre l’inclusione del settore marittimo nel Sistema UE di scambio delle quote di emissione (ETS)”.

Maggiore sostegno finanziario per la lotta al climate change

Il Parlamento Europeo è convinto che tutti i Paesi Ue dovrebbero almeno raddoppiare i contributi al Fondo verde internazionale per il clima facendo in modo che il bilancio UE “rispetti pienamente gli impegni internazionali”. I parlamentari sottolineano, infine, che gli impegni dei paesi sviluppati non raggiungono ancora l’obiettivo collettivo di 100 miliardi di dollari all’anno a favore del clima a partire dal 2020. 

Questi i punti principali della risoluzione. Si tratta sicuramente di un primo passo politico, sperando che non rimanga lettera morta.

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