CULTURA

Venezia1600. A fumetti, tra realtà e mito

C’è un tratto, manco a dirlo, che accomuna le storie di chi Venezia l’ha disegnata. Di chi ha scelto di raccontarla non tanto a parole, non immortalandola su tela o su parete, non dedicandole musiche, libri, poesie, film ma fumetti. Fumetti, sì. Quella forma di letteratura disegnata che tanto, in questi ultimi anni, sta facendo finalmente parlare di sé, troppo a lungo considerata arte minore, e che ora sta conoscendo un periodo di grande riconoscimento. 

Nei fumetti Venezia è entrata molte volte, in tanti albi di Disney cui hanno contribuito molti disegnatori della scuola veneziana, ma anche in altre strisce e tavole, come quelle ormai leggendarie di Hugo Pratt e del suo Corto Maltese, di Dino Battaglia, di Valerio Held e moltissimi altri, come vedremo. A Venezia, per una delle sue avventure, sbarcano perfino il fantastico, in tutti i sensi, Nathan Never e Dylan Dog, indagatore dell’incubo. 

E allora saltiamo di tavola in tavola alla scoperta di alcuni disegni e fumetti veneziani, senza alcuna pretesa di essere esaustivi data la miniera di storie che hanno la laguna come ambientazione. Che forse, più di altre forme d’arte, riescono a restituire l’atmosfera evanescente, evocativa, avventurosa e al tempo stesso materiale della città lagunare.

Vetri di Alberto Lavoradori

Arrivato in libreria nel corso dell’estate appena passata, questo non è un libro, un albo, un giornalino edito da Segni d’Autore. È un oggetto assai diverso, ma del fumetto prende almeno la forma, quella della tavola e del tratteggio disegnato. “Ecco cos’è per me Venezia: un perfetto marchingegno d’inesauribile attrattiva. Un moto perpetuo d’inesauribile emozione.” Nelle parole del suo autore, Vetri è una “Sorta di metafisico lagunare - ambientato tra fondamenta, canale e isole, anche le più marginali, sicuramente ricche di storia e sfumature quanto le più gettonate.”

Un metafisico ben espresso dal tratto, sfumato, accennato, dai colori tenui e dai volumi che restituiscono tutta l’indeterminatezza delle forme veneziane, mai dritte, mai rigorose, mai davvero ortogonali a nulla. Con tanti dettagli, per cui ogni tavola diventa a suo modo un piccolo mondo, da esplorare. E con un protagonista, Pleasance, personaggio creato da Lavoradori nel 2018 per il supplemento Alias Comics del Manifesto, un agente dei servizi deviati che prende il nome da un caratterista del cinema e teatro inglese, Donald Pleasance. Curiosiamente, ma forse no perché quando parliamo di Venezia le coincidenze diventano subito connessioni e collegamenti tra l’immaginario e il suggestivo, l’attore Pleasance ha girato in Italia diversi film e ha avuto anche una parte in Nosferatu a Venezia, un film del 1988 con Klaus Kinski. Il Pleasance di carta, invece, si aggira per una Venezia quasi spettrale, con palazzi dalle finestre murate, canali prosciugati, opere d’arte appese ai muri di palazzi in vendita. 

Ed è così che vediamo appesi a uno stesso muro, a fianco di un comò panciuto in stile, il meraviglioso “Oltre - 5 (ciclo II, rosso 85)” di Emilio Vedova, visibile nella realtà negli spazi veneziani della Fondazione Vedova, e “Il campo di Rialto (dal 1758 al 1763)” del Canaletto. E il girovagare di Pleasance si intreccia con le vicende di una leggenda, quella di una fornace costruita con una stele di quarzo rinvenuta nel 1279, negli anni della Serenissima, e che produce vetri particolari, “rigenerativi, capaci di rimodularsi anche dopo lavorazione e raffreddamento”. Suggestione pura, le tavole di Lavoradori, non danno spiegazioni, non hanno necessariamente nemmeno un ordine. Possono essere ricomposte e rimescolate, un po’ come le carte, per seguire percorsi diversi. 

Almanacco veneziano, i fumetti del Novecento

E nel passato, anche se parliamo di decenni e non di secoli, possiamo andarci con le tavole raccolte nell’Almanacco Veneziano, ormai reperibile solo nei negozi dell’usato e online. Curato da Luigi Bona e pubblicato da Ennio Ciscato Editore nel 1974. 

“Mandrake, Buster Brown, Arcibaldo e sù sù Mickey Mouse, Donald Duck Johnny Hazard, Flash Gordon, James Bond, L’agente segreto Corrigan, Rip Kirby, Corto Maltese, Dr. Justice, la coppia di agenti Scott e Kelly, la famiglia Bertolini, Valentina, Superman, Tiffany Jones, Modesty Blaise, Jane, Perkins, Alberic Barbier e infiniti altri hanno visitato Venezia, anche in occasioni ripetute, sospintivi spesso dai risvolti di accadimenti avventurosi, pure quando il taglio poteva assumere sapori umoristici o sentimentali, talora con consapevole rispetto nei confronti del tessuto vivo di questo miracolo urbanistico” scrive Piero Zanotto nella sua prefazione “Il turista di carta” all’Almanacco. Zanotto non risparmia le critiche, già espresse in un precedente contributo nello stesso volume a firma di Gianni Brunoro, in merito a chi Venezia la disegna senza averla capita a fondo, o addirittura introducendo errori e incongruenze. Impossibile, dice Zanotto, passare in rassegna in modo esaustivo i tanti che Venezia hanno deciso di raccontarla o inserirla nelle storie a fumetti. “Certo. Non sempre i risultati sono stati di qualità superiore. Le scelte iconografiche non si sono sempre sposate con una sostanza tematica ugualmente rispettosa del tessuto vitale veneziano” scrive ancora Zanotto. Che sottolinea, poi, come “Per trovare ideale simbiosi di tutto ciò bisogna (si tratta in sostanza delle cose più riuscite) riferirci al lavoro di Hugo Pratt, di Dino Battaglia, di Guido Crepax. Soprattutto. Qualcuno obietterà che si tratta di cartoonists veneziani o quanto meno (si veda Crepax) con una parte di sangue veneziano. Bene! Proprio per questo…”

La Venezia di Corto Maltese

“Vivevo praticamente sui tetti e, sui tetti, sotto le tegole, tenevo le mie cose, i miei giornali, i miei libri. Cominciai a occuparmi di fumetti molto presto… Cominciai a vivere molto presto come adulto, frequentando gente più vecchia di me, mercanti e marinai, rabbini, chiromanti, lazzaroni, greci e turchi, in una Venezia antica, poco nota anche agli stessi veneziani, una città nella città.” Questo è Hugo Pratt in conversazione con Alberto Ongaro, in "Hugo Pratt, letteratura disegnata", Lizard edizioni.

Non c’è dubbio che per molti l’associazione mentale tra fumetto e Venezia richiami immediatamente Corto Maltese e il suo autore, Hugo Pratt. Il quale, per la verità, aveva ambientato nella città lagunare altre storie ben prima dell’arrivo del marinaio. Nasce lì la serie di Asso di picche, il primo eroe mascherato italiano, che Pratt ha ideato nell’immediato secondo dopoguerra con Mauro Fastinelli pubblicata negli Albi Uragano dalla casa editrice fondata da loro stessi assieme ad Alberto Ongaro, la Uragano Comics Inc. Attorno a loro si crea la cosiddetta scuola veneziana del fumetto che includerà poi Dino Battaglia, Giorgio Bellavitis, Ivo Pavone, Paul Campani, Ferdinando Carcupino, Mario Leone e Damiano Damiani. Negli anni ‘50 Ongaro e Pratt si trasferiscono in Argentina, dove abbandonano Asso di picche e danno vita ad altri personaggi e storie.  

A Venezia Corto Maltese arriva dunque solo nella seconda metà degli anni ‘60 dopo aver già viaggiato abbondantemente, comne d’altronde è stato per il suo autore. Ci sono innumerevoli fili che legano le storie di Corto Maltese, a Venezia e in giro per il mondo, con il mondo letterario. Analisi approfondite del rapporto tra la letteratura o meglio le letterature e il lavoro di Hugo Pratt si trovano in un bel libro di Giovanni Marchese, Leggere Hugo Pratt: l’autore di Corto Maltese tra fumetto e letteratura, pubblicato da Tunué nel 2006. 

Venezia è un posto amato e pure un po’ temuto da Pratt, e pure Corto qui vive avventure ben bizzarre come quelle della molto nota “Favola di Venezia” o “L'angelo della finestra d'Oriente” che porta il marinaio a Venezia dall’estuario della laguna: da San Francesco del Deserto a Malamocco e Lido. Corto Maltese è sempre alla ricerca di qualcosa, smeraldi, iscrizioni antiche, diari segreti e si aggira tra i tetti, i ponti e corti nascoste e arcane incontrando personaggi che nessuno di noi, quando visita Venezia, riesce a vedere. Una Venezia nella Venezia, appunto, come faceva anche il suo autore. 

Letteratura disegnata: Io non ho niente contro la parola fumetto o fumettaro, che posso anche accettare tranquillamente. Ma non mi piacciono certi giornalisti o certi direttori di giornale che hanno sempre trattato il fumetto come un’arte minore senza mai avere avuto il coraggio di considerarlo qualcosa di importante. La definizione “letteratura disegnata” dà al fumetto, a questa disciplina, la posizione che merita. Hugo Pratt.

I personaggi Bonelli tra le calli

Onirica e non consequenziale, d’altro canto, Venezia lo è spesso nelle tavole a fumetti. Complici le maschere del carnevale, l’avventura di Nathan Never, agente speciale di un mondo futuro e assai devastato, ideata e sceneggiata da Antonio Serra e disegnata dagli Esposito Bros per Sergio Bonelli editore, nell’albo Fantasmi a Venezia del novembre 1994, è un tuffo in una atmosfera doppiamente magica. Una Venezia coperta da un sistema di cupole trasparenti costruite con materiali provenienti da uno speciale asteroide, per sottrarla all’acqua che la stava sommergendo, con un richiamo alla crisi climatica in tempi in cui ancora pubblicamente non se ne parlava quasi per nulla. Una Venezia con canali svuotati e gondole volanti, anche in questo caso riprendendo un’idea già sfruttata da altri in passato. Con un Ernest Hemingway nei panni del Virgilio dantesco, l’avventura veneziana di Nathan Never è atipica rispetto alle sue indagini solite: l’agente speciale si imbatte infatti in una società parallela di empati, creature il cui aspetto ricorda le maschere veneziane che vivono in una città sotterranea che somiglia alla Venezia delle epoche passate.  

C’è un filo veneziano che lega anche altri popolari personaggi della casa Bonelli: Dylan Dog a Venezia arriva più volte, nell’albo 126 del 1997, dal titolo “La morte rossa” che rievoca la peste del 1575 e poi ci torna nel 2002, albo n. 184, con “I misteri di Venezia”. entrambe le storie sono ideate e sceneggiate da Tiziano Scalvi, ideatore dell’indagatore dell’incubo. In questa seconda avventura, che lo porta sull’orlo di una quasi fine del mondo, Dylan ha a che fare con angeli senza ali, frati, registi, musicisti, guide turistiche e, naturalmente, l’immancabile Casanova. Ma, soprattutto, incontra i sognatori perché, come gli viene spiegato nel corso della storia, “Ci sono luoghi che si nutrono di sogni. Venezia è uno di questi. Sono stati i sogni di coloro che l’hanno amata, vissuta, desiderata, a mantenerla viva nei secoli.” E sempre sul filo del sogno, tra la realtà attuale e l’epoca, manco a dirlo, di Giacomo Casanova, si svolge a Venezia anche l’avventura “Il mistero di Venezia” vissuta da Julia Kendall, la criminologa ideata da Giancarlo Berardi che in laguna arriva nel novembre 2019 con l’albo n. 254. Infine, ancora Casanova è il protagonista, fin dal titolo, di uno dei Mysteri italiani di Martin Mystere, ideato da Alfredo Castelli, che porta il detective dell’impossibile ad aggirarsi in sotterranei, biblioteche, chiese e cripte, a incontrare marchesi reincarnati e sette segrete, tra i quali abbondano sia le parrucche che le maschere. 

Da Paperopoli a Venezia

Non occorre appellarsi a una società parallela per fantasticare su Venezia. Ma la città lagunare si presta particolarmente al tratto disegnato, come dimostrano le moltissime storie Disney ambientate tra calli, ponti e canali. Sia i paperi che Topolino si recano diverse volte a Venezia, e ci sono albi di raccolte di storie che attraversano gli anni. E ci va anche Vincenzo Paperica, alter ego disneyano del giornalista Vincenzo Mollica che per 25 anni, fino al 2020, è stato una presenza molto frequente nell’universo dei paperi. Nel 1996, nella storia Paperica in: Pedate da star pubblicata su Topolino n. 1996, Paperica finisce al Festival del cinema di Venezia. Nel 2015, Panini pubblica un intero Topostorie Disney n. 48 intitolato “Paperi a Venezia” in cui Paperone, Paperino e i nipotini continuano ad andare di qua e di là dell’Atlantico, arrivando a Venezia con ogni sorta di mezzi, dalla zattera a un ben più adeguato motoscafo. Paperone diventa doge, si inventa modi diversi di risolvere il problema dell’acqua alta, da enormi galleggianti che posiziona sotto i monumenti ad altre mirabolanti invenzioni. Scava di qua e di là alla ricerca di un tesoro, buca perfino il pavimento dei piombi, e compra e sposta un intero ponte di legno pensando di poterne ricavare strumenti preziosissimi. Insomma, Venezia è il teatro di avventure naturalmente fantastiche ma pur sempre con riferimenti storici e di ambientazione molto precisi. Sarà che in casa Disney lavorano in modo continuativo da decenni matite veneziane doc. Come quella di Giorgio Cavazzano e Valerio Held. Quest’ultimo ha disegnato nel n. 3432 di Topolino in edicola il 1 settembre di quest’anno la storia “Minni gondoliera e la grande regata del doge” in occasione della regata storica che rievoca l’arrivo di Caterina Cornaro a Venezia nel 1489, che rinunciò al trono di Cipro in favore della Repubblica. Ed è lo stesso Valerio Held, che per Disney lavora da metà anni ‘80, a dire che disegnare le storie a Venezia per lui non è difficile “Giocando in casa, il lavoro è facilitato, Venezia è ormai nella mia testa. È una città che, per il suo aspetto urbanistico (poche linee dritte ma, piuttosto, archi, curve, cerchi), si adatta benissimo al mondo Disney.”

È una città, Venezia, che al contempo intrappola e fa volare.

E che nel mondo del fumetto trova espressione e libertà. I fumetti ben si adattano a raccontarne anche la toponomastica, complicata, e la geografia, come fa I nizioleti raccontano scritto da Paolo Piffarerio e disegnato da Piero Zanotto per Cardo Editore, con la descrizione di oltre 100 luoghi veneziani più le sei corti sconte inventate da Hugo Pratt. Una Storia di Venezia l’ha disegnata anche Miro Missaglia, veneziano, per Arsenale editrice. E nelle vicende storiche che si sono dipanate tra Venezia e Costantinopoli ci porta Orientalia di Alberto Toso Fei e Marco Tagliapietra, pubblicato nel 2017 da Round Robin.

Ma non solo il fumetto racconta Venezia. È vero anche il contrario. Il fumetto è oggetto di studio e di riflessione anche accademica all’Università di Venezia Ca Foscari dove dal 2006 esiste un Laboratorio per lo studio letterario del fumetto, presso il Dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati, diretto da Alessandro Scarsella. Molto attiva è anche l'associazione Venezia comix, che organizza un festival e diversi corsi di formazione e quest’anno ha dato vita a Comix Evolution, un laboratorio online rivolto soprattutto alle persone giovani per raccontare com’è evoluta nel tempo la narrazione per immagini. Una narrazione che ha ormai conquistato il suo posto al sole e non deve più faticare a rivendicare la propria specificità e creatività nel mondo letterario. 

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