CULTURA

Carlo Scarpa, vetri e disegni 1925-1931

Verona e Venezia nel segno di Carlo Scarpa (Venezia 1906-Sendai 1978), tra architettura e arte vetraria. Due città a cui, idealmente, potremmo aggiungerne una terza: Padova, custode dei vetri di Venini disegnati dallo stesso Scarpa nel 1943 per Carlo Anti, rettore dell'Università di Padova dal 1932 al 1943, oggi conservati nella Basilica del Rettorato a Palazzo Bo. Al Museo di Castelvecchio di Verona, sede dell'Archivio (digitale) Carlo Scarpa - con la raccolta grafica sul restauro di Castelvecchio e la collezione di disegni e fotografie relative ai vetri di Cappellin - è ora allestita la mostra Carlo Scarpa. Vetri e Disegni. 1925-1931 (fino al 29 marzo), curata da Marino Barovier, tra i maggiori esperti dell’arte vetraria muranese, con Alba Di Lieto e Ketty Bertolaso della direzione dei Civici musei del comune di Verona. 

L'esposizione, che presenta 69 vetri, 52 disegni e 23 fotografie d'epoca, trae spunto da quella allestita, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, nelle veneziane Stanze del Vetro, progetto della Fondazione Cini all’isola di San Giorgio Maggiore, sempre a cura di Barovier, creando così un ponte ideale tra due centri profondamente legati alla figura di Scarpa. Si ha la sensazione di trovarsi dentro una matrioska, perché una storia ne contiene un'altra: sono infatti gli stessi spazi restaurati e allestiti da Scarpa (che preferiva "fare musei che grattacieli"), tra il 1958 e il 1974, ad accogliere le sue creazioni in vetro, custodite in dodici vetrine originali disegnate dallo stesso Scarpa.

In sala Boggian l'allestimento libera lo sguardo e gioca con la trasparenza: sono esposte opere eseguite dalla “Maestri vetrai muranesi Cappellin & C.” negli anni di collaborazione con il giovane Scarpa (il quale conosce Giacomo Cappellin, a Venezia, subito dopo il diploma all'Accademia di Belle Arti, conseguito nel 1926, e, da quest'ultimo, viene dapprima coinvolto nella sistemazione di Palazzo Da Mula a Murano, sede della nuova vetreria, infine nominato consulente artistico), accostati a una serie di disegni attribuibili all’architetto veneziano, realizzati sempre per la vetreria, che offrono un'occasione di confronto tra la creazione finale, gli studi e la documentazione fotografica. Al termine della collaborazione con Cappellin, Scarpa continuerà a dedicarsi al vetro collaborando con Venini. 

Il percorso di valorizzazione dell'arte vetraria del Museo di Castelvecchio si lega all'attività del grande e "irregolare" architetto a partire dal 1960, sotto la direzione di Licisco Magagnato: quell'anno è lo stesso Scarpa a curare la mostra Vetri di Murano 1860-1960, progettando proprio quelle vetrine ora riutilizzate, dopo un accurato restauro, per il nuovo allestimento dell'architetto Ferruccio Franzoia, suo allievo e collaboratore, sistemate al centro, su file parallele. Le tavole progettuali per vasi, brocche, coppe e calici, i bellissimi studi per vetrate e quelli per gli interni del Grand Hotel Thermes di Acqui Terme, i disegni delle figurine in costumi e abiti d'epoca e dei suonatori e le fotografie storiche sono invece collocati lungo il perimetro della sala.

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