Adriatico, un mare sempre più caldo e fragile. Cinque anni dopo riguardiamo la nostra serie.
Gabbiani in volo sull'alto Mare Adriatico. Foto di Andrea Signori
A metà agosto, la boa dell’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Cnr ha registrato, al largo di Senigallia nelle Marche, una temperatura record di 30 °C in superficie. Nell'Adriatico non succedeva dal 2012. Alla bocca di porto del Lido, a Venezia, la rete mareografica dell'Ispra misura 30,2 °C, secondo quanto riportano diversi media locali. Secondo il LaMMA-CNR, luglio 2026 è il mese più caldo per tutto il mar Mediterraneo dal 1993, dentro una tendenza di fondo di circa 0,7 °C in più ogni dieci anni. L'Adriatico, mare chiuso e poco profondo, si scalda prima e di più e viene definito “nucleo severo”.
Gli effetti sono visibili, gli impatti ormai misurabili. La biodiversità è messa a dura prova lungo tutta la costa. Che peraltro arretra: tra il 2006 e il 2019 l’erosione si misura oltre il 30% in Emilia-Romagna e sopra il 28% in Veneto, secondo i dati Ispra ripresi da Legambiente nel rapporto Spiagge 2026.
Nel 2021 Il Bo Live ha dedicato all'Alto Adriatico una serie in quattro episodi, firmata da Francesca Boccaletto e Massimo Pistore in collaborazione con Carlotta Mazzoldi del Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova e il gruppo della stazione idrobiologica di Chioggia dell'Università di Padova. Laguna e mare, barene e tegnùe, seppie, squali, tursiopi e tartarughe, e soprattutto i pescatori, che vivono i cambiamenti in prima linea.
Cinque anni dopo quei racconti non sono invecchiati: sono diventati una misura di quanto velocemente cambia questo mare. Per questo li riproponiamo. Assieme a qualche altra risorsa selezionata.
L'Adriatico è un mare tutto sommato piccolo che però mette uno di fronte all'altro mondi diversi: Alpi e Balcani, Europa occidentale e orientale, Mediterraneo e Mitteleuropa. Un mare lungo e stretto che si mostra con scorci e spiagge diverse in Italia rispetto alla costa balcanica.
Un mare che, circa 20.000 anni fa, era una delle pianure più vaste d’Europa, come racconta Federica D'Auria oggi su questo stesso giornale, partendo da uno studio archeologico che ha ricostruito il paleopaesaggio di questa zona tra il 9000 e il 4000 a.C.
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Chi ha scritto di Mare Adriatico
Lo storico Egidio Ivetic, docente all'Università di Padova, lo racconta in Storia dell'Adriatico. Un mare e la sua civiltà (il Mulino, 2019) come un personaggio storico, un "Mediterraneo nel Mediterraneo". Ivetic ne ha parlato con Daniele Mont D’Arpizio in un'intervista al nostro giornale nel 2020. Ivetic individua una serie di momenti chiave della storia adriatica: la caduta della Serenissima, il crollo dell'Austria-Ungheria nel 1918, la fine della prima Jugoslavia nel 1941, quella dell'Italia fascista nel 1943, la dissoluzione della seconda Jugoslavia nel 1991. Un mare che unisce e divide, e che ha il suo confine in mezzo.
Punto di partenza per un viaggio nelle acque più o meno tranquille dell’Adriatico è Breviario mediterraneo di Predrag Matvejevic, uno dei grandi intellettuali balcanici del ‘900, che ha scritto un vero e proprio portolano, che ci fa attraversare, navigare, non solo nella storia ma soprattutto nelle storie, tra le persone, tra chi vive e lavora lungo il mare, tra isole, fari, porti, e dunque anche arti, luoghi, lingue, cibi, l’olio, il sale, le corde e i nodi. “Il Mediterraneo non è solo geografia. I suoi confini non sono definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali né nazionali. […] Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa.”
Di mare, non solo Adriatico, ma di tutta la costa italiana, ha raccontato Pier Paolo Pasolini nel suo reportage La lunga strada di sabbia, scritto nel 1959 per la rivista Successo. Pasolini ha viaggiato in auto, una Fiat 1100, da Ventimiglia a Trieste. Il suo racconto del tratto adriatico coglie la riviera nel momento in cui nasce il turismo di massa, tra delusione, stupore, ricordi traditi rispetto ai suoi luoghi di origine e vacanza.
Nel 1997, Claudio Magris pubblica Microcosmi (Garzanti) con cui vince il Premio Strega. Racconti di luoghi circoscritti, paesaggi, ma poi soprattutto esistenze e storie puntuali dei luoghi di confine. I capitoli sulla laguna di Grado e Marano e sull'isola di Cherso raccontano l'Alto Adriatico e la sponda istriana come spazi di stratificazione umana e naturale.
Del 2015 è Il Ciclope (Feltrinelli) di Paolo Rumiz, che passa alcune settimane in un faro su un'isola remota dell'Adriatico. Non sappiamo il nome, il protagonista è il mare raccontato in forma immersiva, attraverso le tempeste, le rotte migratorie degli uccelli e delle persone, i naufragi e i viaggi. Uno sguardo dal mare aperto.
Negli ultimi mesi sono uscite due nuove letture.
Adriatico. Mare dell’intimità del giornalista padovano Francesco Jori, pubblicato nel marzo di quest’anno dall'editore pordenonese Storie, con una prefazione del geografo dell’Università di Padova, Mauro Varotto. Il mare piccino, luogo di scambio, commerci, guerre, ma anche di pace. Pianura liquida, come lo aveva definito lo storico francese Fernand Braudel, viene raccontato attraverso i suoi principali snodi storici.
Il Touring Club Italiano ha dedicato all'Adriatico l'ottavo numero della rivista-libro Mappe, Il mare di mezzo. Definisce l’Adriatico il mare di mezzo, spazio geografico attraverso cui si sperimentano nuovi legami tra i due litorali attraverso condivisione di storia e saperi per ricostruire uno spazio culturale condiviso, “sempre attraversato e negoziato”.
C’è chi scrive e chi fotografa, filma, recita, con sempre il mare al centro
Per chi non le conosce, è sempre un'esperienza unica, quando se ne ha l'occasione, rileggere e rivedere Le baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni, messa in scena per la prima volta nel 1762, dove i protagonisti sono i pescatori di Chioggia e le donne che li aspettano a terra.
Pescatore è anche il co-protagonista di “Io sono Li”, film del 2011 del regista Andrea Segre che racconta la storia di una barista cinese che lavora in un’osteria sul canale di Chioggia e della sua amicizia con un vecchio pescatore, immigrato jugoslavo.
Nel 2021, lo stesso anno della nostra serie, Segre firma Welcome Venice, la storia di due fratelli pescatori dell’isola veneziana della Giudecca che si scontrano davanti a una decisione difficile e controversa nel momento in cui Venezia sta cambiando e le vecchie tradizioni stanno per essere travolte dal cambiamento e dalla spinta immobiliare e turistica che travolgono la città.
Sono sguardi diversi sullo stesso mare.
I nostri video del 2021 partivano da una domanda semplice, cosa possiamo fare per conservare e proteggere il mare Adriatico. Cinque anni dopo la domanda è la stessa, ma il tempo per rispondere è più breve.