CULTURA

Blu, il documentario sui mari italiani. Una lezione poetica tra scienza e mito

"Il mare è il principio degli dei". A pochi minuti dall'inizio già non si contano le parole e le suggestioni che vorresti fermare sulla carta, per non dimenticare. Scienza, poesia e mito convivono in un documentario che racconta i mari italiani: un viaggio geografico, scientifico, storico, mitologico alla scoperta di un universo vitale e al tempo stesso fragile, seguendo il respiro dell'acqua e le tracce che questa continua a lasciare nel paesaggio, nella memoria e nell'immaginario collettivo. 

Prodotto dal National Biodiversity Future Centre in collaborazione con l'Università di Padova, Blu nasce da un'idea di Telmo Pievani, Mariella Rasotto e Denis Brotto, che ne è anche il regista, e verrà presentato il 18 ottobre prossimo al MAXXI, in occasione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Special Screenings. Come un Virgilio contemporaneo, l'attore Marco Baliani riveste qui il ruolo di narratore e accompagna tra le isole e lungo tutta la penisola, seguendo un percorso da Sud a Nord: da Aci Trezza e Siracusa, Ustica e Favignana, da Torre Guaceto all'Asinara, passando per la Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli e per Tavolara, con le sue spiagge lunari, fino alle Cinque Terre e Trieste, luoghi in cui il mare custodisce storie antiche, testimonia profonde trasformazioni e dialoga con la ricerca. Sospesa in una dimensione fatta di "tempi dilatati, luci che mutano e scoperte inattese”, quella a cui assistiamo è una lezione poetica tra scienza e mito. 

L'idea, il progetto

“Il progetto è iniziato diversi anni fa ed è stato un lavoro lungo e difficile", spiega Brotto, regista di Blu e docente di Cinema e cultura visuale all'ateneo di Padova. "Telmo Pievani aveva visto i miei film Logos Zanzotto e La forma della memoria, così mi chiede di pensare a un lavoro sulla biodiversità da sviluppare insieme. In una prima fase mi sono confrontato con lui e con Mariella Rasotto, biologa marina di grandissimo valore, e abbiamo pensato che, per raccontare la biodiversità, fosse opportuno concentrarsi sul mare, soprattutto considerando quello che sta accadendo alle aree marine italiane e del Mediterraneo, al centro di grandi cambiamenti, ma anche perché il mare è da sempre un luogo di segreti, racconti e mitologia”.

“Siamo partiti concentrandoci sulle aree marine protette, che poi nel film tendono a rimanere in sottofondo perché non abbiamo voluto realizzare un lavoro didattico o accademico: in Italia sono una trentina, con una gestione specifica del mare, e sono pensate per prevenire il sovrasfruttamento e favorire naturalmente la biodiversità. Sono i capisaldi di questo viaggio, da Sud a Nord".

Il viaggio

Il documentario non si limita, dunque, alla descrizione delle attività condotte nelle aree protette, ma si offre come immersione profonda nel blu, come indagine attorno alla nostra relazione con il mare, raccontando l’evoluzione di questo rapporto. "Il Sud incarna una fase storica in cui il mare rappresentava l'ignoto: un luogo che, per poter essere affrontato, doveva essere nominato. Lì nascono le tante mitologie marine, quella di Poseidone in primis. Attraverso questi miti l'essere umano ha ricercato un rapporto capace di mitigare la vita sulla terra", il mare doveva proteggerci durante la navigazione, era un elemento con cui mantenere un legame costante ed equilibrato attraverso la preghiera e le invocazioni. 

Una curiosità: “Tra i tanti luoghi, abbiamo girato anche a Favignana, proprio nel periodo in cui Christopher Nolan stava preparando le riprese della sua Odissea - racconta Brotto a Il Bo Live -. Al di là dell'enorme disparità di mezzi, è stato interessante vedere come nello stesso momento ci fosse da parte nostra un interesse per la biodiversità marina e per ciò che questi luoghi hanno rappresentato, mentre dall'altro lato c’era una grande produzione americana venuta a raccontare i miti con le modalità tipiche del loro cinema”. Due mondi diversi, il mare e il mito al centro. 

Risalendo lungo la penisola, questa relazione raggiunge il presente e si trasforma, traducendosi prima in un rapporto funzionale - il mare che nutre con la pesca - “fino ad arrivare, purtroppo, alla disfunzionalità degli ultimi decenni. Il mare che l'essere umano ha pensato di poter dominare, così come ha fatto con il resto della natura, dissacrandolo e tradendo il patto con il mito iniziale, oggi restituisce i danni subiti: l'innalzamento delle temperature, la crisi climatica e la presenza di specie aliene segnano una transizione repentina e complessa, difficile da gestire. Abbiamo cercato di raccontare tutto questo. C'è un momento, verso la fine del film, in cui la narrazione si ferma e quello di Baliani diventa quasi un flusso di coscienza interiore, esaminando i cambiamenti avvenuti e i rischi imminenti”.

Marco Baliani, il narratore 

Il narratore ci accompagna dall'inizio alla fine del viaggio: parte solo, poi incrocia idealmente il cammino di altri esseri umani (pochi, in verità) con attività, storie e sensibilità profondamente legate al mare. Il lavoro di scrittura dei pensieri, nella descrizione dei luoghi attraversati, è raffinato e riesce a mettere insieme più registri: da quello scientifico a quello più intimo e immaginativo che rintraccia il rapporto con il mare attraverso divinità, mostri, echi di naufragi e metamorfosi. 

"Quando gli ho proposto il progetto, Baliani mi ha detto: Mi stai facendo un regalo, tornerò in luoghi che non vedo da trent'anni ma che hanno avuto un grande significato per me, tra cui Ventotene", racconta Brotto. "Alla fine però il regalo l'ha fatto lui a noi: affrontare un mese di riprese sull'Etna e in tutta Italia ha richiesto una grande resistenza fisica. Guardando il suo volto, nel film, si nota la fatica che cresce progressivamente, e questo rende la tappa finale ancora più significativa. Non poteva esserci interprete migliore". 

In generale, per quanto riguarda l'elemento umano, Brotto spiega: "Era previsto fin dall'inizio, ma volevamo evitare un antropocentrismo esasperato. Volevamo che l'essere umano avesse il suo spazio senza sovrastare gli altri esseri viventi o l'ambiente". Nello specifico, a ben guardare, c'è una ricerca di materia e stratificazione: "Ho voluto accostare i segni del tempo sul volto di Baliani ai segni sulle rocce, per mostrare come sia la materia stessa a cambiare, non solo i nostri corpi".

Le isole

"Isola, isolamento". Un focus (molto intenso) è dedicato alle isole-carcere, dove l'elemento umano introduce il tema della dignità e della reclusione: un approfondimento nato in fase di sceneggiatura e cresciuto grazie al confronto tra gli autori. "Ci siamo resi conto che molte isole italiane hanno un passato di clausura e separazione. Paradossalmente, ciò che è stato un luogo di confino per gli esseri umani, spesso per ragioni politiche, si è trasformato in un ambiente protetto dove la biodiversità, la flora e la fauna hanno potuto svilupparsi senza invasioni o un'eccessiva presenza antropica". 

Nelle isole ritroviamo la storia umana nei suoi limiti e nelle sue opportunità, e "il confino diventa riserva e luogo di crescita. Penso a Ventotene e Santo Stefano. L'isola di Santo Stefano ospitava un carcere strutturato", mentre Ventotene, l'isola delle sirene, "era un'isola di confino per gli oppositori del regime fascista: proprio da quella separazione coatta è nato il Manifesto di Ventotene, il primo germoglio di un'Europa unita sviluppato da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi". 

“ Per Debussy l'arte di sapere far suonare assieme una orchestra si apprende ascoltando il rumore delle foglie mosse dal vento oppure ascoltando il mare

La musica

"Per Debussy l'arte di sapere far suonare assieme una orchestra si apprende ascoltando il rumore delle foglie mosse dal vento oppure ascoltando il mare", racconta Baliani. Un pensiero magnifico che introduce una riflessione legata alle musiche, perfettamente integrate nella narrazione: sono elemento vivo che fornisce un accompagnamento emotivo essenziale. L'idea del suono, sia naturale che musicale, è stata centrale fin dall'inizio: è evidente il tentativo, riuscito, degli autori di favorire un dialogo continuo tra paesaggio sonoro e musica con l'obiettivo finale di creare una risonanza, con chi guarda e ascolta. 

"Nel documentario ci sono loop essenziali che riescono a entrare in sintonia con il respiro e il battito cardiaco, creando una profonda pertinenza con i luoghi descritti - racconta il regista -. A questi brani si sono aggiunte alcune canzoni, come Worlds Within Worlds di Hot Chip e Upon My Shoulders dei Brad. Gestire i diritti della musica richiede tempo e risorse, ma per me è una componente fondamentale e irrinunciabile del lavoro. Ci tengo a citare anche Mauro Ermanno Giovanardi, che è stato estremamente generoso permettondoci di utilizzare un suo brano in apertura". 

Riscrivere la geografia, partendo dal mare 

Verso la fine del viaggio Baliani pronuncia una frase potente: dice che è a partire dal mare che dovremmo riscrivere la geografia del mondo. Un pensiero che introduce un'ulteriore riflessione sulle attuali condizioni del pianeta: una fase critica non solo per l'emergenza climatica e il rischio concreto di perdere interi ecosistemi, ma anche per le tensioni geopolitiche. Lo spiega bene Brotto: "Conflitti e devastazioni generano un impatto ambientale enorme. Nel momento in cui Baliani pronuncia quelle parole, al mare viene restituita centralità e il suo diritto di esistere come spazio primario di biodiversità e conservazione delle specie. Se ripartiamo dal mare per definire il mondo, le barriere e i confini terrestri tracciati dall'uomo perdono la loro rigidità. I veri confini li determina il mare".  


BLU, il film documentario

regia di Denis Brotto dell'Università di Padova, selezionato per la Festa del Cinema di Roma nella sezione Special Screening 

con Marco Baliani e la partecipazione di Susie Barrow, Tonino Bertoleoni, Silvia Cao, Guido Galletti, Andrea Mortolesa e Matteo Rigato

Una produzione National Biodiversity Future Centre in co-produzione con Università di Padova e con la produzione esecutiva AViLab 

Nato da un'idea di Telmo Pievani, Mariella Rasotto e Denis Brotto, dal soggetto di Chiara Anzolini, Denis Brotto, Tommaso Brugin, Fabio De Pascale, Federico Massa, Telmo Pievani e Mariella Rasotto.

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