CULTURA

Fake News: una vecchia storia...

L’attuale produzione sistematica di fake news è solo il punto di arrivo di quello che sembra essere una attitudine o un vizio necessario della cultura umana nel suo sviluppo storico, ossia la produzione e la fabbricazione di falsi, siano esse dicerie, pseudonotizie, documenti falsificati o foto manipolate. Il Web è diventato un formidabile veicolo di rappresentazioni distorte della realtà ma in grado di mobilitare opinioni e consenso. Basta poco e su Internet si produce un falso, così come, anche se a volte non bastava poco, nella storia si producevano falsi di ogni genere che in alcuni casi avevano effetti esiziali. Un falso, tuttavia, ha successo se trova un pubblico che ne accetti i contenuti e li generalizzi.

Per lo storico non è sufficiente svelare l’impostura, è molto più importante comprenderne le ragioni e gli scopi che stanno alle origini del falso stesso. Questo vuol dire che individuare un falso significa stare dentro un criterio di verità, almeno fattuale, quel criterio di verità che ci fa dire che Cesare è stato assassinato alle idi di marzo e che il 1 settembre 1939 i nazisti hanno invaso la Polonia. Naturalmente sul falso il caso di scuola è il De Constantini donatione di Lorenzo Valla del 1440, dove si dimostra la falsità della donazione di Costantino (il presunto Constitutum Constantini datato 315 d.C.) cioè di quel documento che avrebbe fondato le pretese temporali della Chiesa dopo il collasso dell’impero romano. Infatti, come si sa, il documento è un apocrifo dell’VIII secolo ma c’è da dire che nel Medioevo c’era chi lo considerava già mendacium, una patacca insomma.

Naturalmente di falsi storici è costellata la storia, si pensi ai recenti falsi diari di Mussolini e alla loro grottesca vicenda o a quelli di Hitler, fino alla recente querelle sul papiro di Artemidoro da Efeso. Come esempio di vitalità del falso possiamo indicare i famigerati Protocolli dei Savi di Sion. Si tratta del resoconto di un convegno in cui i rappresentanti delle 12 tribù di Israele avrebbero pianificato il dominio del mondo utilizzando metodi moderni, ossia infiltrandosi, un po’ come gli ultracorpi di un celebre film di Don Siegel, nell’esercito, nell’economia, nella politica, nei giornali, nella cultura, fino ad arrivare al dominio del mondo e all’instaurazione di unamonarchia ebraica. Per questo scopo i Savi avrebbero scatenato crisi finanziarie e rivoluzioni proletarie, avrebbero diffuso la democrazia per minare le autorità tradizionali e così via fino all’instaurazione di una monarchia di un «Re uscito dal sangue di Sion». Il libro, pubblicato apocrifo in Russia nel 1905, fu in seguito tradotto e diffuso in tutta Europa; Hitler nel Mein Kampf, ne fu lettore entusiasta poco preoccupato se i Protocolli fossero veri o fasulla paccottiglia antisemita, come ne fu lettore altrettanto entusiasta Giovanni Preziosi, razzista, antisemita e poi fascista, che ne curò le edizioni italiane, importante soprattutto quella del 1938 et pour cause.

La storia dei protocolli è momento fondamentale nell’antisemitismo europeo, ed è un palese falso che ha avuto e ha una vita indipendente dalla sua non verità che continua a generare convincimenti, visioni del mondo e rappresentazioni politiche del nemico (si veda la sua diffusione in molte parti del mondo arabo). Furio Jesi parlava di macchina mitologica, ossia di come la forza del mito, quello della cospirazione ebraica, non stia nel suo contenuto di verità, ma nel campo magnetico che sprigiona. Non bisogna in questo caso cercare i conforti della logica della realtà ma quelli della suggestione. Il plot di un dominio ebraico del mondo, come una tenebrosa e segreta Spectre, funzionò benissimo come propaganda politica tra Ottocento e Novecento, nella cornice degli stati nazionali che individuavano negli ebrei il nemico più o meno occulto. Il pamphlet del resto saturava un vuoto e cioè appagava una necessità della psiche antisemita, ossia il complottismo mondiale ebraico. Oggi il solito esaltato potrebbe identificare George Soros in uno dei Savi di Sion e nella bufala del piano Kalergi l’ennesimo avatar della cospirazione.

Allora chi ha fabbricato i Protocolli? Una tesi molto accreditata afferma che sono stati fabbricati negli ambienti dell’Ochrana, i servizi segreti zaristi, sicuramente tra il 1902 e il 1903, per alimentare l’antisemitismo russo e reagire alla modernizzazione della Russia (il liberalismo, i diritti individuali, la democrazia; e dalla democrazia sarebbero arrivate le rivoluzioni, le agitazioni sindacali ecc.) ad opera, secondo loro, degli ebrei.

Questa tesi è stata recentemente messa in dubbio con ottimi argomenti dallo slavista Cesare G. De Michelis. Sicuramente i PSS sono usciti dal mondo conservatore e antigiudaico russo ma non dall’Ochrana, bensì dall’ambiente intellettuale, fanatico ed estremista dei cosiddetti pogromĉiki, cioè sobillatori di pogrom. La sua tesi è che i Protocolli siano il frutto di una cooperativa di invasati che, dopo aver collazionato e plagiato una vasta letteratura antisemita, li ha pubblicati in una redazione definitiva nel 1905.

 In un passo de I miserabili di Victor Hugo si legge: "Nel frattempo studiamo le cose che non sono più. È necessario conoscerle almeno per evitarle. Le contraffazioni del passato producono falsi nomi e si chiamano volentieri avvenire; quel fantasma che è il passato è soggetto a falsificare il suo passaporto. Mettiamoci a conoscenza del tranello e diffidiamo. Il passato ha un volto, la superstizione, e una maschera, l’ipocrisia: denunciamo il viso e strappiamo la maschera".

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