SCIENZA E RICERCA

Il paesaggio visto dall'ecologo. Frammenti di biodiversità euganea

Come ha scritto l'urbanista Roberto Gambino, parafrasando Le Corbusier, “osservare è creare”: a maggior ragione l'equazione vale per il paesaggio. Il paesaggio esiste quando viene osservato e la sua immagine si costruisce nel pensiero di chi guarda. Se l'osservatore si comporta da ecologo, allora il suo osservare diviene uno degli strumenti della scienza nota col nome di “ecologia del paesaggio”.

L'ecologia del paesaggio è la scienza che, per usare le parole di Carl Troll che per primo ha utilizzato questo termine nel 1939, utilizza la fotointerpretazione per comprendere le relazioni che intercorrono tra la struttura del paesaggio e la geologia, la flora, la vegetazione e la fauna di un sito. Una scienza che ha l'obiettivo di coniugare lo studio delle forme del paesaggio con lo studio dell'ambiente fisico e biologico. Una scienza attuale, sempre di frontiera, perché sempre mutevole, come una frontiera in espansione, è il paesaggio.

L'ecologia del paesaggio è alla base della ricerca, promossa e cofinanziata dal Parco regionale dei Colli Euganei, che l'università di Padova ha condotto e svolto in collaborazione col Parco stesso.

La ricerca, che ho coordinato, ha visto la collaborazione di un gruppo di ricercatori del Dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali e del Dipartimento di Agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente, oltre che del personale del Parco.

Diverse foto aeree, attuali e storiche, sono state interpretate per studiare la struttura del mosaico del paesaggio costruito da un ecosistema di grande valore naturalistico, paesaggistico e ricreativo: il prato arido.

I prati aridi sono localmente chiamati végri, nome che viene fatto risalire al latino “vetus” cioè “vecchio”, attraverso “vet(e)ro” quindi “vetro” e infine “vegro”. L'aggettivo fa riferimento al fatto che i prati aridi si trovano su superfici dove il suolo non è più lavorato con cadenza annuale, quindi "vecchie", terreni incolti, spesso derivati dall'abbandono, temporaneo o permanente, delle coltivazioni agrarie, generalmente sulla sommità di colli nudi, sassosi e aridi.

Un tempo incolti destinati, prima o dopo, ad essere dissodati, oggi sono ecosistemi ricchi di biodiversità, in via di estinzione, protetti dalla Direttiva Europea Habitat nei siti della rete Natura 2000, la rete di aree protette più estesa del nostro pianeta, della quale anche i Colli Euganei fanno parte. I Colli ospitano 230 ettari di prati aridi, distribuiti in oltre 300 prati frammenti, di dimensioni, forme e isolamento variabili. 45 di questi sono stati visitati diverse volte, nel corso dell'estate del 2016, per raccogliere dati sulla loro biodiversità.

Sono state contate 430 specie di piante. Di queste, 25 sono esotiche, vivono cioè, spontanee, al di fuori del loro areale naturale di origine. Quasi 40, invece, sono specialiste degli ambienti aridi che qui più frequentemente si incontrano e, per questo motivo, sono maggiormente minacciate delle altre. Nei prati aridi sono state contate, inoltre, 53 specie di farfalle, di cui il 70% sono specialiste, come la bella vanessa del cardo, dalle ali caratterizzate da un disegno fatto di macchie arancioni e nere. Infine, sono state contate 27 specie di cavallette, tra cui, la più frequente, la piccola Pezotettix giornae. Ogni prato arido ospita, mediamente, 88 specie di piante, 9 di farfalle e 5 di cavallette.

La ricerca ha rivelato che le geometrie e la distribuzione dei prati aridi possono essere adottate come indicatori della biodiversità di alcuni di questi gruppi tassonomici, come le orchidee. Ad esempio il barbone adriatico, splendida orchidea mediterranea, protetta dall'Unione Europea, oltre che iscritta in numerose liste di specie a rischio di estinzione, vive soltanto in prati aridi non troppo isolati da altri prati aridi ad essi vicini. Presto sarà pubblicato, in collaborazione con il Parco Regionale dei Colli Euganei, un libro sulle recente condotte.

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