SCIENZA E RICERCA

Da dove sono passati Annibale e i suoi elefanti?

La traversata delle Alpi di Annibale viene ancora oggi ricordata come una delle imprese militari più straordinarie della storia. Avvenne nel 218 a. C., durante la seconda guerra punica e secondo lo storico greco Polibio durò circa 15 giorni, durante i quali il generale di Cartagine condusse 46.000 soldati e 37 elefanti da guerra attraverso un passo di montagna. Già, ma quale?

Dalle ricostruzioni degli storici si sa che l’esercito aveva già marciato per circa 1000 km, provenendo dalla penisola iberica, prima di arrivare sul lato francese delle Alpi. Dopo aver attraversato il fiume Rodano, aveva marciato per 80 km verso nord fino a raggiungere l’attuale città di Livron sur Drôme. Da lì si era diretto a est, per affrontare le montagne. È qui che il testo di Polibio diventa impreciso.

Una delle interpretazioni finora più avvalorate identificava il Col di Clapier come punto di passaggio dell’esercito di Annibale, che poi sarebbe sceso nella pianura padana dalla Val di Susa. Una proposta alternativa invece era il Col delle Traversette, qualche decina di km più a sud, che avrebbe permesso ad Annibale di arrivare nella valle del Po scendendo dal Pian del Re.

Un recente studio pubblicato sulla rivista PNAS ha provato a dirimere il dibattito portando un punto di vista nuovo. “La maggior parte delle discussioni sull'attraversamento delle Alpi da parte di Annibale si è basata su considerazioni filologiche e geologiche, che però tendono a trascurare gli aspetti biologici riguardanti uomini e animali” scrivono i due autori, Emilio Berti del German Centre for Integrative Biodiversity Research e Fritz Vollrath dell'università di Oxford.

Gli elefanti africani sono animali dall’appetito eccezionale: nella savana dedicano all’alimentazione 14 ore al giorno, solo per mantenere un peso corporeo di circa 3 tonnellate. Quello che gli autori hanno fatto allora è una stima dei costi metabolici che uomini, cavalli ed elefanti devono aver sostenuto durante la traversata.

Bilancio energetico

Secondo i due autori, il percorso meno dispendioso in termini di movimento e fabbisogno energetico degli organismi, deve essere stato il Col delle Traversette: all’esercito sarebbe costato 5,42 Tera Joule (TJ), ovvero quanto spenderebbe un auto a benzina per compiere 2.300 km (all’incirca il tragitto Milano – Madrid). oppure, messa in altri termini, l’equivalente di circa la metà del consumo elettrico annuo di una famiglia italiana.

Al secondo posto con 6,02 TJ, gli autori collocano il passaggio per il Colle del Monginevro, mentre mettono solo al terzo posto, con 6,28 TJ, il Col di Clapier. La strada energeticamente più inefficiente per l’esercito di Annibale sarebbe stata quella che passava per il Colle del Moncenisio, che avrebbe fatto spendere a uomini e animali 6,45 TJ.

“Sebbene Annibale non disponesse di stime così accurate, potrebbe aver avuto una comprensione qualitativa della gerarchia dei possibili itinerari. In tal caso, spinto dall'obiettivo di minimizzare i costi energetici dell'attraversamento, avrebbe scelto la via della Traversette” scrivono gli autori, che fanno anche una stima delle risorse alimentari necessarie a soddisfare il bilancio metabolico dell’esercito.

Cibo, armi e bagagli

Assumendo per semplicità che i protagonisti della traversata si nutrissero di soli carboidrati come principale fonte di nutrimento, i costi energetici dell’attraversamento al Colle delle Traversette si sarebbe tradotto in un fabbisogno di oltre 230 tonnellate di provviste. Per gli altri valichi, l’aumento sarebbe stato rispettivamente di 25, 37 e 44 tonnellate.

“Mentre gli uomini, e forse anche i cavalli, avrebbero potuto trasportare ciascuno le proprie provviste, ciò sarebbe stato impossibile per gli elefanti” sottolineano gli autori, “poiché un esemplare adulto di tre tonnellate in natura consumerebbe normalmente circa 200 kg di cibo al giorno, e circa 75 kg in cattività, solo per soddisfare le esigenze metaboliche basali”. Portare tutto il cibo di cui avrebbero avuto bisogno per 15 giorni di salita e discesa sarebbe stato impossibile.

Inoltre, se solo per mantenere il proprio peso corporeo normalmente gli elefanti devono alimentarsi per più di metà della giornata: contando anche il dispendio energetico derivante da salita e discesa, avrebbero dovuto passare quasi 20 ore al giorno a mangiare.

“Questo scenario è altamente improbabile e pertanto dobbiamo supporre che gli elefanti di Annibale abbiano dovuto fare affidamento sulle loro riserve di grasso corporeo per tutta la durata dell’attraversamento” deducono i due ricercatori, che hanno anche calcolato quanta massa grassa devono aver perso elefanti, cavalli e uomini nei 15 giorni: “passando per il Colle delle Traversette, gli elefanti avrebbero perso il 4% delle loro riserve di grasso corporeo, i cavalli l’11% e gli uomini il 19%”.

Il vero problema? Rifare il pieno

Secondo gli autori quindi gli elefanti poterono fare affidamento sulle loro abbondanti riserve naturali di grasso, mentre furono i soldati quelli che probabilmente subirono più degli animali la fatica dell’impresa. Infatti, Annibale perse quasi la metà dei suoi uomini sfidando la montagna: nonostante quel periodo sia stato relativamente caldo (viene ricordato come l’Optimum climatico romano), Polibio testimonia che l’esercito cartaginese dovette affrontare neve, ghiaccio, frane e altre insidie.

Gli elefanti invece, con le loro quattro zampe motrici, si rivelarono ottimi scalatori e quasi tutti (una trentina) giunsero vivi nella val padana, dove combatterono contro i romani la battaglia di Trebbia (un affluente destro del Po), contribuendo alla vittoria dell’esercito di Cartagine.

I problemi per gli elefanti arrivarono più avanti: tutti tranne uno morirono entro l’inverno successivo. Mentre gli uomini sopravvissuti impiegarono relativamente poco tempo e poche risorse per rimettersi in forma, gli elefanti avrebbero avuto bisogno di grandi quantità di approvvigionamenti che, in territorio nemico, scarseggiavano.

“Possiamo supporre che Annibale sapesse, dopo aver viaggiato con gli elefanti e i loro addestratori attraverso la Spagna e la Francia meridionale, che i suoi elefanti avrebbero incontrato meno difficoltà dei suoi uomini nell’attraversamento” fanno notare i due ricercatori. “Forse Annibale sarebbe stato più preoccupato di cosa fare con gli elefanti una volta giunto in Italia, poiché ripristinare le loro riserve di grasso e mantenerli in vita sarebbe stato estremamente difficile, trovandosi isolati in territorio nemico e privi di linee di rifornimento”.

Perché allora portarli a ogni costo se sapeva che avrebbe rischiato di perderli? Forse il comandante cartaginese puntava soprattutto a impressionare sia i suoi nemici sia i suoi potenziali alleati. “Forse contava sul fatto che gli elefanti avrebbero fornito un importante elemento tattico di sorpresa nelle prime battaglie contro i Romani. Inoltre, potrebbe aver previsto che i suoi elefanti da guerra avrebbero suscitato timore e contribuito a reclutare dalla sua parte i Celti dell’Italia settentrionale, notoriamente ostili a Roma”.

Annibale rimase nella penisola italica per 14 anni e sconfisse a più riprese i romani in battaglie campali. Quando fece ritorno a Cartagine non era però riuscito a piegare definitivamente Roma. Nel 202 a. C., a Zama nell’attuale Tunisia, lui e 80 elefanti da guerra vennero sconfitti dai romani, che posero fine alla seconda guerra punica. Poco più di 50 anni dopo iniziò la terza: Cartagine venne distrutta e i suoi abitanti piegati in schiavitù.

Sebbene alcuni oggi citino la traversata di Annibale come prova del fatto che ha sempre fatto caldo (e che il cambiamento climatico odierno non sia responsabilità umana), le perdite subite dall’esercito cartaginese testimoniano che l’attraversamento fu tutt’altro che una passeggiata. L’Optimum climatico romano è stato in effetti un periodo mediamente più caldo dei secoli appena precedenti, ma uno studio su Nature di qualche anno fa non ha trovato evidenze sul fatto che si sia trattato di un fenomeno di scala planetaria: probabilmente è rimasto circoscritto a quella regionale.

Il riscaldamento che viviamo oggi invece è definito per l’appunto globale e ha visto aumentare la temperatura globale di 1,5°C in meno di due secoli a causa delle elevate quantità di anidride carbonica che la società umana ha immesso in atmosfera. Citare la traversata di Annibale per dire che il clima è sempre cambiato ha dunque poco senso. La lezione, amara, che semmai si può trarre è un’altra: sin dall’alba della civiltà, gli umani si sono fatti la guerra.

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