SCIENZA E RICERCA

La morte nucleare

Nell’agosto 1972, quasi 50 anni fa, si è svolto a Padova, presso il collegio Carlo Ederle dell’Opera Universitaria, un corso dell’International School on Disarmament and Research on Conflicts (http://www.isodarco.com) sul tema “The dynamics of the arms race”, con la participazione di 60 studiosi provenienti da 25 differenti paesi. Fra i relatori, importanti esperti del controllo degli armamenti nucleari, quali Alan Dowty, George Rathjens, Jack Ruina e Herbert York, primo direttore del laboratorio di Livermore per lo sviluppo della bomba H, Josef Goldblat e Oleg Reutov, esperti di armi chimiche e biologiche, il direttore del dipartimento disarmo dell’ONU, William Epstein, Jules Moch, già ministro della difesa nel governo di Léon Blum, Thomas Shelling, futuro premio Nobel per l’economia e Hans Morgenthau, il fondatore della moderna disciplina delle relazioni internazionali basata sulla sua filosofia di realismo politico.

L’uomo da senso alla sua vita e morte per la sua capacità di permettere il ricordo di sé e delle proprie opere dopo la morte

Vista la rinnovata attenzione alle armi nucleari nella presente corsa qualitativa a tali armi e la rilevanza ancora attuale dei contributi presentati a Padova, l’editore inglese Palgrave lo scorso dicembre ne ha ristampato alcuni (in “Arms Control and Disarmament”).

Morgenthau in quell’occasione mi donò una copia di un suo articolo (“Death in the Nuclear Age”) scritto dieci anni prima, che ho ora ritrovato fra le carte del corso. L’articolo presenta una sfaccettatura dell’inumanità delle armi nucleari che non è stata ripresa nel dibattito successivo, ma che a mio avviso merita un’attenta considerazione dato che tocca le basi antropologiche più profonde attaccando il diritto di ciascuno a una morte “umana”

Morgenthau osserva che “l’uomo da senso alla sua vita e morte per la sua capacità di permettere il ricordo di sé e delle proprie opere dopo la morte. Patroclo muore per essere vendicato da Achille, Ettore per venir compianto da Priamo. Tuttavia se Patroclo, Ettore e tutti quelli che avrebbero potuto ricordarli fossero stati uccisi simultaneamente, che ne sarebbe stato del significato della morte di Patroclo o di Ettore? Le loro vite e morti avrebbero perso il loro senso. Sarebbero morti non come uomini, ma come bestie uccise in massa, e sarebbe stato ricordata solo la quantità degli uccisi e non la specifica qualità della morte di un uomo rispetto a quella di un altro.

Pensiamo e agiamo come se la possibilità della morte in una guerra nucleare non avesse impatto sullo stesso significato della vita e della morte. Nonostante ciò che la razione ci fa conoscere, continuiamo a pensare e agire come se la morte nucleare comportasse solo un’estensione quantitativa delle distruzioni di massa del passato e non una trasformazione qualitativa del significato della stessa nostra esistenza.

Sarebbe davvero il culmine dell'ottimismo spensierato assumere che qualcosa di così assurdo come una guerra nucleare non possa accadere proprio perché è così assurda. Un’epoca le cui condizioni oggettive di esistenza sono state radicalmente trasformate dalla possibilità della morte nucleare evita la necessità di una trasformazione radicale del proprio pensiero e azione pensando e agendo come se nulla di radicale importanza fosse accaduto. Questo rifiuto di adattare il pensiero e l’azione a condizioni radicalmente nuove ha scritto il destino di uomini e civiltà prima d’ora. È probabile che possa accadere di nuovo.”

alessandro pascolini

ALESSANDRO PASCOLINI

Alessandro Pascolini è uno studioso senior dell’Università di Padova, già docente di fisica teorica e di scienze per la pace, ed è vice-direttore del Master in comunicazione delle scienze. Si occupa di fisica nucleare, controllo degli armamenti e divulgazione scientifica. Dal 1988 al 2002 è stato responsabile delle attività di promozione della cultura scientifica dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, producendo una sessantina di mostre in Italia e all’estero e predisponendo testi e materiali audiovisivi, cinematografici e multimediali. La Società Europea di Fisica gli ha conferito il premio 2004 per la divulgazione scientifica. È vicepresidente dell’ISODARCO e partecipa alle Pugwash Conferences on Science and World Affairs.

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