SOCIETÀ

Ricercatori si nasce o si diventa?

A casa di Giulio Deangeli, a Este, sul tavolo accanto al divano non si trovano le solite riviste, ma il modello di un cervello in bella mostra, di quelli che si usano per studiare anatomia. “Me l’ha prestato Flavio, che ha vinto le selezioni nazionali lo scorso anno”. Giulio, classe 1995 (come gli altri partecipanti alla International Brain Bee Championship, una delle più importanti competizioni internazionali dedicata alle neuroscienze), frequenta il quinto anno del liceo scientifico “G.B. Ferrari” e ha un sogno: fare ricerca nel campo delle neuroscienze. A chi gli chiede della fidanzata risponde indicando i libri: “Per ora – sorride – mi dedico a loro”. 

Ama la musica classica, da camera in particolare (il resto è “rumore”), e trascorre il tempo libero davanti al computer divertendosi con i linguaggi di programmazione. Poco incline alla mondanità, lo appassionano l’aviazione e la fotografia. Quest’anno ha trascorso due mesi in Nuova Zelanda a Auckland, dove ha frequentato dei corsi di chimica, fisica, biologia e matematica, e a Howick per approfondire la lingua inglese. A settembre è stata la volta di Vienna, che lo ha visto piazzarsi secondo, dopo Jackson Huang, all’International Brain Bee Championship, il miglior risultato mai ottenuto dall’Italia. Partiti in 30.000 da tutto il mondo, dopo aver superato le selezioni locali, regionali e nazionali, sono arrivati alla finale in 17. Alla sua quindicesima edizione l’IBBC, che si è tenuto nell’ambito del XXI congresso mondiale di neurologia,prevedeva domande a risposta multipla sul sistema nervoso, una prova di neuroistologia e di neuroanatomia su preparati cerebrali umani, un esame di diagnosi del paziente e domande orali in cui 30 secondi dovevano bastare per rispondere. 

Adesso, dopo il risultato ottenuto a Vienna, Giulio si sta preparando alla prova di ammissione al corso di laurea in medicina a Padova che si terrà ad aprile del prossimo anno. L’esame di maturità sembra essere un semplice passaggio obbligato, tenuto conto della media superiore al nove. Brillante e precoce fin dai primi anni di scuola, tanto da saper leggere e scrivere già all’asilo, ha sempre ottenuto il massimo del profitto e dimostrato una particolare propensione per le materie scientifiche. “Ricordo di aver sempre avuto una passione per la scienza, soprattutto per la medicina – dice giocherellando distrattamente con il modellino di cervello che prima se ne stava tranquillo sul tavolo –. Già dalle elementari approfondivo lo studio del corpo umano con letture personali e al liceo questi interessi sono fioriti grazie anche ai docenti che ho incontrato. Tra questi Carla Daniela Mantovani, biologa, che in terza liceo ha stimolato il mio primo ‘approccio’ con il cervello grazie a una ricerca sulla fisiologia di base del neurone”. A novembre del 2012 è arrivata a scuola la circolare che informava i ragazzi dell’International Brain Bee Championship e da quel momento è iniziata l’avventura. 

Alle spalle Giulio Deangeli vanta già molte esperienze all’estero, in licei e college non senza qualche capatina in laboratori di ricerca. Figlio di una insegnante di inglese e di un medico veterinario, i genitori lo hanno educato all’apertura verso le altre culture e sostenuto nelle sue scelte. Prima della Nuova Zelanda ha frequentato per breve tempo una scuola per personale paramedico all’ospedale di Berna in Svizzera, per andare poi un mese in Germania ad approfondire la lingua tedesca. Nel 2011, dopo un breve soggiorno studio in California, fu la volta di Sidney dove ha studiato per un mese in un liceo della città. “Nelle scuole che ho frequentato – racconta – il rapporto con i docenti era più informale, meno gerarchico rispetto all’Italia, pur non mancando la disciplina. L’approccio teorico alla materia era scarso e la cultura generale minima. Prevaleva un’impostazione pratica, empirica. Da questo punto di vista, preferisco il sistema di istruzione italiano e anzi ritengo che non si apprezzi abbastanza la solidità delle basi teoriche offerte dai nostri programmi”. Voce fuori dal coro quella di Giulio Deangeli che dall’università si augura di ricevere proprio questo: teoria e metodo di cui potersi servire nel settore della ricerca. “In futuro vorrei rimanere nell’ambiente accademico e fare ricerca nel campo delle neuroscienze. La ricerca permette di avvalersi con logica e sistematicità del bagaglio teorico acquisito, ma allo stesso tempo di procedere con un approccio personale e di esprimere la propria individualità e originalità. Che alla fine fanno la differenza”.  

Un assaggio del mondo universitario e delle persone, docenti e studenti che lo frequentano, Giulio Deangeli l’ha avuto proprio nei mesi precedenti la competizione, quando si preparava alle prove. Alla passione, infatti, unisce una buona dose di determinazione e testardaggine e quando qualcosa non gli era chiaro e non trovava la risposta in rete, scriveva a docenti o primari in giro per l’Italia per chiarire i suoi dubbi. E le risposte non tardavano a venire. Dalla biblioteca medica Pinali di Padova ha potuto prendere in prestito libri solitamente riservati agli studenti di medicina; Marina Saladini, del dipartimento di Neuroscienze dell’università di Padova, lo ha sostenuto nella preparazione e affiancato a due specializzandi, Marco Volpe e Matteo Fuccaro. All’università di Bologna ha incontrato Fabio Cirignotta, docente di neurologia e a Udine Ernesto Pascotto, istologo. 

Alla fine di questa storia rimane una domanda: questo ragazzo con il sogno di dedicarsi alla ricerca, così appassionato e lungimirante, si trova nel Paese giusto?  Glielo chiederemo tra una decina d’anni. 

Monica Panetto 

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