CULTURA

Teatri e persone: Altofest, arte del dono nelle case

"Altofest è un progetto human-specific di socialità sperimentale che si fonda sulla prossimità, sul dono, sull’ospitalità". Per il sesto episodio della serie Teatri e persone raggiungiamo (virtualmente) Napoli per incontrare Anna Gesualdi e Giovanni Trono, fondatori di TeatrInGestAzione e curatori del progetto Altofest che, da dieci anni, porta artisti nazionali e internazionali nelle case dei cittadini residenti, favorendo la creazione di una comunità permanente secondo un principio di cittadinanza poetica.

Gli spazi scenici sono abitazioni private situate in diversi quartieri della città. A questi si aggiungono alcuni luoghi extra domestici, spesso simbolici, luoghi che sono a vario titolo frequentati e/o curati personalmente dai cittadini. Qui gli artisti vengono accolti e ospitati dai residenti chiamati “donatori di spazio” per una convivenza di un paio di settimane, necessarie per lo svolgimento della residenza artistica e dei cinque giorni di apertura al pubblico. Tutto questo avveniva regolarmente prima della pandemia: il covid ha messo tutto in pausa e solo ora, aprendo giardini e abitando spazi aperti, il "dispositivo" di Altofest (così lo definiscono gli stessi curatori) si è rimesso in moto, con rinnovata fiducia, passione e impegno. "Non si tratta solo di ospitare un’opera nella propria casa, ma di lasciare che la presenza quotidiana di un artista al lavoro contamini la visione di chi abita o attraversa quello stesso spazio".

Montaggio: Elisa Speronello

Nasce così una relazione tra la creazione dell'artista e l'intimità di uno spazio domestico dove tutto parla della vita di chi lo abita. Qui avviene "la magia", in un luogo neutro, uno spazio di negoziazione, dove azzerare le differenze e il tempo, e dove scrivere nuove storie.

"In questa negoziazione si inserisce un dono: l'artista riceve un dono e a questo risponde. Il dono non è mai quantificabile, e sovverte le regole del sistema economico in cui invece viviamo, dove ogni cosa è quantificabile - spiega Trono - In questo nostro vincolo donativo si gioca sempre al rialzo, dall'inizio alla fine". Il primo a donare non è l'artista ma il cittadino che apre le porte della propria casa e diventa donatore di spazio".

"Quello che si crea sono relazioni uniche, inattese. Ogni casa ha una storia e ha una storia per ogni artista che ha ospitato", commenta Gesualdi. "Gli artisti arrivano con un'opera definita che ha già debuttato in uno spazio formale e sono invitati a tradurla, non adattarla, per lo spazio domestico. Ciò che genera questa relazione è anche la corruzione dei segni che compongono l'opera e che definiscono lo spazio abitativo, dove la parola corruzione viene intesa in senso positivo". Tutto questo ha generato, in dieci anni di attività, un movimento nei percorsi urbani, dunque anche fuori dalle case, dove si sono andate a creare "nuove geografie". 

Attorno al progetto si è poi sviluppato un luogo del pensiero, una comunità di ricerca (Co.R.), coordinata da Loretta Mesiti e composta da autori, ricercatori e studiosi, portatori di prospettive e competenze capaci di animare pratiche di riflessione e spazi di discussione con la comunità. "L'aspetto teorico accompagna sempre le nostre azioni artistiche perché l'obiettivo è quello di generare pensiero". E Gesualdi continua: "Altofest è costruito come un ecosistema e i valori che genera riguardano quasi tutti i campi dell'esistenza umana. A questi sguardi attrezzati, come li ama definire Loretta, chiediamo di condividere pensieri attraversando il fest, stimolando conversazioni e partecipando a discussioni e confronti in spazi deputati: dalla voice-over, dove si dialoga con gli artisti mentre si mangia insieme, all'agorà dedicata ai donatori di spazio, fino al foglio del fest, nato da una idea di Silvia Mei, una guida estetica dove raccogliere interventi teorici sulle tematiche proposte dalla programmazione".

Il lockdown ha sospeso le attività, "perché il festival si basa sulla prossimità, perché ci strizza nelle case. Ma noi abbiamo continuato a tenere i contatti con i cittadini donatori di spazio, ragionando con loro sui principi fondanti del festival. Abbiamo inaugurato così un anno trasformativo, battezzato 202x, riformulando il tempo della cittadinanza, Ci siamo dedicati alle comunità (oltre a quella di Napoli, anche quelle di Matera e Malta, ndr). Abbiamo un'immagine guida: una città sospesa ideale, che per noi esiste da dieci anni, molto prima della pandemia: ci siamo dunque rifatti a un luogo sopra di noi, che si palesa nei giorni del festival, ma che esiste sempre e regala la cittadinanza poetica a tutti quelli che partecipano ad Altofest".

Le immagini presenti nel video e in questo articolo sono di Vicky Solli e raccontano Abitare Futuro, edizione speciale per Matera-Basilicata 2019 Capitale Europea della Cultura.

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