CULTURA

Mario Rigoni Stern, 100 anni dalla nascita: valori, scrittura e il suo ricordo vivo

"Sono nato alle soglie dell'inverno, in montagna, e la neve ha accompagnato la mia vita" (Stagioni, Einaudi, 2006). Mario Rigoni Stern nasceva il primo giorno di novembre del 1921, ad Asiago. Nel 2021, anno del centenario, lo ricordiamo attraverso le preziose riflessioni di Sergio Frigo, scrittore, giornalista e presidente del Premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi, e le parole scelte da Giuseppe Mendicino che, nel suo recente libro Mario Rigoni Stern. Un ritratto (Laterza), lo rintraccia, passo dopo passo, a partire dal desiderio di essere considerato "narratore e non romanziere, facendo sua la definizione di Walter Benjamin: è narratore colui che racconta ciò che ha vissuto o ha conosciuto attraverso esperienze altrui, divenendo portavoce di una memoria collettiva".

La storia, la natura e l'impegno dal punto di vista etico sono al centro dell'intera opera dello scrittore dell'Altopiano dei Sette Comuni che, in relazione alle sue qualità letterarie, definiva se stesso "un salice nano nella foresta della letteratura" (Renzo Oberti, Il Giornale di Vicenza, 26 ottobre 2003), paragonandosi all'albero più piccolo della terra, pur sapendo di possedere uno stile unico e personale. Una scrittura chiara e precisa che, citando ancora una volta Mendicino, "segue il passo breve e sicuro dell'uomo che cammina per le montagne [e] ha un andamento ritmico, musicale perfino". 

Storia e natura

Tanto è possibile che l'uomo viva staccato dalla natura, dalla quale sempre più ci andiamo allontanando, quanto che un albero tagliato dalla radice fiorisca e fruttifichi (Zibaldone di pensieri, Giacomo Leopardi).

"L'uomo che distrugge la natura recide le radici del futuro": il rispetto e l'attenzione di Rigoni Stern per l'ambiente lo avvicina moltissimo all'anima e al pensiero di Andrea Zanzotto. "Rigoni Stern è convinto della necessità per gli uomini di capire che la natura ha un limite, raggiunto il quale scomparirà la vita - scrive Mendicino nella sua biografia -. Secondo lui non è possibile immaginare uno sfruttamento progressivo e incondizionato di fonti limitate come l'acqua, l'aria, gli spazi verdi".

Rigoni Stern amava gli alberi, e li avvicinava al temperamento dell'essere umano. Paragonava le betulle "a certe donne, al tempo stesso belle e delicate, ma tenaci nelle difficoltà e tragedie della vita", scrive Mendicino. E i larici, "che personalmente ammiro e fors'anche venero", si legge nel suo Arboreto salvatico (1991), "sono quelli che nascono e vivono sulle scaffe delle rocce che portano il tempo: sono lì nei secoli a sfidare i fulmini e le bufere, sono contorti e con profonde cicatrici prodotte dalla caduta delle pietre, i rami spezzati, ma sempre, a ogni primavera quando il merlo dal collare ritorna a nidificare tra i mughi, si rivestono di luce verde e i loro fiori risvegliano gli amori degli urogalli. E all'autunno, quando la montagna ritorna silenziosa, illuminano d'oro le pareti".

Di Rigoni Stern scrive anche Marco Paolini nel testo che accompagna Ritratti, un progetto nato tra la fine del Novecento e l'inizio degli anni Duemila, che si sviluppa in tre film realizzati insieme a Carlo Mazzacurati e dedicati a Rigoni Stern, Zanzotto e Meneghello: "Ho sempre avuto la sensazione di conoscere personalmente i personaggi e i luoghi dei racconti e dei romanzi di Rigoni Stern, e non parlo solo dei racconti di montagne, mi succede anche per quelli de Il sergente nella neve o del dopoguerra. Mi sembra che sia uno dei pochi capace di parlare di cose importanti senza farsi prendere la mano dall'enfasi retorica della memoria".

E sfogliando quel piccolo libro, pubblicato dapprima da Edizioni Biblioteca dell'Immagine come integrazione della videocassetta del film, si possono incrociare anche i pensieri da Erto di Mauro Corona, che a Rigoni Stern si rivolge così: "Il passato per fortuna esiste e dimenticarlo non giova a nessuno. Ricordarlo come fai tu nei tuoi libri, invece, aiuta tutti a vivere un po' meglio, in attesa che gli anni a venire diventino passato, sempre un po' più in là, verso l'ultimo inverno". 

Montaggio: Elisa Speronello

Sergio Frigo ne ritrova le tracce partendo dalle storie raccontate nei suoi libri. Da Il sergente nella neve (1953), certamente l'opera più nota e importante, "capace di spogliare la guerra dalla retorica per fare emergere invece l'elemento umano", a Storia di Tönle (1978) che lo stesso Rigoni Stern considerava il suo libro più bello e con cui vinse, alla fine degli anni Settanta, il Premio Bagutta e il Campiello. "Anch'io credo sia il suo libro più bello, in effetti. Si tratta di un libro che coinvolge e che commuove. Racconta la storia di un pastore contrabbandiere costretto a lasciare la sua terra, ma dietro e dentro la storia di quest'uomo e della sua famiglia c'è la storia di una comunità di montagna, che passa dalla fine dell'Ottocento alla Grande Guerra cambiando tutto. La guerra spazza via paesi e boschi. E Tönle diventa un interprete della sua comunità".

E Frigo aggiunge: "Rigoni Stern amava molto anche Quota Albania (1971). Io amo Le stagioni di Giacomo (1995): è ambientato negli anni Trenta eppure ci ritrovo anche una parte della mia infanzia della fine degli anni Cinquanta".

Frigo ha realizzato una serie di interviste a scrittori italiani, chiedendo loro di condividere il debito di riconoscenza nei confronti di Rigoni Stern. "Non ha lasciato una vera e propria 'scuola' - spiega -, ma sono tantissimi gli autori legati a lui per contenuti, stile letterario e impegno etico". Per Paolo Cognetti è un maestro, "che ha dato voce, con grande chiarezza alla letteratura fuori dalla città", "per Mauro Corona è stato fondamentale come scrittore, per il rispetto della natura e del prossimo". E Frigo conclude: "Una volta Corona mi disse: è stato più importante di mio padre". 

Laurea honoris causa

In una intervista su Il Bo Live del giugno 2018, in occasione del decennale della scomparsa, avvenuta il 16 giugno 2008, Frigo ricordava anche la laurea honoris causa in Scienze ambientali e forestali all'università di Padova, ricevuta da Rigoni Stern nel 1998 (tra il pubblico, in Aula Magna a Palazzo Bo, si vede anche l'amico regista Ermanno Olmi).

"Ero ragazzo quando spalancai gli occhi sulla natura e tutto avvenne con tanta spontaneità", dice lo scrittore durante la sua lectio magistralis. 

"Il bosco è sì il bene di tutti, ma non è da tutti. Il bosco, cattedrale del creato. Le luci che filtrano dall’alto, i fruscii, i suoni, gli odori, i colori sono mezzi per far diventare preghiera le tue emozioni, da offrire senza parole a un Dio che non si sa. Forse da qui sono nate per la prima volta nell’uomo l’idea, il pensiero, la riflessione" (Mario Rigoni Stern, maggio 1998).

Il 17 e 18 dicembre 2021, tra il complesso Beato Pellegrino e la sala Anziani di Palazzo Moroni, il dipartimento di Studi linguistici e letterari dell'università di Padova organizza un convegno dedicato a Rigoni Stern, due giornate di riflessione attorno alla sua opera arricchite da una mostra bibliografica e documentaria. Intervengono Emilio Franzina, Fabio Magro, Paolo Lanaro, Paolo Rumiz, Giuseppe Mendicino, Sara Luchetta, Eraldo Affinati.

La biografia a fumetti

Becco Giallo ha pubblicato un volume a fumetti dal titolo Rigoni Stern, con la sceneggiatura di Camilla Trainini e i disegni di Chiara Raimondi.

Si tratta della prima biografia a fumetti dell’autore. Il racconto di un mondo di silenzi ed esperienze estreme, alla ricerca della propria umanità, inizia nel 1973, sull'Altopiano di Asiago: nomi sulla carta, una lettera che assume la forma di un cappello da alpino. Tramite il viaggio intrapreso nella steppa russa vengono rivissute le storie di violenza e i momenti di pietà dell'esperienza di Rigoni Stern al fronte, fino alla battaglia di Nikolaevka.

Einaudi

In occasione del centenario Einaudi, casa editrice a cui Rigoni Stern fu sempre legato, ha ripubblicato i suoi libri: da Il sergente nella neve, con introduzione di Eraldo Affinati, "una parola definitiva sulla pietà e sulla misericordia che consentono agli uomini di continuare a guardarsi in faccia senza vergogna", ad Arboreto salvatico, quest'ultimo definito da Paolo Cognetti "il libro più poetico e insieme più scientifico [...] luminoso e misterioso". E ancora, L'ultima partita a carte e le parole di Marco Balzano: "È incredibile come così poche pagine bastino a comporre il mosaico di un secolo", Le stagioni di Giacomo con quelle di Laura Pariani: "Le stagioni del bosco, le stagioni della comunità, le stagioni di Mario... per confrontarci con la carne viva dell'esistenza", e Uomini, boschi e api introdotto da Erri De Luca: "Amo gli scrittori di arie aperte, Cervantes, Conrad, London. Mario Rigoni Stern è iscritto a questo mio albo personale".

La mostra al Muse

Il Muse - Museo delle Scienze, in collaborazione con il Mart, presenta la mostra Selvatici e salvifici. Gli animali di Mario Rigoni Stern dedicata agli animali raccontati dal grande narratore di Asiago, a cura di Fiorenzo Degasperi e Giuseppe Mendicino (Palazzo delle Albere, Trento, 22 ottobre 2021 - 1 maggio 2022). Una esposizione che raccoglie sculture, dipinti e fotografie di volpi, orsi, urogalli, cervi, tassi, pernici, aquile per raccontare il mondo “salvifico” e “da salvare” di Rigoni Stern.

Le sere scendono presto in montagna. Alle otto il paese è già deserto e nell'osteria [...] i vecchi parlano dei bei tempi passati quando c'erano i camosci e gli orsi, e i boschi, non distrutti dalla guerra, scendevano sino a lambire le case del centro Il bosco degli urogalli, Mario Rigoni Stern, Einaudi 1962

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