SCIENZA E RICERCA

Idee che devono morire

I presupposti, forse, non sono del tutto corretti. Ma il risultato pratico è di grande valore: il libro This Idea Must Die: Scientific Theories That Are Blocking Progress che John Brockman, noto scrittore di scienza, ha curato per la HarperCollins di New York è di quelli da non perdere. Contiene 180 idee scientifiche – di ogni disciplina, dalla matematica alla psicologia - che, a detta di altrettanti prestigiosi autori, sono da rottamare, perché superate o, comunque, da rivedere, perché costituiscono (addirittura) un ostacolo al progresso della conoscenza. 

Il libro è da non perdere, perché propone quasi duecento concetti e idee su cui conviene davvero riflettere. E gli autori, grandi esperti – alcuni molto noti – le discutono in poche (4 o 5) ma densissime pagine. Una chicca, dunque.

Anche se, come dicevamo, i presupposti ci sembrano se non scorretti, certo da approfondire. La convinzione che ha spinto John Brockman a progettare e realizzare questo libro è, infatti, che la scienza procede per cambi di paradigmi, piccoli o grandi che siano. E pertanto sia una sorta di cimitero delle idee. Alle spalle ce ne sono tantissime morte. E quelle che oggi vivono sono destinate a morire, superate da altre idee che comunque vivranno una vita effimera. Destinata a finire.  Non a caso Brockman inizia il suo libro citando una famosa frase di Max Planck, uno dei tre padri fondatori (con Albert Einstein e Niels Bohr) della fisica dei quanti: “Una verità scientifica non trionfa convincendo i suoi oppositori e facendo in modo che essi vedano la luce, ma piuttosto perché i suoi oppositori muoiono ed emerge una nuova generazione di scienziati, più familiare con essa”.

La realtà delle idee scientifiche non è così semplice. La scienza non procede (solo) come il mercato delle automobili, con la ciclica sostituzione dei suoi modelli (e dei suoi autisti). La scienza somiglia, piuttosto, alla biosfera. Con specie che muoiono o evolvono in tempi piuttosto rapidi e altre che, invece, come gli squali o certi batteri sono dotati di grande stabilità e sopravvivono sostanzialmente uguali a se stesse per centinaia di  milioni di anni. Insomma, nell’universo delle idee scientifiche c’è sia continuità che rapido ricambio. E gli scienziati, nel corso della loro vita, possono anche cambiare sia le loro idee scientifiche sia il Weltbild, la loro visione del mondo. Per esempio, negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso molti scienziati (da Peter Duesberg a Kary Mullis, premio Nobel per la chimica) negavano che il virus Hiv fosse l’agente causale dell’Aids. Oggi nessuno lo nega più. O, ancora, l’idea di geometria (dimensione su cui nel libro l’italiano Carlo Rovelli invita a riflettere) proposta da Euclide poco meno di 2.500 anni fa è ancora sostanzialmente valida. Conosciamo geometri non euclidee. Ma la geometria euclidea conserva intatta la sua struttura. 

Dunque saremmo un po’ meno apodittici di Brockman (e di Planck) nel considerare come si svolge il flusso delle idee nel mondo della scienza.  E, tuttavia, ripetiamo: le proposte di rottamazione o, almeno, di revisione di idee scientifiche che gli autori messi insieme da Brockman sono da non perdere. Non perché siano tutte da accettare a scatola chiusa. Ma perché invitano a riflettere.

A titolo di esempio ve ne proponiamo due (su 180): una da maneggiare con cura, l’altra da rottamare senza esitazione alcune.

La prima idea, quella con cui inizia il libro, è la “Teoria del Tutto”, analizzata da Geoffrey West, un noto fisico teorico inglese. È stato il grande sogno di Albert Einstein: riunifica in un unico modello generale – la Teoria del Tutto, appunto – l’intera fisica, portando a termine un processo di unificazione fondato su un’idea metafisica: la profonda unità del mondo fisico. Questa idea metafisica ha prodotto grandi risultati: Isaac Newton, con la sua teoria della gravitazione universale, ha unificato la fisica celeste e la fisica terrestre; Michael Faraday e, soprattutto, James Clerk Maxwell hanno unificato elettricità e magnetismo; Sheldon Glashow, Abdus Salam e Steven Weinberg hanno unificato elettromagnetismo e interazione debole. Il progetto di Einstein e quello di molti fisici moderni è quello di portare a termine il processo e individuare la forza primigenia di cui la quattro interazioni fondamentali (elettromagnetica, debole, forte e gravitazionale) sarebbero espressione. Per fare questo occorre una teoria generale capace di inglobare e conciliare la relatività generale e la meccanica quantistica. È da rottamare questa idea di Teoria del Tutto? Forse no. O, almeno, non completamente. È da considerare morta l’idea, ingenua, che la Teoria del Tutto cui aspirava Einstein potesse spiegare davvero tutto: non solo i fenomeni fisici fondamentali, ma anche la vita, la mente, la coscienza, la società degli uomini. Ma il progetto di unificare relatività generale e  meccanica dei quanti, resta valido. Anzi, è considerato da molti l’obiettivo primo della fisica teorica. Solo parziale e non completa rottamazione, dunque.

È invece da buttare via, come propone l’antropologa Nina Jablonski, quell’idea di razza utilizzata da grandi naturalisti come Carlo Linneo, Comte de Buffon o Johannes Blumenbach per distinguere gruppi umani che appaiono diversi nella morfologia e nei comportamenti. Questa idea è stata alla base di molte pratiche razziste. Ma razza non deve essere confusa con razzismo. Si tratta di due concetti diversi. Il secondo, il razzismo, è repellente. Il primo, razza, appare oggi del tutto inconsistente, scientificamente non fondato. Perché la variabilità degli individui interna a due gruppi umani comunque presi, per esempio agli europei e agli africani, è di gran lunga superiore alla variazione della media dei caratteri dei due gruppi. La proposta di portare al cimitero l’idea di razza applicata alla specie umana è stata fatta propria, di recente, da un gruppo, piuttosto vasto, di antropologi italiani: a iniziare da Olga Rickards, da Gianfranco Biondi e dai membri dell’Istituto Italiano di Antropologia. Che hanno rilanciato: chiedendo al Parlamento italiano di togliere la parola razza dalla Costituzione, dove è presente proprio per denunciare il razzismo. Nella carta fondamentale della comunità nazionale, dicono, non può essere presente, neppure a fin di bene, un concetto che non ha più alcuna validità scientifica. 

Questa proposta specifica ha un valore generale, che riguarda l’intero libro di Brockman. Mandare al cimitero le idee scientifiche ormai superate (giusto o sbagliato che sia) ha effetti che non riguardano la sola comunità scientifica, ma coinvolge l’intera società. In ogni dimensione: filosofica e, spesso, anche politica. 

Pietro Greco

 

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