CULTURA

Buon compleanno robot! Cent’anni dalla prima apparizione della parola

L’etimologia delle parole, a volta, sorprendono: difficilmente si riesce a immaginare che un termine prettamente usato nell’ambito scientifico, come robot, possa nascere da un dialogo tra uno scrittore e un pittore cubista cechi. Quest’anno, infatti, si festeggiano i cent’anni dalla prima apparizione del termine robot, comparsa in un’opera teatrale intitolata RUR - Rossum Universal Robots, scritta dallo scrittore, giornalista e drammaturgo Karel Ĉapek.

I robot, quindi, nascono non in laboratorio ma da uno scrittorio: nel 1920 Ĉapek presenta un dramma utopico fantascientifico in cui si racconta l’attività di un'azienda il cui obiettivo è liberare l’umanità dalla schiavitù del lavoro e della fatica. Lo scienziato Rossum, infatti, scopre come creare delle macchine simili agli esseri umani e decide di produrli, esportandoli in tutto il mondo. Lo sviluppo tecnologico dell'azienda nei confronti dei robot si concentra nell'aggiunta gradualmente tratti e capacità sempre più simile agli uomini, come il senso del dolore. In principio i robot sono felici di poter lavorare per l’umanità ma una rivolta farà si che questi assumino il dominio del pianeta, estinguendo di conseguenza la specie umana. 

Pur essendo una storia utilizzata più volte nel corso degli anni da scrittori, sceneggiatori e registi, RUR rappresenta un simbolo di modernità e lo specchio dello sviluppo scientifico di quel periodo: basti pensare a tutte le scoperte del primo ventennio del Novecento come la teoria della relatività, la fisica quantistica, l’aviazione, i raggi X, il radiotelefono. Non solo: l’Europa è appena uscita dalla Prima guerra mondiale, si affermano diversi movimenti artistici e letterari come il Decadentismo, il Simbolismo e il Cubismo. Ogni elemento contribuisce a costruire un pensiero nuovo, che unisce realtà e immaginazione. La peculiarità di Ĉapek risiede proprio nel suo essere al passo con i tempi: le sue opere, infatti, mettono in discussione gli aspetti etici delle invenzioni e delle scoperte, non demonizzando tuttavia lo sviluppo tecnologico. Per questo motivo, lo scrittore fu nominato diverse volte per il premio Nobel per la letteratura, non vincendo però mai il titolo.

Come accennato in precedenza, la parola robot deriva da una delle opere dello scrittore ceco più famose. Esistono comunque alcuni dubbi sulla paternità del termine: il fratello Joseph, pittore cubista, utilizza robot in un suo racconto, antecedente all’opera RUR. Si è poi svelato che in realtà Joseph adotta il termine automat ma contribuisce comunque alla scelta della parola durante la stesura dello scritto teatrale ed è lo stesso Karel che lo racconta, nel dicembre del 1933 sulle pagine del quotidiano di Praga Lidové noviny:

"Ascolta, Josef", ha iniziato l'autore, "Penso di avere un'idea per uno spettacolo teatrale".

"Che tipo", borbottò il pittore. L'autore gli disse la trama il più brevemente possibile.

"Allora scrivilo", osservò il pittore, senza togliere il pennello dalla bocca o fermare il lavoro sulla tela. L'indifferenza era abbastanza offensiva.

"Ma", ha detto l'autore, "non so come chiamare questi lavoratori artificiali. Potrei chiamarli Labori, ma mi sembra un po’ pedante."

"Allora chiamali robot" mormorò il pittore, si passò il pennello in bocca e continuò a dipingere. Ed è così. Così nacque la parola Robot; lascia che questo riconosca il suo vero creatore.

Ecco quindi all’origine di questa parola. Inizialmente, come si legge, Karel scelse la parola labori, di origine latina, per dare un’identità a questi nuovi personaggi. Il fratello Joseph, invece, suggerisce di utilizzare robota robot di origine ceco slava, derivante da rab che significa “schiavo”. Robota, infatti, indica un lavoro servile e pesante e veniva utilizzata durante l’impero asburgico per indicare le prestazione obbligatorie imposte nei territori slavi

Oggi potremmo definire i personaggi dell’opera di Ĉapek come androidi dato che sono esseri artificiali con sembianze umane. Tuttavia, grazie al successo dell’opera teatrale, la parola robot entrò nell’uso comune, per indicare un automa meccanico. I robot hanno sempre vissuto in equilibrio tra fantasia e realtà, facendoci sospettare della capacità della letteratura di anticipare le scoperte scientifiche.

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