SOCIETÀ

ReLire: il programma francese per la digitalizzazione “di Stato”

Da qualche settimana la spinosa questione dei progetti di digitalizzazione dei libri sembra essere riemersa dalle maglie della Rete, a seguito dell’approvazione del programma di digitalizzazione francese ReLire Registre des livres Indisponibles en réédition électronique gestito come nuova divisione della Bibliothèque Nationale de France (BnF). Il progetto, istituito con la legge n. 2012-287 del 1 marzo 2012 e autorizzato dal Parlamento francese nel febbraio di quest’anno, modifica in modo sostanziale la legge sul diritto d’autore scatenando non poche polemiche. In particolare le critiche al controverso progetto provengono dalle associazioni degli autori che, questa volta, si trovano in completo disaccordo con gli editori. “Senza mettere in discussione il principio del diritto, né la titolarità dei detentori dello stesso” sarà possibile digitalizzare, a scopo commerciale, entro il 21 settembre 2013, 60.000 opere di autori viventi non più disponibili in commercio, anche se non necessariamente “esauriti”.

Il progetto specifica che per “non disponibile” si intende un’opera “che non è più oggetto di diffusione commerciale o di pubblicazione in formato stampato o digitale”. È demandata alla BnF l’attività di controllo dell’effettiva disponibilità sul mercato, escludendo che la presenza di un’opera sul mercato dell’usato sia da considerarsi come “commercialmente disponibile”. Lo sfruttamento delle versioni digitali sarà affidato a una società di gestione collettiva dei diritti, la Sofia Société française des intérêts des auteurs de l’écrit, sotto la giurisdizione della BnF, la quale agirà in nome dei titolari dei diritti. Cosa significhi realmente è un enigma. Come sia possibile digitalizzare opere di autori viventi senza chiedere loro autorizzazione e senza mettere in discussione il principio del diritto d’autore è tutto da capire, anche perché la titolarità di un’opera non più in commercio e quindi non più soggetta a diritti editoriali sta in capo agli autori che con questa legge vengono completamente scavalcati.

Il compito della BnF è individuare i titoli che "teoricamente" sono fuori commercio. L'obiettivo principale sembra non essere quello del bene pubblico, che si concretizza con la digitalizzazione di opere da rendere disponibili gratuitamente, ma piuttosto quello di vendere e-book. Per sgombrare il campo da equivoci o ambiguità - che possono generarsi da notizie apparse in rete - va precisato che la digitalizzazione non riguarda le opere orfane, ma quelle pubblicate nel XX secolo attualmente fuori stampa. In altri termini grazie alla nuova legge si rende possibile la digitalizzazione evitando il riesame caso per caso di ciascun contratto di edizione. Strano cambio di rotta per la Francia, considerato quanto si era opposta in precedenza a progetti di digitalizzazione di opere che rientravano in questa specifica categoria. Fu proprio la Francia, fin dal 2004, il principale nemico del progetto di digitalizzazione di Google, in particolare per la modalità opt-out che evitava la richiesta di autorizzazione caso per caso, procedendo con una digitalizzazione tramite silenzio assenso. La guerra scatenata dalla Francia contro il progetto Google aveva condotto le associazioni europee di autori ed editori ad aprire una lite giudiziaria durata quasi dieci anni con l’esito del blocco delle digitalizzazioni delle opere che, pur essendo fuori dai circuiti commerciali, erano ancora soggette a diritti d’autore.

Ai fini dell’individuazione dei titoli da inserire nel registro delle riedizioni digitali, la legge prevede che l’opera debba rispondere a tre requisiti: deve essere ancora protetta dal diritto d’autore; deve essere stata pubblicata tra il 1 gennaio 1901 e il 31 dicembre 2000; non deve essere soggetta ad altra forma di pubblicazione, cartacea o digitale.

Le prime reazioni non si sono fatte attendere, sul sito pirata ReLireBay si sono analizzati i dati sui 60.000 titoli della lista i commenti sono piuttosto interessanti. Se l’autorizzazione al progetto è stata concessa il 1 marzo e il comitato di revisione della lista dei titoli si è costituito il 20 marzo non si capisce come sia stato possibile che già il 21 marzo tale lista sia stata licenziata.

Su blog Tropico del Libro si legge che “nonostante la pagina ufficiale di ReLire si adoperi il più possibile per tranquillizzare autori e detentori di diritti, l’approvazione del decreto legge non ha acquietato l’allarme di coloro che, già all’epoca della sua discussione in Parlamento, parlavano di violazione dei diritti di proprietà intellettuale”. Almeno 10.000 titoli sono stati presentati direttamente dagli editori, di modo da bypassare l’onere di individuare i detentori dei diritti e conseguente attività negoziale, scaricando responsabilità e costi sul progetto. Digitalizzazioni effettuate coi soldi dei contribuenti per e-book che saranno successivamente venduti ai cittadini francesi. È apparsa una lista di 47 titoli - presentata da membri dello stesso comitato – che ha fatto particolarmente discutere le comunità in Rete, in quanto comprende titoli che hanno avuto edizioni pubblicate successivamente il 2006. Anche dal canale Twitter alcuni commenti riportano che l’elenco contiene almeno 300 libri pubblicati dopo il 2001, libri pubblicati prima del 1900 e opere tradotte che dovrebbero essere escluse categoricamente in quanto si riferiscono ad autori e illustratori non francesi.

In altri termini qualcuno afferma che il progetto non persegue l’interesse pubblico. Oltre il 75% dei 60.000 titoli sono stati pubblicati negli ultimi due decenni [vedi grafico del team AlexadriZ] e molti dei 45.000 titoli sono di autori viventi che probabilmente potrebbero essere interessati a pubblicare nuove edizioni che, grazie a ReLire, saranno privati della libertà di scegliere. Alcuni studiosi di diritto costituzionale francese, tra cui Franck Macrez del Ceipi Centre d'études internationales de la propriété intellectuelle di Strasburgo, esperto di diritto nella Rete, parlano di violazione della Costituzione francese e dei trattati internazionali sulla proprietà intellettuale. Il collettivo Le Droit du Serf, ha già presentato un ricorso per abuso di potere presso il Consiglio di Stato, accusando ReLire di violare la Convenzione di Berna e i trattati Ompi Organizzazione mondiale della pProprietà intellettuale, oltre alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Antonella De Robbio

 

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