CULTURA

Tornare agli antichi per vivere meglio

Che sia un caso che negli ultimi anni, e più in particolare negli ultimi mesi, stiano uscendo (riscontrando grande successo di pubblico, oltre che di critica) libri che si rifanno al pensiero degli antichi?

Maria Grazia Ciani, curatrice della collana Variazioni sul mito per Marsilio e già docente di letteratura greca all’università di Padova, è in libreria con un romanzo incentrato sulla figura di Penelope (come non ricordare Christa Wolf che ha dato vita negli anni ottanta e novanta, in prosa, a Cassandra e Medea?); Vanna Vinci, la fumettista, ha messo sulla pagina una Maria Callas che è soprattutto la Medea di Euripide, Cherubini e Pasolini (Io sono Maria Callas, Feltrinelli Comics); ma c’è di più: il pensiero degli antichi viene riproposto non tanto come narrazione, quanto piuttosto come rimedio al male di vivere. Lo hanno sapientemente fatto Ilaria Gaspari (laureata in filosofia alla Normale di Pisa autrice per Voland del fortunato Etica dell’acquario) nel suo appena uscito Lezioni di felicità. Esercizi filosofici per il buon uso della vita (Super ET Opera viva) in cui, settimana dopo settimana, l'autrice abbraccia la filosofia delle grandi scuole dell’antichità, ricavandone consigli utili per l’uomo di oggi, e Cristina Dell’Acqua (docente di lettere classiche al San Carlo di Milano) in Una Spa per l’anima. Come prendersi cura della vita con i classici greci e latini (Mondadori) che ripropone il pensiero degli antichi seguendo il filo delle sue inclinazioni e rivelandoci l’attualità che i grandi scrittori, filosofi, oratori del passato hanno ancora. Basta, spiega, perdere il timore reverenziale nei confronti del testo antico e cominciare a pensarlo come libro, cioè leggerlo!

Presto o tardi, arriva il momento in cui, finalmente liberi, consideriamo i classici come libri Cristina Dell'Acqua

I libri di Gaspari e Dell’Acqua sono libri profondi, viste le tematiche trattate, ma agili e alla portata di tutti: oggi li chiameremmo “divulgativi”, anche se siamo abituati ad associare il termine alle questioni scientifiche, come se fossero le uniche bisognose di essere spiegate.

I dati che emergono vividamente sono sostanzialmente due: il nostro bisogno di ricercare, e possibilmente trovare, un una via per alleviarci il cammino, perché la vita dell’uomo contemporaneo è, forse, più difficile di quello che si possa pensare (nonostante la tecnologia che dovrebbe semplificarla!) e poi l’evidenza che a venirci in aiuto possono essere pensatori vissuti duemila-duemilacinquecento anni prima di noi, con buona pace degli psicologi contemporanei.

Un esempio?

Sentiamo spessissimo parlare di resilienza (di recente ho visto questa parola tatuata sulla schiena di una giovane donna che ha temuto di perdere l’uso delle gambe) e siamo convinti si tratti di un concetto moderno, invece deriva dal verbo latino resilire, “rimbalzare con l’anima e il corpo ed evitare le rotture interiori davanti alle difficoltà”, come lo traduce Dell’Acqua, la quale indica Seneca come possibile guida in un processo interiore di questo tipo. Le Epistulae ad Lucilium altro non sono infatti, secondo l’autrice, che “pillole di resilienza”. Il pensatore, che aveva spostato l’interesse filosofico dalla sfera pubblica a quella individuale, scrive all’amico riferendosi allo stoico Ecatone che ha scritto di “[aver] cominciato ad essere amico di [se] stesso”: “ha fatto un enorme progresso, non sarà mai solo. Sappi che tutti possono avere un amico così”. Sono parole che chiunque abbia avuto l’occasione di fare qualche seduta dallo psicologo si è quasi certamente sentito rivolgere.

E ancora, nella sua disamina che chiama in causa Euripide, Quintiliano, Eschilo, Cicerone, Galeno ecc. Dell’Acqua si sofferma sull’etimologia delle parole rivelando quanto queste dicano senza parlare. Per esempio la parola greca metodo (méthodos) contiene dentro di sé il concetto di strada (odòs), infatti per i Latini il metodo è una via. Oppure la famosa catarsi (kàtharsis), che si raggiunge vivendo in prima persona l’esperienza totalizzante del teatro greco che passa attraverso speranza, dolore, illusione, gioia, paura e sollievo anticipa quel concetto che ormai ci è tanto caro di serendipità (dall’inglese serendipity), ossia la felicità che scaturisce dall’accostamento di pensieri che rivelano qualcosa di inatteso.

Infine la meditazione (meditatio) che oggi viene insegnata anche con app di mindfulness per cellulare ha la radice med- “con cui in italiano, in greco e in latino, si indica l’azione del prendersi cura: medico, medicina, medicare e meditare. Sì, meditare. Il verbo meditari è sentito dal latino come un frequentativo di mederi, curare”.

Dell’Acqua insomma ci apre una finestra sui nostri antenati, facendoceli sentire incredibilmente vicini, e suggerendo che, forse, anche nell’epoca delle magnifiche sorti e progressive, vale la pena, ancora, volgere lo sguardo indietro.

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