CULTURA

I ritratti veneziani fanno rivivere il passato

Uno storico ferrarese dell’arte in laguna: non parliamo di chi forse immaginate ma di Nino Barbantini, tra i primi all’inizio del secolo scorso a rivalutare l’Ottocento veneziano, fino ad allora reputato un periodo di decadenza per l’Italia in generale e per il Veneto in particolare. Così nel 1923 a Ca’ Pesaro (dove nel frattempo si è stabilito assumendo la direzione della Galleria d’Arte Moderna) inaugura una grande mostra da cui parte la complessa opera di rivisitazione di questo periodo della Serenissima, stretto tra la perdita della libertà e il (parziale secondo alcuni) recupero della stessa sotto la bandiera dello Stato unitario.

Un lascito e una grande opera culturale che oggi viene ripresa e rivisitata dalla nuova mostra appena inaugurata nella stessa sede: fino al 1° aprile Il ritratto veneziano dell'Ottocento intende dare un ulteriore contributo a “portare un poco di luce su un periodo della storia artistica della nostra città ingiustamente oscuro”, per dirla con le parole dello stesso Barbantini. Una metamostra dunque, sull’Ottocento ma anche sull’evoluzione del nostro sguardo rispetto a questo periodo, una mostra sulla mostra in cui i curatori Elisabetta Barisoni e Roberto De Feo sono andati pazientemente a cercare in tutta Italia  quadri esposte un secolo fa, rintracciando in due anni di lavoro 166 opere di 52 artisti, ma sviluppando anche nuovi importanti contributi critici grazie al lavoro di una fitta rete di studiosi, conservatori e ricercatori di tutto il territorio.

Il punto di partenza è stato l’elenco realizzato da Barbantini, organizzato per ordine alfabetico, che oltre a scarne notizie biografiche degli autori riportava i nomi dei proprietari di allora. Molte di esse, anche grazie al successo dell’esposizione, confluirono in raccolte pubbliche, mentre altre rimasero presso gli eredi o confluirono in collezioni private. Se un esiguo numero è andato definitivamente perduto, tuttavia altre opere attendono ancora di essere rintracciate. Una decina di lavori furono donati proprio a Ca’ Pesaro dopo la mostra del 1923, e l’istituzione passò così da essere galleria a museo accogliendo il primo nucleo di autori del XIX secolo e arricchendo la propria collezione, dove i ritratti dell’Ottocento trovarono posto accanto ai maestri internazionali, acquisiti dal Comune di Venezia sin dalle prime edizioni di Biennale e ai capesarini di inizio secolo come Arturo Martini, Felice Casorati e Gino Rossi.

L’esposizione apre idealmente con la caduta della Serenissima e prosegue fino all’Unità d’Italia passando per la Restaurazione, i moti del ’48 e il Risorgimento attraverso quattro sezioni: La nascita di un secolo, dal Congresso di Vienna all’unificazione del Paese, I grandi protagonisti con significativi approfondimenti monografici, Vita e società dell’Ottocento, tra nobili e borghesi, città e campagna, e infine il Ritratto verso la modernità, in cui la materia pittorica si sgrana e si illumina, arrivando alle soglie del ‘900.

Un excursus tra autori celebri come Hayez, Molmenti, Grigoletti, Schiavoni e Lipparini, ma anche tanti altri meno noti che però riescono a restituirci l’atmosfera di un’epoca, con i suoi valori etici ed estetici, gli ideali e le personalità. Un patrimonio di immagini di famiglie, intellettuali, artisti, patrioti, donne – alcune artiste a loro volta – che hanno animato il territorio da Venezia, luogo privilegiato d’incontro, fino a Padova, Vicenza, Bassano del Grappa, Pordenone, Trieste, Trento, Treviso, Belluno. Volti eterni del secolo più lungo della modernità e della sua grandezza artistica, a Venezia spesso messa da parte a favore della mitizzazione del Settecento.

Un periodo artistico, quest’ultimo, che non si può fare a meno di associare ad artisti come Rosalba Carriera, la pittrice più celebre della sua epoca, della quale ricorrono trecentocinquanta anni dalla nascita. Un’occasione sfruttata da Comune di Venezia e Fondazione MUVE per valorizzare un aspetto meno noto della sua sorprendente produzione: quello delle miniature su avorio, in mostra fino al 9 gennaio 2024 nella rinnovata sede di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano.

Non tutti sanno infatti che Rosalba Carriera, oltre ai celeberrimi e ammiratissimi ritratti a pastello, produsse anche una serie di straordinarie miniature, elevando quella che era considerata una pratica “minore” e artigianale a un livello artistico comparabile a quello della grande pittura di allora. Attraverso una tecnica innovativa e alla grande abilità Carriera riesce a portare per la prima volta sulla minuscola superficie dei fondini d’avorio la pennellata sciolta e vibrante della pittura su tela, riscuotendo immediatamente un grande successo in tutta Europa: dai lord inglesi ai principi dell’Impero, passando la tradizionalista e conservatrice aristocrazia veneziana, tutti ambiscono a un suo ritratto.

L’esposizione, curata da Alberto Craievich, rappresenta un’opportunità unica per vedere riunite 36 raffinatissime opere, ammiratissime dai contemporanei ma giunte sino a noi in numero esiguo, accanto a documenti, disegni, stampe e ovviamente pastelli provenienti dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e da collezioni private. Istantanee di quella “vita felice” della nobiltà entrata nell’immaginario collettivo e con cui identifichiamo l’Ancien Régime, una società mondana e galante della quale Rosalba ha fissato in modo impareggiabile gli umori, il carattere e le vanità. Sempre nel segno del volto umano, tempio dell’individualità, specchio dell’incedere del tempo.


IL RITRATTO VENEZIANO DELL’OTTOCENTO

A cura di Elisabetta Barisoni e Roberto De Feo

Venezia, Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

Fino al 1° Aprile 2024

capesaro.visitmuve.it


ROSALBA CARRIERA, miniature su avori

A cura di Alberto Craievich

Venezia, Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano

Fino al 9 Gennaio 2024

carezzonico.visitmuve.it

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