SCIENZA E RICERCA

Stop alle munizioni al piombo nelle zone umide dell'UE

Mai più munizioni al piombo nelle zone umide di tutt’Europa. Dal 15 febbraio 2023, è entrato in vigore il regolamento europeo 2021/57, che vieta l’utilizzo di proiettili e pallini contenenti piombo all’interno delle zone umide ed entro 100 metri dai loro confini. È un passo fondamentale per tutelare le zone umide e la salute umana, perché mira ad eliminare la piaga del saturnismo, ovvero l’avvelenamento da piombo. Ma in Italia più che una vittoria, sembra un flop: la circolare applicativa che dovrebbe recepire il regolamento non lo applica in toto, ma anzi lo rende inefficace, escludendo molte di quelle che per la Convenzione di Ramsar sono zone umide a tutti gli effetti. Abbiamo fatto chiarezza con Alessio Satta, coordinatore di MedWet, l’organizzazione internazionale per la tutela e la valorizzazione delle zone umide del Mediterraneo, ed Enrico Bassi, ornitologo che da vent’anni collabora con il Parco Nazionale dello Stelvio e che da diversi anni si occupa anche dei danni ecologici provocati dall’avvelenamento da piombo.

«Il piombo è un metallo tossico per inalazione, contatto epidermico e ingestione. Un tempo il saturnismo era la malattia degli imbianchini, e infatti questo metallo è stato eliminato dalle vernici, dalla tipografia, dai giochi per l’infanzia e dalle benzine» spiega a Il Bo Live l’ornitologo Enrico Bassi «ma è ancora presente nelle munizioni, sia le palle intere - quelle utilizzate per la caccia agli ungulati - sia soprattutto nelle munizioni spezzate: i cosiddetti pallini utilizzati per la caccia all’avifauna, alle anatre e agli altri uccelli acquatici, ma anche per i piccoli mammiferi come lepri, conigli e volpi».

Buona parte delle rose di pallini sparate nelle zone umide ricade al suolo… o meglio va a finire in acqua, tra stagni e paludi. Gli uccelli abbattuti e non recuperati vengono predati o si decompongono, e quei pallini restano nell’ambiente, dove diventano un pericolo davvero subdolo. «Nelle zone umide i pallini possono essere facilmente ingeriti dagli uccelli acquatici che si nutrono setacciando l’acqua e smuovendo il fondo, anatre per lo più, che li scambiano per piccoli sassolini» specifica Enrico Bassi «I pallini in piombo infatti hanno lo stesso peso specifico e dimensioni dei sassolini che queste specie ingeriscono appositamente e mantengono nel ventriglio per aiutarsi a triturare il cibo vegetale di cui si nutrono. È un tragico inganno che spesso costa loro la vita: il piombo viene disciolto dai succhi gastrici e la sua forma ionica passa nel sangue, portando l’animale alla morte per avvelenamento cronico o acuto. Presto subentrano diarrea, anemia, perdita dell’equilibrio, convulsioni, insufficienza renale, fino all’encefalopatia e alla morte. Ogni anno, solo in Europa, il saturnismo provoca 2 milioni e 200.000 morti tra uccelli acquatici e terrestri».

Sono cifre impressionanti. E le vittime non sono solo gli uccelli acquatici delle zone umide, ma anche pesci che possono ingerire i pallini per sbaglio. E con loro, tutta la catena alimentare: dai mammiferi come le volpi che approfittano delle carcasse non recuperate dai cacciatori, ai predatori al vertice della catena alimentare come il falco pescatore.

Il saturnismo è così insidioso e pericoloso che in molti paesi europei, Italia compresa, «già dal 2007 è stato vietato l’uso di munizioni al piombo in alcune aree protette: quelle della Rete Natura 2000, ovvero i siti di interesse comunitario (SIC), e le zone di protezione speciale (ZPS) istituite grazie alla Direttiva Habitat e alla Direttiva Uccelli, tra cui ci sono molte aree umide» aggiunge Alessio Satta, coordinatore di MedWet, l’organizzazione internazionale per la tutela e la valorizzazione delle zone umide del Mediterraneo. «Ora il regolamento europeo 2021/57, entrato in vigore a febbraio, estende questo divieto: dal 15 febbraio è vietato l’uso di munizioni al piombo in tutte le zone umide, non solo in quelle della Rete Natura 2000. E il divieto arriva fino a 100 metri dal loro confine».

La norma - attesa da tempo - è in realtà una modifica al Regolamento Reach del 2006, che è una normativa europea per la valutazione e l’autorizzazione delle sostanze chimiche, che mira ad assicurare un maggiore livello di protezione della salute ambientale e umana. Ma fatta la legge, trovato l’inganno si dice… e questo detto sembra fare proprio al caso di questa vicenda. Tutto sta in un cavillo: ovvero in cosa si intende per “zona umida”. È su questo campo che si gioca la partita.

«Il regolamento europeo adotta la definizione di zona umida stabilita nel 1971 dalla Convenzione di Ramsar, ovvero: le paludi e gli acquitrini, le torbiere oppure i bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra, o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri. E ancora laghi, fiumi e foci, valli da pesca, litorali e coste, invasi e saline e altre zone umide create artificialmente, per un totale di 42 tipi differenti» continua Alessio Satta. “La circolare italiana approvata dal governo, invece, cancella dall’elenco ‘tutte le aree idriche effimere, soggette a variazioni temporanee del livello dell’acqua o del contenuto di umidità, prive del carattere di stabilità e permanenza’. Quindi tutte le zone umide temporanee, come per esempio lo stagno di Sale Porcus in Sardegna e altre zone umide temporanee inserite nell’elenco dei 66 siti Ramsar italiani che coprono circa 80.000 ettari» prosegue Satta. «Ma soprattutto sembra non tenere in giusta considerazione le small wetlands, che sono di importanza strategica e prioritaria, come ribadito anche all’ultima COP14 di Ramsar, tenutasi lo scorso novembre a Ginevra. In questa sede i paesi firmatari della Convenzione sono stati invitati a fornire un elenco aggiornato delle small wetlands, cosa che l’Italia ha fatto solo per Sicilia e Sardegna! Solo nelle due isole maggiori ci sono ben 13.984 piccole zone umide, e immaginiamo quante altre ce ne sono in penisola».

Tutte queste small wetlands, quindi, risultano escluse: qui - “grazie” alla circolare ministeriale l’uso di munizioni al piombo sarà ancora legale. «È una situazione paradossale: l’Italia è uno dei primi firmatari della Convenzione di Ramsar, non può disconoscere la stessa definizione di zone umide che ha sottoscritto. Eppure lo sta facendo: l’Italia è particolarmente in ritardo sulla gestione e la conservazione delle zone umide, anche rispetto ad altri paesi del Mediterraneo, come Libano, Algeria ed Egitto» conclude Alessio Satta.

È chiaro dunque che la circolare, in questo modo, rende inefficace il tentativo di eliminare il problema del saturnismo, perché continua a rendere legale l’uso di munizioni al piombo all’interno di moltissime aree che per la Convenzione di Ramsar sono zone umide a tutti gli effetti, e anche lungo i loro confini. Eppure la soluzione è semplice e non implica il divieto di caccia: basterebbe utilizzare le munizioni atossiche, senza piombo, che pure esistono.

«Ormai da quasi vent’anni in commercio si trovano anche munizioni atossiche: sono palle in rame per la caccia agli ungulati, e pallini in acciaio o tungsteno per l’avifauna e piccoli mammiferi» specifica Enrico Bassi. «Il mercato è pronto ed eliminare il piombo dall’ambiente, e quindi il saturnismo, si può. Ed è una priorità. Il regolamento europeo 2021/57 segna un prima e un dopo, per tutta l’Europa. Bisogna applicarlo in modo da eliminare l’uso di pallini al piombo dalle zone umide e mi auguro che presto venga fatto qualcosa del genere anche per la caccia agli ungulati» conclude Enrico Bassi.

Ora c’è da capire se la Commissione Europea aprirà una procedura di infrazione per la circolare approvata dal governo, che invece di applicare in toto il regolamento europeo (o di renderlo più stringente, unica opzione consentita), lo applica a maglie molto larghe.

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