SOCIETÀ

Migranti morti in mare, l'Ue denunciata: "Crimini contro l'umanità"

Secondo un dossier di 245 pagine, preparato da un gruppo di avvocati, l'Ue e gli stati membri Italia, Francia e Germania – in prima linea nella gestione della crisi migratoria degli ultimi anni – sarebbero responsabili, indirettamente, delle morti dei migranti. Il documento è stato presentato alla Corte penale internazionale, fra le sue pagine, però, non risultano accuse specifiche verso singoli politici e funzionari.

Paolo De Stefani, docente di Tutela internazionale dei diritti umani presso l'università degli studi di Padova, spiega: “Questi giuristi segnalano non solo una violazione dei diritti umani, ma anche la sussistenza di crimini contro l'umanità. Cioè gli stati europei avrebbero messo in campo un'azione concordata, un attacco esteso o sistematico, alla popolazione civile, ovvero alle genti che vengono da varie zone dell'Africa e attraversano il Mediterraneo per raggiungere l'Europa. Si parla di un'azione orientata a bloccare questi arrivi, anche a costo della vita dei migranti che annegano, perché non sono soccorsi in tempo, oppure le cui barche vengono sì recuperate, ma sono recuperate, come accaduto in questi ultimi mesi, da agenti dello stato libico, che non provvedono al ricovero e alla protezione dei migranti, ma li riportano nei campi di detenzione in cui vengono torturati per ottenere il riscatto dalle loro famiglie”.

Possiamo forse dire che l'Ue non sia a conoscenza della gravità della situazione? De Stefani ci racconta come questa denuncia non sia un fulmine a ciel sereno: “Sono diversi anni, in effetti, che questa situazione viene segnalata, non solo dai giornalisti e dai reporter, ma anche nei rapporti ufficiali dei relatori che operano per conto dell'Onu, dell'Unhcr, cioè l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, nelle relazioni dell'Oim, ovvero l'Organizzazione internazionale per le migrazioni: non si può dire che gli stati europei e l'Ue ignorino l'esistenza di queste situazioni. Se persistono nell'applicare delle misure che hanno questo tipo di esito, vuol dire che sono convinti di questo orientamento politico, il quale ha come contropartita la morte, o la condanna alla tortura, di un numero altissimo di persone”.

Ue sotto accusa per la morte dei migranti - riprese e montaggio di Elisa Speronello

“I numeri ci sono – continua il professore – allora questa è un'azione deliberata contro i diritti umani e costituisce la commissione di un crimine internazionale. È opportuno che una denuncia di questo genere sia arrivata, perché consente, se non altro, ai nostri stati e all'Ue di riflettere più apertamente sulle misure attuate. Se queste verranno mantenute dai responsabili politici, avremo la prova che la volontà di portare avanti queste politiche criminali sussiste e ci sarà modo per la procura della Corte penale internazionale di prendere le contromisure del caso”.

De Stefani sottolinea che già in passato la questione venne trattata dal punto di vista giudiziario: “Ci sono numerose sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, molte delle quali riguardano l'Italia, che condannano gli stati europei per le loro pratiche di respingimento o espulsione di massa o maltrattamento delle persone che entrano nel territorio europeo. La situazione è sotto gli occhi di tutti, qualcuno ha deciso di segnalarla alla Corte penale internazionale. Conseguenze simili erano state già prospettate anche per l'Australia. È bene che se ne parli anche dalla prospettiva del diritto penale internazionale per escludere eventuali coinvolgimenti degli Stati che saranno in grado di dimostrare che non ci sono responsabilità individuali. Questo dossier individua una situazione: poi sarà compito del procuratore specificare i casi ed emettere gli atti di accusa o i mandati d'arresto”.

La Corte penale internazionale non accetta nessuna forma d'immunità dei Capi di Stato, tutti gli stati europei sono parte dello Statuto di Roma. L'Ue è il principale sostenitore della Corte penale internazionale: noblesse oblige Paolo De Stefani, docente di Tutela internazionale dei diritti umani

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