CULTURA

Dal 2021 “Il grande Gatsby” è di dominio pubblico. Uno sguardo al legame emblematico con il suo autore

Secondo la legge americana per il copyright, nel 2021 Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald diventa di dominio pubblico. Anche se sono passati ben 95 anni dalla prima pubblicazione, il romanzo rientra tra libri più letti al mondo, simbolo dei ruggenti anni Venti: Fitzgerald è il narratore della generazione di quell'epoca in cui materialismo, vita sfrenata e solitudine si intrecciano nel turbinio della vita.

Nel dicembre 2020 si sono celebrati anche gli 80 anni dalla morte dello scrittore: considerato da molti come il fautore della nascita della letteratura americana moderna, Francis Scott Fitzgerald è uno dei pochi autori in cui le preoccupazioni, le riflessioni e le motivazioni raccontate nelle proprie opere possono essere spiegate e chiarite attraverso la sua biografia. Un legame tra realtà e finzione così flebile e sottile che lo stesso autore viveva seguendo l’eleganza, il piacere e il lusso sfrenato dei suoi stessi personaggi. Questo per scoprire la vera natura dell’American Dream.

I primi anni e Di qua del Paradiso

Francis Scott Fitzgerald naque nel 1896 a Saint Paul, Minnesota, figlio di una famiglia aristocratica senza successo. La sua attività come scrittore dandy iniziò con l’arrivo alla Princeton University nel 1913 in cui si avvicinò all’ambiente fastoso ed elegante dei giovani ricchi americani. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruolò con l’ideale di proteggere e difendere la democrazia ma non verrà mai mandato sul fronte europeo e passerà diversi mesi in un campo di addestramento. Al suo ritorno sposò Zelda Sayre e continuò l’università, riuscendo a terminare il suo romanzo Di qua del paradiso, pubblicato nel 1920 dopo una lunga revisione. 

Ambientato nel primo periodo della Jazz Age, il romanzo rivela la nuova moralità dei giovani di quell’epoca, attraverso la vita del protagonista, appartenente all’alta borghesia. Anche se la prima edizione fu pubblicata con numerosi errori di spelling e citazioni, la critica e il grande pubblico accolsero entusiasticamente il romanzo, definendolo anche in certi casi “quasi perfetto come potrebbe essere un'opera del genere” (The New York Times). Il successo del libro permise ai neo sposi di vivere la vita sfarzosa ed elettrizzante che li consacrò come simbolo dei ruggenti anni Venti.

Il grande Gatsby, il marchio di fabbrica

Per poter tenere i propri lettori ammaliati e il proprio successo vicino, è necessario per un artista possedere una personalità complessa e allo stesso tempo eccitante. Ed è per questo che Francis Scott Fitzgerald fuse la realtà con la finzione. Nelle opere sono presenti riferimenti autobiografici, elementi che costituivano l’identità della nuova generazione americana: consumo, piacere, materialismo, espressione della propria sessualità, indifferenza verso le autorità, individualismo. La critica apprezzava le osservazioni che Francis proponeva sulla società ma riteneva che una maggiore concentrazione sulla scrittura, piuttosto che sulle feste, potesse sprigionare al massimo il suo potenziale artistico. 

Allo stesso tempo, i critici ritenevano che l’opera più matura di Francis Scott Fitzgerald fosse proprio Il grande Gatsby, il suo marchio di fabbrica in cui si mettemisesotto gli occhi del lettore l’inefficienza degli idealismi di fronte alla società moderna. Uscito nel 1925 con in copertina l’opera di Celestial eyes di Francis Cugat, il romanzo è una fotografia fedele degli anni Venti fra boom economico, jazz, proibizionismo ed edonismo. La storia tra Jay Gatsby e Daisy è l’esempio perfetto di come il sogno americano e l’amore cedono di fronte alla realtà: Il grande Gatsby rappresenta la perdita di tutte quelle illusioni che danno colore al proprio mondo, vere o false ha poca importanza. 

Pur avendo avuto un discreto successoIl libro, l'autore sperava in qualcosa in più, dando inizio così al suo inarrestabile declino verso la solitudine. Il romanzo vide solo diversi anni dopo il riconoscimento tanto sperato dallo scrittore: fino ai primi anni Settanta si ritenne che fosse necessario dimostrare come Francis Scott Fitzgerald fosse un "narratore della condizione umana", della nuova morale dell’epoca e le opere rappresentavano le sue riflessioni filosofiche. Dalla fine degli anni Sessanta però iniziò a delinearsi una nuova corrente di pensiero intorno all’opera dello scrittore americano: il focus delle varie ricerche doveva essere il contesto storico dei vari lavori, cercando di trovare, attraverso il materiale personale, lo stile e la tecnica di Fitzgerald. Vennero così tratteggiati due momenti del lavoro dello scrittore, sia come romanziere che come articolista: la prima si colloca subito dopo la Prima guerra mondiale ed è una chiara riflessione sulla Jazz Age, sulla confusione morale del periodo e sulla rivoluzione sessuale in atto. Mentre il secondo momento si manifesta verso la fine dei suoi anni, quando la sensazione di solitudine e di esilio entrano nella sua vita e nel suo stile.

Tenera è la notte, gli ultimi istanti di un amore

La relazione tra Francis e Zelda incarnò allo stesso tempo lo sfarzo e il fascino dei ruggenti anni Venti e la solitudine, alimentata dall’alcolismo e dalle turbamenti psicologici. A Zelda venne diagnosticata nel 1930 la schizofrenia che la portò a vagare tra diverse cliniche fino alla sua morte, avvenuta a causa di un incendio nel 1948. Ed è proprio a partire da questo che la salute sia mentale che fisica di Francis Scott Fitzgerald iniziò a peggiorare: nel 1934 venne pubblicato Tenera è la notte, il suo ultimo romanzo, un lavoro più intimo rispetto ai precedenti. La psicologia più ricercata e palpabile dei personaggi è la chiave che apre la porta a un altro livello della trama, legato all’analisi della vita di coppia. Un riferimento autobiografico senza alcun dubbio; due dei protagonisti, Dick Diver e Nicole, sono gli alter ego di Francis e Zelda: le due coppie condividono tra loro lo sfarzo, il lusso, l’infelicità e gli aspetti dolorosi di una relazione. 

Tuttavia, dopo la pubblicazione de Il grande Gatsby la vita di Francis Scott Fitzgerald fu un turbinio dettato dall’alcool e dalla depressione: il 21 dicembre 1940 morì a causa di un attacco di cuore. Oltre ai romanzi, lo scrittore riusciva a sopravvivere finanziariamente attraverso la pubblicazione di numerosi racconti in varie riviste come The Saturday Evening Post ed Esquire, oltre alla scrittura di sceneggiature per Hollywood nell’ultimo periodo. Tra questi, spiccano Il curioso caso di Benjamin  Button, Il diamante grosso come l’Hotel Ritz e L’età del jazz (The Crack-up). 

Se oggi possiamo considerare Francis Scott Fitzgerald uno dei padri della letteratura americana moderna è solo grazie alla sua riscoperta tra gli anni Sessanta e Settanta. L’essenza di Fitzgerald è custodita nei suoi personaggi che si lasciano calpestare dalla realtà materialista e superficiale, capace di deridere anche i sentimenti più puri.

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