SCIENZA E RICERCA

I suoni della ricerca, il suono come ricerca

Come ogni anno alla fine settembre, nel corso della Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori chi lavora in ambito scientifico incontrerà il grande pubblico e, attraverso laboratori, conferenze e spettacoli, racconterà il proprio lavoro e le ricerche che conduce. L’evento avrà luogo il 25 di questo mese e in alcune città italiane proseguirà anche il giorno successivo. A Padova, l’appuntamento – che prende il nome di Science4All – si svilupperà nell’arco di tre giornate, fino a domenica 27 settembre.   

In attesa della manifestazione, abbiamo raggiunto studiosi e studiose dell’Università di Padova provenienti da vari settori disciplinari. Con loro abbiamo idealmente percorso gli ambienti in cui si muovono ogni giorno: biblioteche stipate di libri, laboratori fitti di provette, corsie di ospedali; e ancora osservatori, parchi nazionali, archivi, siti archeologici. In questi luoghi un caleidoscopio di suonioggettiparole alimenta la quotidianità di chi contribuisce alla costruzione del sapere. Siamo partiti da qui per raccontare il “dietro le quinte” della ricerca

Nella prima tappa di un viaggio, che sarà scandito in tre momenti, abbiamo chiesto a sei docenti di indicarci i suoni caratteristici del loro lavoro scientifico: hanno risposto alla nostra domanda, inviandoci le loro riflessioni scritte, Sergio Canazza, Laura Schettini, Federica Miglietta, Flaviana Gottardo, Katherine Ackerley e Alessandro Dalla Caneva

Dare forma al suono: ricerca, espressione e memoria

Sergio Canazza, informatico e studioso del suono

“Il suono non è soltanto un fenomeno fisico da misurare o veicolo della musica: è un punto d’incontro fra ingegneria, informatica, psicologia della percezione e pratica artistica. Per questo al Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova lo studiamo nella sua struttura (timbro, altezza, intensità, articolazione) per comprenderne i meccanismi e costruire modelli capaci di generare voci, strumenti innovativi e nuovi paesaggi sonori. 

Ma il suono è anche gesto ed espressione: nelle minime variazioni di tempo, dinamica e colore cerchiamo le tracce dell’intenzione dell’interprete e delle emozioni percepite dall’ascoltatore. Ne indaghiamo la dimensione spaziale, ossia il modo in cui l’ambiente, il movimento e la posizione delle sorgenti trasformano l’ascolto. 

Il suono può diventare anche uno strumento di relazione e inclusione, offrendo informazioni, orientamento e sostegno all’apprendimento o alla riabilitazione. E può soprattutto essere memoriarestauro significa incontro tra memoria e suono, rendere nuovamente eseguibile un’opera elettronica significa preservare conoscenze, gesti e scelte creative. Persino quando usiamo l’intelligenza artificiale, il nostro obiettivo resta estendere le possibilità umane di ascoltare, comprendere e creare.

Una sequenza musicale realizzata con intelligenza artificiale

Nuovi suoni cambiano l’idea di Storia 

Laura Schettini, storica dell’età contemporanea

“In principio, e per lungo tempo, i suoni associati al lavoro degli storici di professione sono stati essenzialmente suoni solenni: il frusciare delle pagine, il raschio della penna che corre sulla carta, il silenzio dello studio. Suoni legati, dunque, ai documenti scritti: lettere, dispacci, memorie, trattati, documenti politici e amministrativi, prodotti da chi sapeva scrivere, dava ordini, spostava beni, prendeva decisioni.

È proprio l’ingresso di nuovi suoni nel repertorio della pratica storiografica ad aver segnato, a partire dal secondo dopoguerra, un radicale ripensamento della disciplina. Alle fonti scritte si sono affiancate le voci, i dialetti, le reticenze, persino l’incespicare sulle parole di uomini e donne poco o per nulla istruiti. Voci raccolte nelle campagne, nelle fabbriche, nei manicomi, per raccontare l’esperienza della guerra, del lavoro, dell’immigrazione, delle istituzioni totali e dei movimenti politici, ma anche la vita tra le pareti domestiche.

Queste voci hanno portato con sé parole e sguardi provenienti da un’altra angolazione – un tempo si sarebbe detto ‘dal basso’ – e hanno finito per modificare l’idea stessa che abbiamo di Storia, di ciò che consideriamo degno di essere raccontato e riteniamo importante”. 

icone audio

Schettini cita Nuto Revelli: qui sotto la testimonianza di Lucia Abello raccolta dallo scrittore nel volume “L’anello forte”. L’audio, insieme ad altri, è consultabile sul sito della Fondazione Nuto Revelli, progetto “Uomini e donne della Resistenza”

Da una frase in ambulatorio una nuova domanda di ricerca

Federica Miglietta, oncologa medica

“Sono oncologa medica e ricercatrice: mi occupo di tumore della mammella e studio come le caratteristiche della malattia cambino nel tempo, influenzando le scelte terapeutiche e la risposta ai trattamenti. I suoni tipici del mio lavoro appartengono a mondi solo apparentemente diversi, dato che nel contatto con il paziente sta il cuore della ricerca clinica.

In ambulatorio ci sono le voci dei pazienti e dei familiari, che esprimono aspettative, dubbi o timori; il bussare alla porta, che annuncia l’inizio di una visita; lo squillo del telefono, che porta aggiornamenti e richieste; il fruscio dei fogli, mentre si consultano referti ed esami, e il battito della tastiera, mentre si ricostruisce una storia clinica. E poi ci sono i silenzi: quelli che accompagnano una notizia difficile, una decisione condivisa o l’attesa di un risultato.

Nel lavoro di ricerca ritornano il ticchettio dei tasti, mentre dati e idee prendono forma in analisi e articoli, il vociare delle riunioni in cui nascono nuove idee, il rumore del microfono che si accende prima di una presentazione importante, quando mesi o anni di lavoro stanno per diventare risultati da condividere. Ma c’è anche il silenzio necessario per studiare, analizzare dati e scrivere. A volte basta una frase ascoltata in ambulatorio perché, poco dopo, il ticchettio della tastiera cominci a comporre una nuova domanda di ricerca”.

Il mondo animale, un’orchestra viva

Flaviana Gottardo, studiosa di benessere e comportamento animale

“La vita in stalla è un susseguirsi continuo di suoni: le vocalizzazioni degli animali, le voci del personale, le attrezzature e la gestione quotidiana. È un’orchestra viva, che cambia ritmo e intensità nel corso della giornata. 

Nella mia attività di ricerca studio il benessere e il comportamento animale, osservando come gli individui reagiscono all’ambiente. Le vocalizzazioni possono esprimere attesa, eccitazione, disagio o tranquillità; anche il silenzio è fondamentale, perché segnala momenti di quiete e riposo.

Quando la routine viene interrotta da un elemento insolito o da un rumore improvviso, l’equilibrio sonoro in stalla cambia rapidamente e gli animali modificano il loro comportamento, mostrando allarme o reazioni di fuga.

In questo panorama sonoro, i suini sono protagonisti straordinari: animali sociali, intelligenti e dotati di un sofisticato repertorio vocale. Nello studio del loro benessere, l’ascolto è uno strumento scientifico fondamentale per interpretarne lo stato emotivo. I grugniti bassi e ritmici accompagnano l’esplorazione e la coesione del gruppo; vocalizzazioni acute e variazioni di frequenza rivelano invece stati di allerta, frustrazione o paura. Ogni suono rappresenta una tessera di un complesso mosaico comportamentale ed emotivo”.

Vocalizzazioni di suini di diverse età e in diversi contesti

Varietà di suoni linguistici, diversità di esperienze

Katherine Ackerley, studiosa di lingua e traduzione inglese

“Negli ultimi 15 anni circa, un numero crescente di corsi universitari viene tenuto in inglese, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Insieme alla collega, Fiona Dalziel, sto facendo ricerche nel campo dell’insegnamento in lingua inglese veicolare, analizzando come docenti, studentesse e studenti provenienti da contesti linguistici e culturali diversi insegnano, apprendono e comunicano in quella che, per la maggior parte di loro, è una seconda (o addirittura terza o quarta) lingua. Recentemente, abbiamo condotto interviste e focus group. Abbiamo ascoltato le registrazioni più volte, controllando le trascrizioni per evitare eventuali omissioni o errori. Se rifletto sui suoni della nostra ricerca, sento le voci di persone che utilizzano l’inglese come lingua franca, le cui storie vengono raccontate non solo attraverso le parole, ma anche attraverso la prosodia (ad esempio, ritmo e intonazione). Sento le voci delle studentesse e degli studenti, uomini e donne provenienti da diversi continenti, e le varietà di inglese che parlano, testimonianze della ricca diversità delle esperienze, speranze e aspettative che portano dai loro Paesi alla nostra Università”.  

Tra città storica e nuova architettura

Alessandro Dalla Caneva, architetto 

“Il mio indirizzo di ricerca riguarda il rapporto tra nuova architettura e città storica, indagando la dialettica tra antico e nuovo per la tutela del territorio e l’identità civica. Questo approccio metodologico pone l’accento sulla forma architettonica intesa come elemento determinante per risolvere la complessa relazione con il contesto urbano. Il progetto si pone così come un atto di ricucitura necessaria, capace di interpretare le stratificazioni del passato non come vincoli statici, ma come matrici generatrici di nuove spazialità. 

Nel lavoro quotidiano, questo approccio si confronta con il fruscio delle foglie oltre la soglia della finestra e con la luce che scivola lentamente sui muri dello studio al passare delle ore. È proprio isolandosi dai rumori della strada che emerge il silenzio denso e contemplativo evocato dalle architetture storiche: un silenzio operoso che diventa il termine di paragone ideale per ispirare la ricerca della bellezza e della forma architettonica”.

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