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In Europa è difficile regolamentare i pesticidi

Ad inizio febbraio Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha dichiarato che ritirerà la direttiva sui pesticidi. La proposta di Regolamento sull'Uso Sostenibile (SUR), mirava a ridurre del 50% l'uso dei pesticidi entro il 2030 e secondo la Presidente era “diventata un simbolo di polarizzazione". Un conferma a questa dichiarazione la si può scorgere anche dalle reazioni politiche che la notizia ha avuto.  Qualcosa però, come ha ammesso la stessa Von del Leyen, bisognerà fare.

Il Sur di fatto era una proposta concreta per dare un taglio netto all’utilizzo di pesticidi in agricoltura e nella aree verdi. Presentata per la prima volta a giugno 2022, aveva l’obiettivo di portare a termine questa diminuzione entro il 2030. Faceva parte della strategia “Farm to work” e di fatto aveva tre punti cardine fondamentali al suo interno. Il primo era vincolante e riguardava la riduzione del 50% dell'uso di pesticidi chimici entro il 2030. Gli Stati membri avrebbero poi stabilito i propri obiettivi nazionali di riduzione entro parametri definiti per garantire il raggiungimento degli obiettivi a livello dell'UE.

Il secondo obiettivo della proposta era quello del controllo dei parassiti eco-sostenibile: cioè di fatto un pacchetto di nuove misure che avrebbero dovuto garantire la pratica da parte degli agricoltori della Gestione Integrata delle Risorse (IPM), cioè un sistema eco-sostenibile di controllo dei parassiti che si concentra sulla prevenzione dei parassiti e dà priorità ai metodi alternativi di controllo dei parassiti, con pesticidi chimici utilizzati solo come ultima risorsa.

Con il Sur poi, il divieto di tutti i pesticidi sarebbe stato esteso alle aree sensibili, come le aree verdi urbane, compresi parchi o giardini pubblici, parchi giochi, aree ricreative o sportive, percorsi pubblici così come aree protette in conformità con Natura 2000 e qualsiasi area ecologicamente sensibile da preservare per gli impollinatori minacciati.

Per ora quindi, questa proposta è stata ritirata. Ma vediamo qual è l’uso e quanto venduti sono i pesticidi in Europa. Negli ultimi dieci anni, o meglio nel periodo che va dal 2011 al 2021, le vendite di pesticidi nell'UE hanno avuto una fluttuazione di circa il 6% intorno al limite di 350.000 tonnellate all'anno. Sempre nello stesso periodo il volume totale delle sostanze attive dei pesticidi venduti nei 16 paesi dell'UE che hanno fornito dati completi è diminuito del 4,9% mentre in 11 dei paesi dell'UE che hanno fornito dati completi sia per il 2011 che per il 2021, le vendite totali di pesticidi sono diminuite nel periodo tra il 2011 e il 2021; il tasso di declino più marcato è stato nella Repubblica Ceca (-36%), seguito da Danimarca, Portogallo, Italia, Romania, Slovenia, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia, Cipro e Lituania. C'è stato anche un forte calo in Belgio tra il 2011 e il 2020 (-22%).

Ma cerchiamo di dare un contesto a ciò di cui stiamo parlando. Lo facciamo andando a leggere i dati dell’Eurostat, per capire a fondo le peculiarità dell’argomento.

I pesticidi sono tutti quei prodotti che combattono le infestazioni delle colture e riducono la concorrenza delle erbe infestanti, migliorando così i rendimenti e proteggendo la disponibilità, la qualità, l'affidabilità e il prezzo dei prodotti a vantaggio degli agricoltori e dei consumatori.  L'uso dei pesticidi è influenzato in parte da considerazioni economiche (le colture più redditizie sono quelle più economicamente vantaggiose da trattare), e in parte dalle condizioni locali del suolo e del clima che determinano la vulnerabilità di un sito all'infestazione da parte di parassiti. 

A livello dell'Unione europea, uno degli obiettivi principali dell'iniziativa Green Deal è proprio quello di ridurre i rischi e l'impatto dell'uso dei pesticidi sulla salute umana e sull'ambiente. Quando parliamo di pesticidi consideriamo nella categoria una grande varietà di prodotti. Per questo il rischio ambientale per quanto riguarda l'uso di pesticidi varia considerevolmente da un pesticida all'altro, a seconda delle caratteristiche intrinseche delle loro sostanze attive e dei modelli di utilizzo. 

Lo stesso Eurostat ammette che “la misurazione del vero utilizzo dei pesticidi consentirebbe una migliore stima dei rischi per coltura e regione per diversi comparti dell'ambiente o per la salute umana ma al momento, i dati statistici sull'uso agricolo dei pesticidi sono disponibili per Stato membro, ma non sono armonizzati a livello europeo”

Conosciamo quindi quali sono i pesticidi più venduti ma per calcolare dei veri indicatori di rischio, sarebbe necessario stabilire livelli di tossicità ed ecotossicità per ogni sostanza attiva e combinarli con dati rilevanti sulle quantità utilizzate e altre informazioni. “Il modo in cui vengono utilizzati i pesticidi (quantità, momento e metodo di applicazione, tipo di coltura, tipo di suolo, ecc.) - si legge nell’analisi Eurostat - influenza il loro effetto sulla salute umana e sull'ambiente. Tuttavia, a parte il tipo di coltura, al momento non sono ancora disponibili statistiche su questi fattori. Gli indicatori di rischio sono quindi stati sviluppati sulla base delle statistiche sulle vendite di pesticidi e di altri dati”.

Insomma abbiamo capito che l’utilizzo di pesticidi gioca un ruolo importante nella produzione agricola, perché garantisce danni minori da parte di erbe infestanti e parassiti alle colture. Tuttavia, il loro uso può avere impatti ambientali negativi sulla qualità dell'acqua, sulla biodiversità e quindi, di fatto, su uomo e ambiente.  Con il ritiro della proposta di regolamento, rimane un vuoto legislativo e per ora anche di idee, su come cercare di ridurre l’impatto di prodotti tanto utili nel breve periodo quando dannosi nel lungo.

 

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