SCIENZA E RICERCA

Cosa dobbiamo aspettarci dall’arrivo di El Niño

Da quando ne hanno ufficialmente dichiarato l’inizio, a giugno di quest’anno, i climatologi di tutto il mondo stanno guardando con preoccupazione alla crescita di El Niño, quell’oscillazione climatica che si ripete ciclicamente (in intervalli che vanno da 3 a 7 anni) nel Pacifico australe e che è associata a un generale aumento delle temperature globali.

L’innesco è dovuto a un cambiamento dei venti alisei e delle correnti oceaniche, che portano acqua più calda ad accumularsi in superficie, spingendola verso le coste orientali: il Sud America di conseguenza viene investito da aria più calda e umida che può dar luogo a forti precipitazioni, mentre l’Oceania viene interessata da una forte siccità e un elevato rischio di incendi. Le conseguenze di questo cambiamento si ripercuotono sul clima di tutto il pianeta e portano con sé eventi meteorologici estremi diversi in diverse regioni.

A differenza di quello che viene chiamato riscaldamento globale, la cui origine è antropica e dovuta al rilascio di grandi quantità di gas serra in atmosfera, El Niño Southern Oscillation (ENSO, questo il suo nome completo) è un fenomeno naturale che si alterna a La Niña, associata a temperature mediamente più fresche, che si hanno quando i venti e le correnti del Pacifico si spingono da est verso ovest.

In arrivo un Super El Niño

In gergo si parla di “Super El Niño” quando la temperatura delle acque superficiali dell’oceano aumenta di almeno 2°C oltre la media. Le previsioni della World Meteorological Organization dicono che tra agosto e ottobre le anomalie termiche supereranno i 2,9°C in diverse aree di monitoraggio. Il picco è previsto intorno a Natale (da cui il nome del fenomeno), mentre le conseguenze dureranno per tutto l’anno successivo: i modelli climatici infatti si aspettano che il 2027 manterrà una media globale superiore a 1,5°C di aumento rispetto a 150 anni fa, facendone l’anno più caldo finora mai registrato. Si pensa che potrebbe anche raggiungere il valore record di 1,7°C, dando un’anticipazione del clima e delle temperature con cui ci troveremo a convivere nel prossimo decennio, con un riscaldamento globale che continua la sua corsa.

Gli eventi passati

Quello in corso sembra sia destinato a diventare il più intenso dell’ultimo secolo, tuttavia i dati recenti ci dicono che negli ultimi 11 anni altri El Niño sono stati classificati come forti: quello del 2014-2016 e quello del 2023-2024.

Altre due oscillazioni intense si erano verificate una nel 1982-1983 e un’altra nel 1997-1998. La più grave mai registrata nell’epoca recente risale al 1877-1878: le carestie che ha generato si stima abbiano ucciso 50 milioni di persone, più del 3% della popolazione mondiale di allora. Quella del 2026 potrebbe giocarsi il record con quella di 150 anni fa.

Gli scienziati parlano poi di Mega El Niño riferendosi a una serie di lunghi e prolungati eventi che si sono ripetuti circa 252 milioni di anni fa, alla fine del Permiano, quando si è verificata la più grave estinzione di massa della storia della Terra. Le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera erano superiori alle 860 parti per milione (ppm), circa il doppio di quelle odierne, che pure sono salite rapidamente negli ultimi due secoli e mezzo, passando da 280 ppm a circa 420 ppm a causa delle emissioni prodotte soprattutto dalla combustione di idrocarburi (petrolio, gas e carbone).

L’impatto di El Niño sui diversi continenti

Oltre ad aumentare la temperatura media del pianeta, El Niño ne altera anche il regime di precipitazioni. Come già detto, al Sud America porta più umidità aumentando il rischio di alluvioni, mentre Paesi del Centro America come Colombia e Venezuela devono affrontare condizioni più secche che favoriscono gli incendi, così come avviene in Oceania e in Sud-Est asiatico.

Anche in Cina e in India porta più calore e siccità, indebolendo la stagione monsonica. Lo stesso vale per l’Africa occidentale, mentre in quella orientale aumenta il rischio di alluvioni.

In Nord America l’impatto varia: nelle regioni settentrionali si attendono inverni più miti, mentre in quelle più meridionali, quindi per esempio in California, condizioni più umide e fredde possono rendere le tempeste più violente e favorire le alluvioni.

Questo avviene perché El Niño altera l’intera circolazione atmosferica: modificando la corrente a getto (jet stream) si possono formare tempeste più violente sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Su quella orientale invece i venti dei Caraibi possono ostacolare la formazione degli uragani nell’Atlantico, abbassando il rischio per le coste americane. Cambia anche la stagione dei tifoni che si abbattono sull’Asia: invece di indirizzarsi verso le Filippine, tendono a raggiungere la Cina, il Giappone e la Corea del Sud.

L’indebolimento dei venti alisei è uno dei motori primi di innesco dell’intero fenomeno climatico di El Niño: normalmente questi venti soffiano nel Pacifico da est a ovest e permettono la risalita delle acque fredde di profondità al largo delle coste del Sud America, rendendola una delle zone di pesca più generose del mondo. Quando gli alisei calano, la risalita delle acque fredde rallenta e la temperatura superficiale della porzione orientale dell’oceano si alza.

L’Europa è invece una delle zone del pianeta che subisce meno l’influenza diretta di El Niño. Tuttavia, negli ultimi anni le ondate di calore provenienti dall’Africa stazionano più a lungo sul Vecchio Continente e quest’estate ne abbiamo avuto prova.

Le Parole del Segretario Generale dell’ONU

“El Niño non è soltanto alle nostre porte: è già entrato in casa e sta facendo salire la temperatura. E questo è solo un assaggioha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. “El Niño si sta rafforzando, aggiungendo combustibile a un pianeta già in fiamme, colpito da cupole di calore roventi, incendi apocalittici e temperature record dei mari. I combustibili fossili alimentano le fiamme di questa crisi. La loro espansione deve fermarsi. Altro carbone, petrolio e gas ci condurranno verso un futuro ancora più infiammabile. A meno che non agiamo, per proteggere le persone e affrontare la causa profonda della crisi, i pericoli diventeranno ancora più mortali. L'assaggio è finito. Non possiamo permetterci di aspettare l'evento principale”.

“El Niño è uno dei fenomeni climatici più attentamente monitorati al mondo. Ma le previsioni, da sole, non prevengono i pericoli: sono le persone a farlo” ha aggiunto la Segretaria generale dell'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, Celeste Saulo. “Questo El Niño, che si sta sviluppando sullo sfondo di un calore oceanico senza precedenti e dell'aumento delle temperature, offre ai governi e alle comunità una finestra di opportunità per anticipare i rischi e agire prima che gli impatti si manifestino. Le decisioni che prendiamo oggi determineranno gli impatti che subiremo domani".

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