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Perché il coronavirus sembra colpire soprattutto gli uomini?

Perché la pandemia sembra colpire soprattutto gli uomini? Fin dai primi dati arrivati da Wuhan, in cui erano di sesso maschile circa i tre quarti dei ricoverati in ospedale, questo interrogativo affligge i ricercatori di tutto il mondo. Le ipotesi, in attesa di dati e studi più approfonditi, sono le più diverse: c’è chi punta il dito sulla particolare resistenza alle infezioni del sistema immunitario femminile, evolutosi per proteggere il feto durante la gravidanza, e chi invece si concentra sulla maggiore presenza negli uomini di recettori Ace2 (anche nei polmoni), impiegati dal virus SARS-CoV-2 per entrare nelle cellule umane.

Ora un nuovo promettente spunto sembra venire dallo studio dagli ormoni sessuali. Già alcuni avevano notato una particolare incidenza tra gli ammalati di persone affette da calvizie, che normalmente sarebbe collegata a una maggiore concentrazione nel cuoio capelluto di androgeni. Un’ipotesi che, secondo quanto riportato da un articolo di Meredith Wadman pubblicato da Science, sembrerebbe oggi corroborata da nuove evidenze.

La questione non è di poco conto, sia per il contenimento del contagio che per la messa a punto di nuove terapie. Secondo due studi pubblicati sul Journal of the American Medical Association (Jama) in Lombardia su un campione di 1.591 pazienti ricoverati in terapia intensiva l’82% era composto da maschi, mentre a New York la mortalità maschile superava quella femminile in ogni gruppo di età. Come si lega però la presenza di androgeni come il testosterone all’infezione? Un’ipotesi viene dai ricercatori che studiano il cancro alla prostata, da anni avvezzi a considerare gli effetti degli ormoni maschili. La risposta starebbe nel TMPRSS2 (Transmembrana proteasi, serina 2), un enzima che si sarebbe rivelato essenziale nel processo attraverso il quale il virus SARS-CoV-2 riesce a penetrare nelle cellule umane e a infettarle, per poi spingerle a replicarlo.

Il TMPRSS2 è una vecchia conoscenza degli istituti di oncologia, perché circa la metà dei tumori alla prostata è collegata a una sua mutazione, che spinge le cellule a una crescita incontrollata. Ora nella prostata la produzione di TMPRSS2 è stimolata proprio dagli androgeni, per cui da tempo è stata sperimentata una terapia basata su farmaci che abbattono il testosterone nei pazienti.

Un'ipotesi interessante viene dalle ricerche sul cancro alla prostata, che studiano da tempo gli effetti degli ormoni maschili

Una volta trovato un possibile collegamento serviva però una prima conferma dalle corsie degli ospedali che formano la prima linea contro il Coronavirus. Questa è arrivata attraverso uno studio condotto da un team guidato da Andrea Alimonti (università della Svizzera italiana) su un campione di oltre 42.000 pazienti in Veneto, secondo il quale le persone sottoposte a farmaci che annullano il livello di androgeni avevano solo un quarto di possibilità di contrarre il Covid-19 rispetto agli altri pazienti colpiti da cancro alla prostata, inoltre erano più bassi i rischi di ospedalizzazione e di morte. Un risultato che è stato confermato anche da altre ricerche, che sembrano anche evidenziare una correlazione tra i livelli di androgeni attivi presenti nel sangue e la severità della malattia.

Il passo successivo è la sperimentazione in doppio cieco su un campione di persone affette da Covid-19 di una terapia basata sulla soppressione degli androgeni attraverso il bicalutamide, un farmaco oncologico (poco costoso). I trattamenti possono avere effetti collaterali pesanti, ma quello a cui mirano i ricercatori è soprattutto una terapia temporanea, che dia semplicemente più tempo all’organismo di predisporre naturalmente le difese contro il Coronavirus.

La sperimentazione, condotta da Faranak Fattahi della University of California (San Francisco), include anche pazienti donne: anche nel sangue delle femmine sono infatti presenti gli androgeni, anche se in misura minore rispetto ai maschi. Inoltre è stato dimostrato che gli ormoni femminili (estrogeni) aiutano i polmoni a riprendersi dai danni provocati da malattie acute, e questo potrebbe essere un altro dei fattori che contribuiscono a proteggere le donne dall’attacco del virus. Lo stesso gruppo di ricerca sta infine indagando anche sul modo in cui farmaci inibitori degli androgeni potrebbero ridurre il livello dell’enzima 2 convertitore dell'angiotensina (Ace2).

Tutto chiaro allora? Assolutamente no. Bisogna ancora appurare se anche nei polmoni – principale luogo di infezione del Coronavirus – gli androgeni influiscano sul livello del TMPRSS2 allo stesso modo in cui lo fanno nella prostata. Inoltre, nonostante l’ottimismo dei ricercatori, è essenziale ricordare che al momento si tratta di ipotesi che attendono ancora una verifica definitiva. Tanto più in un periodo in cui ogni giorno salgono alla ribalta mediatica nuove terapie, più o meno miracolose.

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