SCIENZA E RICERCA

Bruno Pontecorvo, a 100 anni dalla nascita

Il 22 agosto del 1913 nasceva a Marina di Pisa Bruno Pontecorvo, uno dei più grandi fisici italiani del XX secolo. Il centenario, in questi giorni oggetto di numerosi interventi sui mezzi di comunicazione tradizionali e non, sarà ricordato da due convegni, uno a Roma l’11 e 12 settembre e uno a Pisa dal 18 al 20 settembre.

Per capire la grandezza di Pontecorvo ripercorriamo brevemente le tappe salienti della sua biografia umana e scientifica. Pontecorvo conduce le sue prime ricerche come componente del gruppo dei “ragazzi di via Panisperna”. Saranno proprio gli esperimenti condotti nel 1934 da questo gruppo che riporteranno la fisica italiana ad altissimi livelli, come dimostrerà di lì a poco il premio Nobel per la fisica conferito a Fermi nel 1938 “per la sua prova dell’esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotti dal bombardamento di neutroni e, in relazione a questa, per la sua scoperta delle reazioni nucleari causate da neutroni lenti”. 

Vale la pena ricordare i nomi e le età di questi ricercatori. I sei “ragazzi di via Panisperna” sono: Enrico Fermi “il Papa” (33 anni), Edoardo Amaldi (27 anni), Oscar D’Agostino (33 anni, il chimico del gruppo), Bruno Pontecorvo, “il cucciolo” (21 anni), Franco Rasetti (33 anni), Emilio Segrè (29 anni). A questi era associato Ettore Majorana (28 anni) per i suoi contributi nell’ambito della fisica teorica. Ebbene, oggi un gruppo come questo in Italia non sarebbe possibile, non perché non ci siano “ragazzi” che potrebbero esprimere grandi idee, ma per come è organizzata la ricerca e l’università nel nostro Paese. Oggi ancor più di ieri, dopo anni di politica dissennata in materia di università e ricerca, giovani con un’età media minore di 30 anni non possono costituire un gruppo autonomo di ricerca in Italia. E questo anche se c’è qualcuno che crede in loro come fece Orso Mario Corbino per i ragazzi di via Panisperna.

Ma torniamo a Pontecorvo. Negli anni successivi, anche a causa dell’evolversi della situazione politica italiana che culminerà nel 1938 con l’emanazione delle infami leggi razziali, il gruppo si dissolverà. Pontecorvo andrà a Parigi già nel 1936 a lavorare con la coppia Joliot-Curie, proseguendo le sue ricerche sulla radioattività indotta. È qui che verrà a contatto con la comunità degli esuli italiani in larga parte appartenenti al partito comunista, ed è qui che si formerà quella sua profonda scelta politica che avrà importanti conseguenze nel 1950. Nel 1940 l’invasione nazista della Francia lo costringe a una rocambolesca fuga con la moglie Marianne, da Parigi a Tolosa e poi a Lisbona da cui partirà alla volta degli Stati Uniti d’America. Tra il 1940 e il 1943 lavorerà a Tulsa nell’ambito dell’idustria petrolifera mettendo a punto una tecnica di carotaggio di pozzi petroliferi basata sui neutroni. Le sue posizioni politiche di sinistra saranno la ragione per cui nel 1941 non verrà chiamato a Los Alamos a lavorare nel cosiddetto “progetto Manhattan” per la costruzione della bomba atomica.

Nel 1943 Pontecorvo si sposta a Montreal in Canada dove si occupa sia di raggi cosmici sia del progetto e della costruzione di un reattore nucleare che doveva essere all’epoca, come racconta Pontecorvo a Miriam Mafai, il reattore a maggiore intensità esistente. E proprio in Canada, dove resterà fino al 1949, comincia le ricerche sistematiche sulla fisica delle particelle elementari, e in particolare sui neutrini, che poi continuerà per tutta la vita. A Roma, nel frattempo, tre fisici sono a lavoro. In piena guerra mondiale, sotto i bombardamenti, nello scantinato di un liceo, Marcello Conversi, Ettore Pancini e Oreste Piccioni compiono l’esperimento che li porta nel 1946 alla scoperta di una nuova particella, il muone (μ), una particella molto simile all’elettrone ma con una massa 200 volte maggiore. Il loro risultato, pubblicato nel febbraio del 1947, “inaugura la moderna fisica delle particelle” come affermerà Luis Alvarez nel suo intervento per il premio Nobel della fisica del 1968. Pontecorvo, che aveva saputo della scoperta, pubblica pochi mesi dopo una breve nota nella quale, voce isolata in quegli anni, metteva in evidenza che il muone doveva essere, al pari dell’elettrone, descritto nell’ambito della teoria di Fermi (quella delle interazioni deboli che descrivono i processi radioattivi del nucleo). La nota di Pontecorvo rappresentava la prima intuizione dell’universalità delle interazioni deboli, due anni prima che l’idea fosse accettata. Sono i primi passi verso quello che oggi è noto come Modello Standard delle particelle nel quale l’elettrone, il muone e il tauone (con i rispettivi neutrini) costituiscono le tre famiglie di leptoni.

Sempre in Canada, tra il 1946 e il 1947, Pontecorvo propone un metodo per rivelare i neutrini, il cosiddetto metodo Cloro-Argon, che sarà la base per la prima rivelazione di neutrini (elettronici) da parte di Reines e Cowan nel 1956 (per questo Reines otterrà il premio Nobel per la fisica nel 1995).

Nel febbraio del 1949 Pontecorvo viene chiamato da Cockroft in Inghilterra nel Centro di Harwell per le ricerche nucleari. Infatti, pur avendo avuto varie offerte negli Usa, l’aria che si respirava negli Stati Uniti in piena “caccia alle streghe” non si confaceva alle convinzioni politiche di Pontecorvo. A Harwell Pontecorvo non entra nel progetto inglese per la bomba nucleare, ma si occupa di ricerche sui raggi cosmici. La sua permanenza a Harwell dura però poco più di un anno: infatti nell’agosto del 1950, dopo una breve vacanza romana, Pontecorvo e la sua famiglia si trasferiscono segretamente in Urss nel centro di ricerche di Dubna. Di lui non si saprà nulla per anni. (1/continua)

Giulio Peruzzi

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