SOCIETÀ

Psicoanalisi per la famiglia

La famiglia sta cambiando, molto più in fretta del previsto, e si avverte l’esigenza di strumenti efficaci per venire incontro alle difficoltà dei nuclei familiari, sempre più in crisi di identità. Sono questi i temi del quinto congresso Internazionale di psicoanalisi della coppia e della famiglia, che si tiene a Padova fino al 28 Luglio 2012.

Le statistiche parlano chiaro: i rapporti interpersonali sono sempre più fluidi e mutevoli, a cominciare da quello coniugale. Oggi ci si sposa sempre di meno, più tardi, e ci si lascia sempre di più: nella presentazione dell’evento, organizzato dall’associazione internazionale della psicoanalisi della coppia e della famiglia (AIPCF), sono stati discussi i recenti dati Istat, pubblicati lo scorso 12 luglio. In Italia nel 2010 le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160, rispettivamente con un incremento annuale del 2,6% e un decremento dello 0,5%. Al di là di quest’ultimo rallentamento, negli ultimi quindici anni i tassi di separazione e di divorzio nel nostro paese mostrano una crescita continua: se nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni erano 158 le separazioni e 80 i divorzi, nel 2010 si arriva a 307 separazioni e 182 divorzi. In valori assoluti le separazioni sono aumentate di oltre il 68%, i divorzi sono praticamente raddoppiati.

Matrimoni, separazioni e divorzi in Italia negli anni 1995-2010, valori assoluti in migliaia. Fonte: Istat

L'età media alla separazione è di circa 45 anni per i mariti e di 42 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge, rispettivamente, 47 e 44 anni. Secondo l'Istat questi valori sono in aumento per effetto della posticipazione delle nozze verso età più mature e per l'aumento delle separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne. La durata media del matrimonio al momento dell'avvio delle procedure di separazione risulta pari a 15 anni per le separazioni e a 18 anni per i divorzi. Un dato interessante è infine l’aumento delle coppie che si lasciano dopo aver convissuto più di 25 anni (6mila nel 1995, 15 mila nel 2010).

In uno scenario così mobile e in evoluzione anche i problemi da affrontare cambiano continuamente, come ad esempio dimostrano le recenti discussioni sul riconoscimento delle coppie di fatto e di quelle omosessuali. “È necessario modificare i nostri atteggiamenti – specifica Alberto Eiguer, presidente dell’AIPCF – adattandoli alla situazione attuale. L’esigenza è di rispondere ai meccanismi di decostruzione e di ricostruzione che oggi fanno sì che in certi casi sia difficile persino stabilire cosa sia famiglia e cosa non lo sia”. In generale, secondo lo studioso e terapeuta franco-argentino “stiamo vivendo un momento di transizione molto importante, in cui la famiglia tradizionale sta sparendo ma allo stesso tempo non sappiamo ancora bene come sarà quella del futuro. Tra le conseguenze ci sono i problemi connessi all’autorità dei genitori e alla difficoltà di rimanere insieme. Nelle famiglie di oggi è difficile incontrarsi, giocare e divertirsi insieme, raccontarsi cose”.

Molti dei cambiamenti sono connessi ai mutamenti del ruolo della donna: la società oggi le chiede una maggiore flessibilità nell’esercizio del suo compito di madre. Da un parte i padri hanno quindi iniziato a diventare dei papà scoprendo anche il piacere, una volta tutto femminile, di prendersi cura dei figli. Parallelamente anche le madri sembrano aver acquisito un maggiore autorevolezza all’interno del nucleo familiare: “pensiamo che questo non porti in sé confusione – suggerisce la ricercatrice e psicanalista argentina Rosa Jaitin –; quando il padre si occupa dei figli lo fa comunque come uomo, così come la madre che esercita compiti di correzione usa la sua sensibilità femminile. La differenza dei generi rimane comunque un arricchimento”. E per le coppie omosessuali, che in tutti i paesi occidentali reclamano sempre più l’accesso alla genitorialità e al suo riconoscimento sociale? Secondo Eiguer anche in queste famiglie si crea una differenziazione, o meglio una complementarietà dei ruoli: “Oggi tutti noi psicanalisti e terapeuti siamo chiamati a metterci in discussione, assieme ai luoghi comuni e ai falsi miti che ancora ci permeano. Nella stessa concezione tradizionale si era abusato delle differenze tra i sessi per giustificare il dominio di un genere sull’altro”. Non tutta la modernità insomma viene per nuocere. Parola degli psicanalisti.

Daniele Mont D’Arpizio

 

 

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