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In Salute. Estate sì, ma al riparo dalle zecche

Estate è sinonimo di vacanza e svago. C’è chi preferisce appisolarsi sulla sabbia al mare, chi ama tuffarsi in piscina magari in mezzo al verde, chi sceglie l’escursionismo in montagna. Se il relax e il divertimento dunque sono un imperativo in questa stagione, adottare qualche buona regola di comportamento potrà evitare spiacevoli “incidenti”. Qualsiasi sia il luogo scelto, infatti, zanzare e zecche potrebbero rivelarsi ospiti non solo indesiderati ma anche nocivi.

Se le zanzare, come si è visto in precedenti servizi, possono veicolare infezioni di vario tipo, anche le zecche fanno la loro parte. Possono trasmettere agenti patogeni responsabili di malattie virali come la Tbe (tick borne encephalitis, encefalite da zecca) e la febbre emorragica Crimea Congo; possono veicolare patologie parassitarie come la babesiosi, o batteriche come la malattia di Lyme, l’ehrlichiosi e l’anaplasmosi, le febbri bottonose da rickettsiae

In Italia le più diffuse e rilevanti sono la borreliosi di Lyme e la Tbe di cui abbiamo parlato con Federico Gobbi, professore di malattie infettive all’università di Brescia e direttore del dipartimento di Malattie infettive e tropicali e microbiologia dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.

Intervista completa all'infettivologo Federico Gobbi. Servizio di Monica Panetto, montaggio di Barbara Paknazar

La malattia di Lyme

La malattia di Lyme è causata dal batterio del genere Borrelia trasmesso all’uomo da morso di zecca infetta, principalmente della specie Ixodes ricinus in Europa, la zecca dei boschi. I serbatoi dell’infezione sono soprattutto gli animali selvatici, come i caprioli, i cervi, le volpi, le lepri, i roditori. L’infezione nell'uomo colpisce la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni, e se non viene curata diventa cronica. 

“Nel momento in cui la zecca punge una persona e trasmette il batterio, ci possono essere diverse manifestazioni cliniche – spiega Gobbi –. Dopo la fase di incubazione, si sviluppano i primi sintomi che sono essenzialmente cutanei: intorno al morso di zecca cioè compare una lesione detta eritema migrante”. L’aspetto è quello di un ‘bersaglio’: una macchia rossa centrale, circondata da un anello più chiaro e poi di nuovo rosso. L’eritema compare nella fase precoce della patologia e tende via via a espandersi. 

“Nella fase iniziale si può avere anche un interessamento del sistema nervoso centrale che dà luogo a meningoradicoliti e paralisi dei nervi cranici. Per questo è importante inserire la malattia di Lyme nelle diagnosi differenziali. Si può manifestare inoltre un interessamento cardiaco, in quanto la patologia può causare aritmia”. L’infettivologo spiega che, se non viene diagnosticata né trattata, può provocare anche problemi di altro tipo. “Ci può essere una fase tardiva, ancora con una patologia di tipo cutaneo, un’acrodermatite; si possono sviluppare artriti o complicazioni neurologiche, tra cui polineuropatie, problemi cognitivi, una lieve forma di encefalopatia e sintomi anche abbastanza comuni, come disturbi dell'umore, della memoria, del sonno”. 

Nelle prime fasi della patologia la diagnosi è clinica e si basa essenzialmente sulla presenza dell’eritema migrante intorno al morso della zecca. Gli anticorpi contro Borrelia si positivizzano solo dopo alcuni giorni dall'infezione, pertanto all'inizio un eventuale test sierologico non darebbe alcun risultato. Stabilito che si tratta di malattia di Lyme dunque, il medico prescrive una terapia con antibiotici, come la doxiciclina, l’amoxicillina o un macrolide, da assumere per 14-21 giorni. 

Se invece non ci si accorge subito del morso di zecca – dato che questa con la saliva anestetizza il punto in cui punge – e si va dallo specialista solo in un secondo momento, allora sarà proprio il test sierologico a fornire una risposta diagnostica. Gobbi spiega che in questo caso viene prescritto un altro antibiotico, il ceftriaxone, che viene somministrato per via parenterale anche tra i 14 e i 28 giorni.

L’encefalite da zecca

L’encefalite virale da zecca (Tbe) rientra tra le arbovirosi soggette a sorveglianza nel nostro Paese, insieme a West Nile, usutu, dengue, chikungunya, zika, e infezioni neuro-invasive da virus Toscana, nell’ambito del Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi (PNA) 2020-2025”.  È causata da un arborvirus appartenente al genere Flavivirus, molto simile a quello responsabile della dengue. A trasmettere l’infezione sono le zecche Ixodes ricinus e Ixodes persulcatus, ma anche quelle del genere Dermacentor (zecca del cane) ed Haemaphysalis.

In circa il 70% dei casi l’infezione è asintomatica o provoca sintomi tali da passare inosservata, nel restante 30% invece dà manifestazioni cliniche. “Dopo qualche giorno dalla puntura di zecca infetta – argomenta Gobbi –, si assiste alla comparsa di una forma simil-influenzale aspecifica, che può dare anche febbre e che nella maggioranza dei casi recede. Talora però, a distanza di 1-7 giorni, può comparire un secondo picco febbrile e sintomi neurologici più gravi: si parla in questo caso di encefalite, meningite e meningoencefalite, o mielite cioè paralisi”. Nella sua forma più pericolosa la patologia colpisce dunque il sistema nervoso centrale e soprattutto le persone più anziane, anche se negli ultimi tempi si rilevano sintomi neurologici anche nei giovani e in individui di mezza età. 

Per trattare l’encefalite da zecca non esistono cure specifiche. “Si può ricorrere a una terapia con il cortisone per cercare di ridurre l'infiammazione, a una terapia di supporto, o fisioterapia. Dopo questa fase in diversi pazienti notiamo un miglioramento, ma in alcuni altri purtroppo le lesioni permangono”.  

Vaccini disponibili e in sperimentazione

Sebbene non esistano terapie specifiche, per l’encefalite da zecche in Italia è disponibile un vaccino che non dà particolari effetti collaterali. Viene somministrato in tre dosi: devono trascorrere da uno a tre mesi dopo la prima dose, e da cinque a 12 mesi per la somministrazione della terza dose, con richiami poi ogni cinque anni. “La vaccinazione è importante soprattutto per chi abita in alta collina o in media montagna, o per chi fa frequenti escursioni, proprio perché impedisce una patologia estremamente grave”. E ciò soprattutto nelle aree endemiche. 

“Per la malattia di Lyme invece è in fase di studio un vaccino nel nord Europa, ma non è ancora disponibile”. La sperimentazione è stata avviata più di un anno fa su oltre 15.000 persone da un gruppo di ricercatori svedesi della Blekinge University of Technology. Se il trial clinico giungerà a buon fine e il vaccino sarà approvato, si tratta del primo prodotto utilizzabile nel nostro continente. 

Altri studi con lo stesso obiettivo sono in corso anche negli Stati Uniti da parte di Pfizer e Valneva, della University of Massachusetts Medical School’s MassBiologics e della Yale University. Questi progetti arrivano a distanza di due decenni da quando il primo vaccino contro la malattia di Lyme, LYMErix, è stato ritirato dal mercato. 

Come comportarsi nelle zone a rischio zecche

Evitare di contrarre patologie trasmesse da zecche, come la borreliosi di Lyme o la Tbe, è possibile anche seguendo precise norme di comportamento. “Chi è più esposto e frequenta zone in cui sono presenti zecche deve indossare abiti lunghi, possibilmente chiari, impregnati di una sostanza detta permetrina che costituisce una vera e propria barriera e impedisce alla zecca presente sugli alberi o sui fili d'erba di entrare in contatto con la pelle. Dopo un'escursione è importante controllare tutta la cute, compreso il cuoio capelluto e la schiena, se serve con l’ausilio dei familiari”. A determinare l’infezione infatti è anche l’arco di tempo in cui la zecca resta attaccata alla pelle: se viene rimossa dopo un paio d’ore, per esempio, si riduce al minimo la possibilità di contrarre patologie. “È importante dunque intervenire tempestivamente e rimuovere la zecca con una pinzetta, senza mettere nessun tipo di liquido, che favorirebbe il rigurgito della zecca e quindi faciliterebbe un’eventuale trasmissione dell'infezione”. 

Nei due mesi successivi è necessario tenere monitorata la zona in cui si è stati punti, e prestare attenzione all’eventuale comparsa di sintomi cutanei, neurologici o cardiologici. Nel caso in cui ciò avvenga ci si deve rivolgere al proprio medico di base o all’infettivologo che, nel formulare una diagnosi, prenderanno in considerazione la possibilità che possa trattarsi di malattia di Lyme o encefalite da zecche.

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